Riceviamo e volentieri pubblichiamo

L’Agricoltura non è solo Pil

[20 maggio 2014]

Condivido il commento soddisfatto del ministro Martina ai dati pubblicati dal Censis che certificano come l’ agricoltura sia l’unico settore produttivo a registrare un incremento congiunturale del valore aggiunto, contribuendo così a contenere l’ulteriore calo del Pil nazionale registrato nel primo trimestre 2014. Si tratta di una conferma degli andamenti di questi ultimi anni.

E’ sicuramente un fatto positivo che la politica nazionale ed il governo si accorgano che l’agricoltura rappresenta un “asset strategico del paese per poter pensare a sviluppo e occupazione”. Si tratta –forse- del superamento di un pregiudizio che voleva vedere il settore come marginale e superato. D’altronde, basta saper leggere i dati e ragionare per comprendere come l’agricoltura sia in grado non solo di resistere alla crisi ma anche di creare opportunità lavorative, oltre a curare i territori, la coesione sociale e la salute pubblica (un certo tipo di agricoltura!). E’ sufficiente ricordare che l’aumento della popolazione mondiale, i cambiamenti climatici ed i processi di accelerazione delle desertificazioni di intere regioni del pianeta, la sempre più diffusa scarsità di acqua potabile, lo scellerato consumo di suolo, non fanno che rendere sempre più urgente il preoccuparci del tema della produzione agricola, della produzione del cibo!

Questo quadro mi fa però ritenere gli orientamenti del ministro non del tutto sufficienti e viziati dalle visioni di stampo “industriale” che hanno caratterizzato le politiche agricole degli ultimi cinquant’anni; costruendo le basi politico-culturali proprio di quel drammatico pregiudizio.

Infatti, se trovo giusto preoccuparci e sostenere gli sforzi del sistema agroalimentare italiano ed il suo potenziale in termini di valore aggiunto anche puntando sull’export, è di fondamentale importanza guidare il settore verso un “cambio di modello”. Scegliendo di privilegiare le agricolture dei territori. Smettendola di finanziare con le risorse della Pac (politica agricola comune) gli speculatori della terra e produttori di mezzi meccanici e agenti chimici.

Diamo i soldi della Pac a chi fa agricoltura biologica e biodinamica, a chi si cimenta nella riconversione in tal senso, ricreando fertilità dei suoli e difendendo la biodiversità. Diamoli a chi salvaguarda saperi tradizionali, a chi garantisce la manutenzione dei territori, a chi contribuisce a risparmiare acqua ed a depurare quella utilizzata, ai giovani di cui il settore ha estremo bisogno (ma a quelli che fanno davvero gli agricoltori, non ai “figli di”), anche per facilitarne l’accesso alla terra. Diamo i soldi della Pac a chi ricostruisce o difende i sistemi alimentari. Smettiamo di darli a chi coltiva il mais per fare il biogas, a chi costruisce stalle da lasciar vuote, a chi abusando della chimica di sintesi uccide le api, sterilizza il suolo, avvelena le falde idriche.

C’è bisogno che con i soldi pubblici della Pac si finanzi la produzione di cibo buono, pulito e giusto per tutti! Non di sostenere speculatori, grande distribuzione, “fighetti” del made in Italy che fanno affari sulle spalle dei contadini.

C’è bisogno, anche e soprattutto in questo settore, di una chiara scelta alternativa. A quel punto, i dati sul valore aggiunto avranno anche un risvolto etico, sociale ed ambientale importante.

di Giacomo Sanavio, Assessore allo sviluppo rurale della Provincia di Pisa