Il lavoro al tempo del Jobs Act, spiegato dall’Istat: «I ¾ dei nuovi dipendenti sono a termine»

[12 settembre 2017]

Se i dati sull’economia italiana lasciano ormai intravedere un barlume di speranza dopo anni di pesantissima crisi – con gli ultimi dati Istat sulla produzione industriale a segnare un +4,4% su base annua – lo stesso non si può (ancora?) dire per quelli sul lavoro. Grattata via la patina di propaganda che li ricopre non appena l’Istituto nazionale di statistica ne appronta la diffusione, i dati sull’occupazione si mostrano infatti tutt’altro che rosei.

È vero che anche nel II trimestre del 2017 sono tornati a crescere gli occupati e a diminuire i disoccupati, ma in che modo? Nello stesso cui ci hanno abituato i mesi precedenti. «Tra il secondo trimestre del 2017 e lo stesso periodo dell’anno precedente si stima una crescita di 153 mila occupati (+0,7%) che riguarda soltanto i dipendenti (+356 mila, +2,1%), oltre tre quarti dei quali a termine, a fronte della rilevante diminuzione degli indipendenti (-3,6%)», spiega l’Istat. In altre parole, quelle del direttore della Fondazione Adapt Francesco Seghezzi, nell’ultimo anno «su 356mila occupati dipendenti in più 178mila sono a termine a tempo pieno, 100mila a termine part-time»

Come risultato finale, le tabelle Istat mostrano che nel II trimestre del 2017 il 38,3% della popolazione residente (23,089 milioni di persone) è occupata, ma a contare è anche la qualità di questa occupazione, come ha spiegato bene l’ex presidente Istat Enrico Giovannini a Coffee break: «È vero che in termini di occupati siamo tornati più o meno al livello del 2008, ma in termini di unità di lavoro – se 2 persone lavorano a metà tempo, fanno 1 unità di lavoro ma 2 occupati – siamo ancora 1 milione sotto il 2008. È un’occupazione diversa, tant’è vero che il Pil è ancora del 6,5% inferiore al periodo pre-crisi».