Il dicastero, una novità assoluta in Grecia, va a un matematico

Con Lafazanis il governo Tsipras mette insieme Ricostruzione industriale e Ambiente

Il primo annuncio del ministro cancella la privatizzazione della rete elettrica (in corsa anche l’italiana Terna)

[28 gennaio 2015]

Nell’infornata di ministri che è seguita all’elezione di Tsipras come premier della Grecia, per il primo governo a marchio Syriza, il nome di Panagiotis Lafazanis non è di quelli che più hanno brillato. Poche ore sono bastate però a portarla alla ribalta della cronaca. È lui che – riporta la Reuters – stamattina ha annunciato uno dei primi atti del nuovo esecutivo: il governo bloccherà la privatizzazione della più grande compagnia elettrica della Grecia, la Ppc (Public power corporation of Greece).

Un annuncio che guarda molto da vicino anche i progetti dell’italiana Terna, che aveva più volte manifestato interesse a partecipare alla gara per aggiudicarsi il 66% degli 11mila chilometri della rete elettrica greca. Niente di male in un progetto del genere, non fosse che l’annunciata privatizzazione non fosse portata avanti per giungere a una migliore efficienza del servizio (di natura essenziale per la cittadinanza, com’è ovvio), quanto per soddisfare uno dei tanti diktat al Paese ellenico da parte della Troika. Le prime mosse del governo Tsipras arrivano anche a smentire le provinciali interpretazione italiane (da destra e da sinistra) circa una riedizione di una sorta di “Patto del Nazareno” o delle (ex) grandi intese in salsa greca: da noi alle privatizzazioni si punta – magari solo a parole –, in Grecia si inizia a dire no.

Le parole di Lafazanis non potevano essere più chiare nell’annunciare che il vento ormai soffia in un’altra direzione. Ma non è questa l’unica notizia positiva che il neoministro porta con sé. Panagiotis Lafazanis è il primo nella storia della Grecia a occupare il dicastero della Ricostruzione produttiva, dell’ambiente e dell’energia. Un ministero che fino a ieri non esisteva: al suo posto c’era quello dell’Ambiente, dell’energia e dei cambiamenti climatici (e prima ancora esisteva il ministero dell’Ambiente, della pianificazione territoriale e dei lavori pubblici). Da parte sua, Lafazanis si annuncia come un ministro concreto. Classe ’51, matematico di formazione e appartenente all’area più marcatamente di sinistra del partito, sa già che vuol dire aver a che fare con la politica essendo stato eletto per la prima volta come parlamentare nel 2000.

Ci auguriamo possa essere una modifica di sostanza, oltre che di nomi. Riunire in un unico ministero le competenze per gestire la politica industriale, quella energetica e quella ambientale denota una sensibilità per la sostenibilità che altrove è ancora merce rara. Come in Italia, ad esempio, dove l’idea di realizzare un ministero dello Sviluppo sostenibile ogni tanto ritorna in auge (l’ultima volta grazie a Bersani), solo per ricadere ogni volta nel dimenticatoio insieme all’ambizione di realizzare una politica industriale che faccia della gestione efficiente ed efficace delle risorse naturali il proprio principio guida.