La Toscana alla soglia dei 100 milioni di turisti in un anno: un flusso da governare

Ciuoffo: «Non possiamo rimanere spettatori della futura domanda turistica né possiamo permetterci di lasciare indietro realtà di grande valore che, pur non essendo le città d'arte, devono diventare protagoniste di viaggi di qualità»

[15 maggio 2018]

A fronte di una popolazione residente che supera di poco i 3,7 milioni di abitanti, la Toscana ha attirato l’anno scorso – da tutta Italia e dal mondo intero – poco meno di 100 milioni di turisti. Secondo i dati presentati a Firenze in Consiglio regionale da Irpet e dalla società Sl&a turismo e territorio, il 2017 ha infatti registrato un nuovo record assoluto di presenze: 46,3 milioni in strutture ufficiali, a cui aggiungerne circa 48 stimate da Irpet in alloggi non ufficiali trainate dal vero e proprio boom di presenze in case e appartamenti di privati prenotabili on line, e ulteriori 3,9 milioni in strutture ricettive inadempienti l’obbligo di comunicazione delle presenze.

«Nel triennio 2015-2017 – aggiungono dalla Regione – i settori caratteristici del turismo hanno creato in Toscana circa 15 mila posizioni lavorative in più con contratti standard di lavoro e oltre 23 mila dal 2009. Il turismo si conferma dunque un importante attrattore di risorse per l’economia regionale ed un ammortizzatore della crisi occupazionale».

E per il 2018 gli operatori toscani di settore intervistati prevedono quasi 2 milioni di presenze turistiche in più: secondo l’indagine condotta da Sl&a turismo e territorio per conto di Toscana promozione turistica, la crescita prudenziale si attesta infatti attorno al +4% negli arrivi (+3.3% per i turisti italiani e +4.4% per gli stranieri), con un aumento di fatturato del 3.4%.

Per quanto riguarda la crescita delle presenze attribuibile agli stranieri, tre in particolare emergono come fattori da evidenziare: il dinamismo dei paesi extraeuropei, la frenata delle presenze dai mercati maturi dell’Europa occidentale e la crescita delle presenze dagli Stati Uniti. Come avviene ormai da alcuni anni la componente extraeuropea è quella più dinamica in termini di crescita e rappresentata in particolare da Russia (+40.2%), Argentina (+18.9%), Brasile (+19.9%) e Cina (+13.8%); nazionalità che costituiscono il 10% delle presenze ma che in dieci anni hanno determinato circa il 60% della crescita complessiva straniera, a favore soprattutto delle città d’arte e delle strutture ricettive alberghiere di fascia più elevata.

L’aumento considerevole delle presenze statunitensi e canadesi (+8.5%) ha contributo inoltre al buon risultato di Firenze e delle destinazioni rurali più sviluppate della Toscana, in particolare a sud di Siena e nella provincia di Arezzo. Diminuiscono invece le presenze dalla Francia (-4%), dalla Germania e Austria (-1.2%), dai Paesi Bassi e Belgio (-0.5%), con dei riflessi negativi in particolare per alcune destinazioni balneari come la Versilia e alcune mete del turismo rurale come l’Empolese Val d’Elsa e Montalbano, Garfagnana e Media Valle del Serchio, Valdarno Aretino, Amiata e Valdinievole. Firenze e territorio circostante si impongono come il territorio di maggior attrattiva turistica: nel 2017 +5,7% di presenze. Ottime anche le performance delle province di Siena (+5.8%), Arezzo (+6,7%) e Livorno,(+6,1%). Crescita superiore alla media regionale, dopo anni di regressi, anche in provincia di Pistoia (+4,1%) trainata dalla città di Pistoia e dalla montagna (+9.1%). Analogo trend anche per la provincia di Massa Carrara (+6,7%), mentre quella di Grosseto mantiene i valori del 2007 (+0.9% le presenze). Calo invece per Pisa (-0,7%) e Lucca (-3,7%) dopo un ottimo 2016 (+7.7%).Crescita infine anche per Prato con un buon +3,4%.

Numeri certamente positivi, che necessitano però di essere governati. Lungi dall’essere un’attività a “impatto zero”, il turismo presenta esternalità negative sia dal punto di vista sociale sia da quello ambientale. A livello globale, ad esempio, secondo le stime più recenti il turismo risulta responsabile di circa il 10% delle emissioni di gas serra (arrivando al 30 e anche all’80% in Paesi come Maldive, Mauritius, Cipro e Seychelles); sappiamo inoltre, come spiega l’Università di Pisa, che la crescita del turismo incide «significativamente» sui costi della raccolta dei rifiuti solidi urbani; dal punto di vista sociale, infine, in Toscana e a Firenze in particolare si stanno già acuendo le difficoltà dei cittadini residenti nel convivere con una massa di turisti mordi e fuggi in continuo crescendo.

È dunque urgente la ricerca di un equilibrio tra costi e benefici del turismo. Anche all’interno delle nostra Regione sono ormai molti gli indizi che suggeriscono come un turismo più diversificato e lento, più sostenibile, possa funzionare meglio e offrire occasioni di sviluppo per una fetta più ampia di territorio, decongestionando al contempo le aree già in affanno, come quelle delle principali città d’arte. Un esempio arriva dal prodotto turistico omogeneo della Via Francigena, o dal turismo geotermico che proprio nel corso dell’ultimo anno si è mantenuto su cifre record portando in Toscana oltre 60mila turisti.

«Non possiamo rimanere spettatori della futura domanda turistica – commenta al proposito l’assessore regionale Stefano Ciuoffo – né possiamo permetterci di lasciare indietro realtà di grande valore che, pur non essendo le città d’arte, devono diventare protagoniste di viaggi di qualità. È necessario dunque quel passo in più fatto di comportamenti mirati, specifici e ponderati che possano farci mettere in atto politiche sufficientemente efficaci per intercettare le domande specifiche. Siamo la Toscana dei grandi centri d’arte ma siamo anche la Toscana che deve imparare sempre di più a mettere in relazione i territori e sollecitare percorsi di qualità, coinvolgendo i turisti in quegli ambiti oggetto di una valorizzazione mirata. Le azioni da mettere a regime sono tante, il lavoro impegnativo, ma i risultati esposti stamani ci danno la spinta e ci dicono che siamo sulla strada giusta».

L. A.