Da quest’energia rinnovabile 1/3 del fabbisogno elettrico toscano e 1.700 posti di lavoro

Larderello, la capitale della geotermia mondiale all’attenzione dell’Europa

La visita dell’eurodeputata Simona Bonafè è stata l’occasione per fare il punto sulla situazione geotermica in Ue, in Italia e in Toscana. Con uno sguardo al futuro

[12 gennaio 2018]

«La geotermia non è solo una fonte di energia rinnovabile, ma per questi territori – ha dichiarato l’eurodeputata Simona Bonafè in visita a Larderello, storica capitale della geotermia mondiale – è una leva fondamentale dello sviluppo economico e noi abbiamo il dovere di far sì che sia sempre più una ‘risorsa’, anche grazie all’utilizzo delle tecnologie evolute e puntando sulla sostenibilità ambientale e paesaggistica».

Membro della commissione Ambiente e di quella Industria al Parlamento Ue, alla vigilia del proprio ritorno a Bruxelles dove si discuterà nei prossimi giorni sulla nuova normativa che punta ad aumentare la quota di energia da fonti rinnovabili prodotte in Europa, Simona Bonafè si è recata a Larderello per sentire la “voce” dei territori geotermici relativamente alla questione geotermica, attraverso un tavolo tecnico.

All’incontro hanno partecipato – oltre all’assessore regionale all’Ambiente Federica Fratoni – una rappresentanza dei vertici di Enel green power, di CoSviG (il Consorzio per lo sviluppo delle aree geotermiche), e una nutrita delegazione di sindaci dei territori geotermici.

Al Direttore Generale di CoSviG, Sergio Chiacchella, il compito di presentare all’eurodeputata lo stato dell’arte  della geotermia in Toscana ed il possibile sviluppo dal punto di vista dei territori.

«La produzione di quasi 6 Twh l’anno, assicura il soddisfacimento di circa 1/3 del fabbisogno elettrico regionale assicurando occupazione per circa 1.700 posti di lavoro (tra diretto e indotto)», ha spiegato il direttore generale di CoSviG Sergio Chiacchella, presentando lo stato dell’arte  della geotermia in Toscana e il possibile sviluppo dal punto di vista dei territori. «Inoltre – ha continuato – l’uso diretto della frazione calore dei fluidi endogeni, consente la fornitura di energia termica a prezzi estremamente competitivi sia per teleriscaldamenti abitativi (sono oltre 10mila gli utenti residenziali allacciati) che per attività produttive (30 ettari di serre e una importante filiera agricola, casearia e gastronomica). Per non menzionare il comparto turistico che, in questi territori, ha nella geotermia una delle principali attrattive e che assomma a oltre 60mila presenze annue».

A prescindere dall’importanza a livello nazionale e regionale, la geotermia rappresenta dunque un volano per lo sviluppo del territori, oltre che un esempio di sostenibilità, tutela e valorizzazione  ambientale. A Massimo Montemaggi (responsabile Geotermia di Egp) il compito invece di tracciare un quadro di più ampio respiro: «La geotermia, nel mondo, non è dovunque. È usata in circa 30 paesi a livello mondiale. A livello di Ue l’Italia è tuttavia – con il 92% sul totale – il Paese con la maggior produzione geotermoelettrica». Tutto però può e deve migliorare.

Montemaggi ha dunque illustrato ai presenti le attuali misure messe in campo da Enel green power per rispondere alle sempre crescenti preoccupazioni in termini di sostenibilità ambientale e per ridurre al minimo le eventuali criticità e impatti ambientali in territori considerati “di pregio” come quelli geotermici toscani.

Un’esigenza di rassicurazione resasi necessaria alla luce delle ultime iniziative prese proprio in sede di Europarlamento dove, solo qualche settimana fa, è stata presentata una proposta – poi respinta – per escludere la geotermia dalle fonti rinnovabili sulla base di un “conteggio” delle emissioni di CO2 degli impianti di produzione elettrica.

Riguardo alla querelle ricorrente sulla dubbia rinnovabilità di questa fonte energetica, Montemaggi ha voluto essere chiaro: «I campi geotermici toscani si coltivano da oltre due secoli. Un utilizzo in continua crescita, e non c’è alcun dubbio che queste risorse siano rinnovabili». Anche la delegazione dei sindaci ha manifestato all’europarlamentare la propria preoccupazione per il crescente accanimento: «L’esclusione della geotermia dal novero delle fonti rinnovabili avrebbe delle conseguenze disastrose, non solo dal punto di vista ambientale, ma anche dal punto di vista economico e pratico, sopratutto per i nostri territori – hanno sottolineato – Sarebbe un durissimo colpo per i nostri territori e comporterebbe gravi limitazioni al settore geotermico in Toscana e alla sopravvivenza stessa di un intero sistema economico, sia diretto che indotto».

E proprio per esplicitare queste considerazioni nelle sedi più opportune, i sindaci si sono resi disponibili ad un confronto diretto su questi temi a Strasburgo o a Bruxelles, tramite l’interessamento della stessa Bonafè, che si è impegnata a creare un filo diretto con i territori geotermici, ma anche dell’assessore Fratoni, che ha rimarcato come la Regione Toscana creda molto nella geotermia e la consideri strategica.