A greenreport la direttrice del consiglio scientifico, Monica Pratesi

La statistica per lo sviluppo equo e sostenibile parla toscano

Inaugurato il nuovo Centro interuniversitario Camilo Dagum: Pisa, Firenze e Siena uniscono le forze

[15 maggio 2015]

Lo sviluppo equo e sostenibile ha bisogno di concretezza per trasformarsi da utopia a proposta reale; in ogni contesto, alla visione ideale deve accompagnarsi la solidità dei numeri. Un vincolo che rappresenta anche un limite importante per quanto riguarda le attuali possibilità italiane: in molti ambiti – si pensi alla contabilità legata al mondo dei rifiuti – le carenze informative sono ancora schiaccianti. A contraltare non mancano però eccellenze a avanguardie nella ricerca e nell’analisi per la sostenibilità, eccellenze che da oggi si arricchiscono di un rilevante valore aggiunto con l’inaugurazione del Centro interuniversitario di ricerca e servizi sulla statistica avanzata per lo sviluppo equo e sostenibile, a Pisa, cui ha presenziato anche Giorgio Alleva il presidente dell’Istat (l’Istituto che non a caso cura il rapporto Bes, dedicato proprio allo sviluppo equo e sostenibile in Italia).

Il Centro – intitolato a Camilo Dagum – fa dell’approccio multidisciplinare uno dei propri punti di forza, ed è il risultato della collaborazione fra il dipartimento di Statistica, informatica e applicazioni dell’università di Firenze, il dipartimento di Economia e management dell’università di Pisa e quello di Economia politica e statistica dell’università di Siena. I tre atenei toscani ospiteranno alternativamente la sede del Centro, che per i primi anni almeno sarà ospitato all’ombra della Torre pendente. Anche la direzione del consiglio scientifico è stata trovata, per la nuova realtà, una figura espressa dall’ateneo pisano: la statistica Monica Pratesi, contattata da greenreport per l’occasione.

«La mission del Centro è quella di promuovere ricerche per sostenere e realizzare uno sviluppo economico ecosostenibile – sottolinea Pratesi – e l’ambizione è quella di produrre ricerche che, visto il solido know-how su tali tematiche già disponibile negli atenei che collaborano al Centro, abbiamo valore di respiro internazionale».

I finanziamenti sui quali potrà fare affidamento il Centro sono e saranno legati ai singoli progetti di ricerca, e al momento una delle eredità più importanti è quella del progetto europeo InGRID (Inclusive Growth Research Infrastructure Diffusion), che vale nel complesso circa 200mila euro: lo scopo è quello di analizzare le condizioni di povertà e vulnerabilità sociale di un territorio in modo da offrire interpretazioni utili per implementare decisioni politiche a livello locale. «Per i primi risultati – ci precisa Pratesi – basterà aspettare il prossimo mese, quando tra il 15 e il 17 giugno verranno presentati alla sede livornese dell’università di Pisa».

Particolarmente fruttuosa per il prossimo futuro si annuncia invece la sinergia con un altro laboratorio di data mining da poco inaugurato a Pisa, SoBigData. Proprio quello dei Big data sembra essere un vettore d’innovazione su cui la Toscana punta molto, e con possibili e interessanti declinazioni locali per quanto riguarda la sostenibilità dello sviluppo. Anche in questo caso però non basta collezionare dati, vanno saputi intrecciare e interpretare. «I Big data – spiega Pratesi, che oltre a dirigere il Centro appena inaugurato fa parte dello staff di SoBigData – tracciano i comportamenti individuali e possono offrire un quadro molto fedele di come si muove la popolazione locale, ma rimangono legati all’evento e non all’unità. Ovvero, registrano acquisti, movimenti e preferenze, ma non li legano a un’identità precisa come invece fa la statistica ufficiale. Per misurare a un livello soddisfacente la qualità di vita, è necessario integrare questi due aspetti, mostrando la correlazione tra eventi e unità». Sarà uno degli obiettivi del Centro, con focus sia sulle condizioni di povertà economica che sugli impatti ambientali. Per quanto proviamo a dividerlo il mondo rimane sempre tutto attaccato, e chi studia la sostenibilità non può che tenerne conto.