L’agroindustria può cambiare paradigma e diventare sostenibile?

[26 settembre 2013]

Qualche giorno fa Syngenta, una delle principali aziende dell’agroindustria mondiale, ha lanciato contemporaneamente a Brasilia, Bruxelles, Giacarta, Washington e Zurigo “The Good Growth Plan – Gli impegni concreti per il futuro dell’agricoltura”.

Il Piano previsto da Syngenta si articola in 6 obiettivi principali: aumentare del 20% la produttività media delle maggiori colture a livello mondiale, senza ricorrere ad un maggior uso, rispetto a quello attuale calcolato in termini quantitativi, del suolo, dell’acqua e di altri mezzi tecnici di produzione come fitofarmaci e fertilizzanti, ma incrementando l’efficienza; aiutare più imprese agricole a restare in attività,  incrementando la fertilità di 10 milioni di ettari evitando il rischio di degradazione dei suoli; incrementare la biodiversità su 5 milioni di ettari di imprese agricole; rafforzare la produttività delle piccole imprese agricole che nel mondo sono circa 20 milioni, consento loro di aumentare la loro produttività del 50%; aiutare i lavoratori agricoli ad avere migliori di condizioni di vita soprattutto nei paesi in via di sviluppo dove le norme di sicurezza nei luoghi di lavoro non vengono spesso rispettate. Questo obiettivo interessa circa 20 milioni di occupati in agricoltura; prendersi cura di ogni lavoratore agricolo perché siano rispettate le norme etiche in materia di lavoro.

L’iniziativa di Syngenta, è stata apprezzata da Coldiretti che ha condiviso anche le modalità con le quali si intende garantire  l’autosufficienza alimentare ad una popolazione che nel 2050 raggiungerà i 9 miliardi di persone e allo stesso tempo tutelare l’ambiente e le sue risorse attraverso pratiche agronomiche a basso impatto ambientale nell’ambito delle quali l’impiego della chimica si sposa con la lotta biologica.

«L’agricoltura europea ed in particolare quella italiana è improntata da diversi anni grazie alla Politica agricola comunitaria, ad un modello di sviluppo sostenibile grazie alle misure agroambientali previste dai Piani di Sviluppo Rurale e ad un uso della chimica a basso impatto ambientale», ha dichiarato Coldiretti. «Il Piano di Syngenta non può che contribuire a migliorare questo processo virtuoso, ma occorre essere consapevoli che al momento il mercato non riconosce un “premium price” agli imprenditori agricoli che si impegnano a produrre con tecniche a basso impatto ambientale e, quindi, i maggiori costi di produzione che essi devono affrontare devono essere compensati in termini di reddito o  tramite gli aiuti previsti dai Piani di Sviluppo Rurale, che a questo punto dovrebbero  supportare le misure previste dal The good growth plan o comunque pensare a riorganizzare la filiera agroalimentare in modo che il valore aggiunto derivante dal fatto che l’agricoltore si impegna oltre che a produrre un alimento, a fornire un servizio ambientale alla collettività, sia adeguatamente riconosciuto dal mercato e dai consumatori».

Uno dei punti fondamentali del piano riguarda la biodiversità. Rispetto a 380.000 specie di piante, nel mondo, se ne coltivano circa 150. Tra queste 30 rappresentano più dell’85% della produzione globale. Il Piano di Syngenta prevede specifiche misure agronomiche per aiutare le imprese agricole a mantenere la biodiversità delle colture. Inoltre il piano prevede anche l’adozione di alcune azioni atte a garantire un uso efficiente delle risorse idriche. Tali misure si basano su un approccio integrato tramite l’impiego di sementi resistenti alla siccità, protocolli di tutela delle colture, pratiche di gestione delle acque per aiutare gli agricoltori a massimizzare la produzione con il minimo impiego quantitativo di acqua.

Il fatto che una grande azienda dell’agroindustria dichiari apertamente che il futuro del settore è strettamente legato alla sua sostenibilità, è di per sé un passo in avanti.  E il fatto che i risultati ed i progressi in merito al raggiungimento degli obiettivi del Piano siano pubblicati sul sito www.goodgrowthplan.com permette di verificare che non si tratti di un’azione di greenwashing. La stessa azienda inoltre vista la complessità degli obiettivi che si prefigge il Piano di crescita in agricoltura, è aperta a  lavorare insieme alle Organizzazioni di rappresentanza degli agricoltori, ai Governi, alle Organizzazioni Non Governative e a qualsiasi altro soggetto che sia interessato a promuovere tale modello di sviluppo sostenibile.