La «specificità toscana» della geotermia spiegata da Arpat e Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente

«La geotermia è riconosciuta come una delle forme di produzione di energia elettrica a minor impatto specifico», ma necessita comunque di controlli continui

[9 maggio 2018]

Il pianeta Terra produce costantemente energia, sotto forma di calore, che dal nucleo del Pianeta si propaga verso la superficie. Un’energia rinnovabile – la geotermia – che diventa accessibile per la produzione di energia elettrica pulita solo in poche aree con adeguata conformazione geologica, dove si possono formare i cosiddetti campi geotermici: è il caso della Toscana, nelle zone del Monte Amiata e delle Colline Metallifere, dove non a caso è stato possibile produrre elettricità da geotermia per la prima volta al mondo, nel 1904.

E ancora oggi il nostro è un territorio all’avanguardia su questo fronte: l’energia termica dei fluidi endogeni (vapore) viene utilizzata per azionare una turbina collegata ad un alternatore e produrre così energia elettrica rinnovabile.

«La geotermia è senza dubbio una specificità della nostra Regione», spiega al proposito l’Agenzia per la protezione regionale della Toscana, che alla coltivazione di quest’energia rinnovabile ha dedicato una nuova pubblicazione. E non solo Arpat: all’interno della prima edizione del Rapporto ambiente redatto dal Sistema nazionale per la protezione dell’Ambiente (Snpa), alla voce “specificità regionali” spicca la voce Il controllo Arpat nelle aree geotermiche toscane.

La coltivazione dell’energia geotermica presente in Toscana rende accessibili importanti vantaggi, evidenti anche solo limitando l’osservazione alla produzione di energia elettrica: complessivamente, da geotermia sono stati prodotti «circa 6.000 GWh (anno 2016), pari a circa il 27,9% del fabbisogno elettrico regionale e al 35,6% della produzione regionale», spiegano da Arpat (i dati Enel riferiti alla stessa annualità riportano 5.871 GWh prodotti, pari al 30,78% del fabbisogno elettrico regionale). E la geotermia non è “solo” l’energia elettrica.

«La geotermia – argomentano da Arpat – è riconosciuta come una delle forme di produzione di energia elettrica a minor impatto ambientale specifico. Inoltre, il ciclo di produzione impiegato offre la possibilità di utilizzare il calore residuo di processo per usi industriali e domestici (es. teleriscaldamento per le abitazioni, riscaldamento di serre, ecc.). Tuttavia, come ogni altra attività antropica, anche la geotermia non è esente da impatti sull’ambiente».

L’unica energia a impatto zero è difatti quella non prodotta e non consumata, mentre per soddisfare i fabbisogni energetici della nostra società è necessario rivolgersi alle fonti più sostenibili – le rinnovabili, come la geotermia –, monitorando e riducendo al minimo le eventuali esternalità negative.

Per questo Arpat, oltre a spiegare il funzionamento di una centrale geotermica, nella sua ultima pubblicazione affronta il tema dei potenziali impatti (impoverimento del serbatoio geotermico; emissioni in atmosfera; disturbi olfattivi legati alla presenza di idrogeno solforato nelle emissioni; fenomeni di subsidenza – sprofondamento – e microsismicità legati all’impoverimento del serbatoio geotermico in alcune aree e alla reiniezione; eventuali impatti sulla risorsa idrica) riassumendo l’attività di monitoraggio e controllo in corso ormai da molti anni.

In particolare, come ricorda il Snpa, «l’impegno di Arpat si esplica attraverso i controlli sulle emissioni in aria e il monitoraggio delle acque superficiali e sotterranee». Un monitoraggio attento e continuo per permettere di coltivare in sicurezza la geotermia, offrendo al contempo quei dati indispensabili per capire dove è necessario e dove possibile migliorare gli impatti sul territorio che rende possibile la coltivazione stessa della risorsa geotermica.