La Toscana ha varato un Piano regionale per la lotta alla povertà da 120 milioni di euro

Saccardi: «Vogliamo dare una risposta strutturale e articolata al problema, sotto tutti i suoi aspetti»

[18 settembre 2018]

Dieci anni di crisi hanno lasciato una Toscana ferita sotto molti aspetti, in primis quello della povertà che in questi anni è cresciuta in modo impressionante, e non solo dal punto di vista puramente quantitativo; secondo i dati raccolti dall’Osservatorio sociale regionale è anche mutata nelle forme e nelle modalità nelle quali si è sviluppata nel corso del tempo, travolgendo persone che si trovavano fino a poco tempo prima in condizioni di sicurezza, e divenendo di fatto un fenomeno sempre più difficile da contrastare. Per provarci con rinnovato vigore la Toscana ha varato oggi il Piano regionale per la lotta alla povertà, che prevede un programma triennale (2018-2020) e mette a disposizione oltre 120 milioni di euro – tra risorse statali e regionali – con l’obiettivo di promuovere un sistema regionale integrato finalizzato all’inclusione sociale.

«In Toscana, come nel resto d’Italia e in gran parte del mondo la crisi economica ha colpito molte persone e molte famiglie, riducendo parecchio il loro potere d’acquisto – ha ricordato l’assessore al Welfare Stefania Saccardi, presentando il Piano – E anche se i dati toscani sono migliori di quelli di altre regioni e della media nazionale, e nell’ultimo triennio si intravedono segni di miglioramento, i numeri ci parlano di una situazione peggiore rispetto agli anni precedenti la crisi».

Più nel dettaglio, mentre nel 2008 erano 31.750 le famiglie toscane (65.663 persone) in povertà assoluta, oggi questa realtà riguarda riguarda 53.000 famiglie (119.000 persone); quasi il doppio. E se è vero che in Toscana si registra comunque un andamento migliore rispetto ad altre regioni, a questi numeri vanno aggiunti quelli relativi alla povertà relativa (che colpisce il 5,9% di tutte le famiglie toscane, contro una media nazionale del 12,3%) e quelli che riguardano le persone che vivono in famiglie in condizione di deprivazione (ossia che dichiarano almeno tre di nove deprivazioni legate a spese impreviste, arretrati nei pagamenti, ferie annuali, pasti adeguati, riscaldamento abitazione, beni durevoli): oggi in Toscana sono 261.000, ossia il 7% circa della popolazione. Un dato anche in questo caso inferiore a quello italiano (12%) e in linea con quello europeo (7,5%), ma comunque quasi raddoppiato rispetto al periodo pre-crisi. «Con il Piano varato ora – argomenta Saccardi – vogliamo dare una risposta strutturale e articolata al problema, sotto tutti i suoi aspetti, dall’inclusione socio-lavorativa delle persone svantaggiate, alle politiche del lavoro, a quelle abitative, a quelle scolastiche».

Da questo punto di vista, l’assessore all’Istruzione Cristina Grieco ha specificato alcune misure di contrasto alla povertà che riguardano la scuola: «L’investimento più importante è quello sui progetti educativi zonali. Sui nidi 11 milioni e 8 milioni per la parte scolare. E’ un pacchetto rivolto al contemperamento della vita familiare con quella lavorativa, e anche a sostenere i Comuni nella gestione dei nidi». Ma il Piano regionale rappresenta anche l’atto di indirizzo delle azioni e dei servizi necessari per l’attuazione del Reddito di inclusione (Rei) – ovvero la prima misura unica nazionale di contrasto alla povertà –, che si compone di due parti: un contributo economico mensile, erogato attraverso una Carta di pagamento elettronica (Carta Rei), e un progetto personalizzato di attivazione e di inclusione sociale e lavorativa, volto al superamento della condizione di povertà.

Si tratta di uno strumento che necessita sia di importanti progressi sull’implementazione di quanto già c’è, sia di maggiori risorse a livello nazionale. In Toscana infatti il numero di possibili beneficiari del Rei potrebbe attestarsi intorno a 50.000 famiglie, corrispondente a circa 143.000 persone, mentre al 30 giugno 2018 hanno beneficiato delle misure Sia (Sostegno all’inclusione attiva) e Rei appena 7.530 nuclei familiari (altri 2.020 nuclei familiari hanno però fatto domanda dal 1 luglio al 31 agosto). Per quanto riguarda invece le risorse economiche destinate al Rei, è l’Alleanza contro la povertà ad aver ricordato all’attuale governo (a giugno) che mancano almeno 4,3 miliardi di euro/anno per far sì che la misura possa contrastare efficacemente almeno la forma di povertà più acuta, quella assoluta. Le risorse però non sono ancora pervenute.