Costello: «Tecnologia e risorse ci sarebbero, manca la volontà politica»

Lancet: con cambiamenti climatici salute umana indietro di 50 anni

La lotta al riscaldamento globale è la migliore possibilità che abbiamo per migliorare

[24 giugno 2015]

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Combattere i cambiamenti climatici rappresenta la migliore opportunità per migliorare la salute dell’uomo nel XXI secolo, a livello globale. Al contempo, lasciare che il riscaldamento globale avanzi cancellerebbe tutti i guadagni in termini di salute faticosamente conquistati da progressi medici, sociali ed economici nell’arco degli ultimi 50 anni. È questo l’imbarazzante trade-off delineato dalla Climate health commission messa in piedi da Lancet, una delle più autorevoli riviste mediche al mondo.

Il corposo documento stilato dalla Commissione, frutto di un approccio multidisciplinare e internazionale (in particolar modo con apporti europei, tra cui quello italiano con Paolo Agnolucci, e cinesi), ha il grande merito di riportare al centro del dibattito il protagonista giusto: se non si riuscirà a portare la questione ambientale al centro dell’azione politica globale, il prossimo panda da salvare saremo noi.

Da tempo ormai la comunità medica globale tenta di far passare questo potente messaggio. Lancet non è nuova ad approfondimenti come quello appena diffuso, e lo stesso vale per altre punte di diamante nella comunicazione scientifica come il British medical journal, che ha chiesto all’Oms di dichiarare i cambiamenti climatici un’emergenza sanitaria globale.

Proprio l’Organizzazione mondiale della sanità ha recentemente dichiarato come siano attribuibili all’inquinamento atmosferico più di 8 milioni di morti ogni anno. La logica conseguenza, anche da un punto di vista medico, non è ovviamente quella di demonizzare l’impatto ambientale, quanto quella di promuovere le possibili alternative.

I rischi potenzialmente catastrofici per la salute umana derivanti dai cambiamenti climatici, affermano i membri della commissione Lancet, sono stati sottovalutati, mentre le tecnologie e le risorse per affrontare il problema potrebbero già essere rese disponibili: «È la volontà politica di attuarle che manca».

«Il cambiamento climatico ha il potenziale per invertire i guadagni in termini di salute dati dai progressi economici che sono stati compiuti negli ultimi decenni – spiega il copresidente della Commissione  Anthony Costello, direttore dello University College di Londra (Ucl) – e non solo a causa degli effetti diretti dovuti a un clima più instabile, ma anche in modi indiretti come attraverso l’aumento delle migrazioni e la ridotta stabilità sociale. Tuttavia, la nostra analisi mostra chiaramente come, affrontando i cambiamenti climatici, sia possibile trarre benefici per la salute. In effetti, la lotta contro i cambiamenti climatici rappresenta una delle più grandi opportunità a beneficio della salute umana per le generazioni future».

Il rapporto curato da Lancet mostra come l’impatto sulla salute dei cambiamenti climatici derivi in particolar modo dalla frequenza e intensità degli eventi meteorologici estremi (con il relativo carico di vittime), come ondate di calore, inondazioni, siccità e tempeste. Gli impatti indiretti sono invece molteplici, e vanno dall’aumento delle malattie infettive all’inquinamento atmosferico, dall’insicurezza alimentare ai conflitti armati.

Ci piaccia o meno, il mondo di cui facciamo parte è tutto attaccato: agire per migliorare la salute del pianeta aiuterà anche la nostra, e viceversa. Rendere più sostenibile la nostra dieta alimentare, come anche ridurre l’immissione di inquinanti in atmosfera riducendo i consumi e applicando tecnologie più pulite, sono due classici esempi.

L’importante è avere ben in mente il quadro delle azioni e delle loro conseguenze. Se l’88% della popolazione umana ancora oggi respira aria che non soddisfa i criteri di salubrità stilati dall’Onu, con rischi per la salute dovuti all’inquinamento atmosferico comparabili con quelli dati dal consumo di tabacco, la colpa è anche dell’inazione politica. Sui pacchetti di sigarette oggi è scritto che il fumo uccide, mentre i 5,3 mila miliardi di sussidi diretti e indiretti volti ogni anno (come da stima FMI) al consumo di combustibili fossili non sono certo sbandierati ai quattro venti. D’altronde, anche a molti dei cittadini rappresentati da politici a ogni livello non sembra ancora importare molto della cosa. Dopotutto, l’importante è la salute.

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  • The Lancet Climate Commission