Il lavoro del Jobs act: aumentano giovani disoccupati e voucher, “stipendi” da 18€ al mese

Pubblicata la prima relazione trimestrale congiunta da Istat, ministero del Lavoro, Inps e Inail

[28 dicembre 2016]

Dopo oltre un anno di dati confusi e contrastanti sull’andamento del lavoro in Italia arriva oggi la prima nota trimestrale congiunta sulle tendenze dell’occupazione, pubblicata in contemporanea da Istat, ministero del Lavoro, Inps e Inail. La chiarezza nella presentazione dei dati aumenta, ma c’è poco altro di cui rallegrarsi.

La rilevazione mostra come «che nel terzo trimestre 2016 il livello complessivo dell’occupazione è cresciuto ancora su base annua e si è sostanzialmente stabilizzato a livello congiunturale», ma l’exploit è nel campo dei voucher – i buoni lavoro da 10€ cadauno liberalizzati dal Jobs act.

«Nei primi 9 mesi del 2016 i voucher venduti sono stati 109,5 milioni, il 34,6% in più – si legge nella nota – rispetto all’analogo periodo dell’anno precedente». Sono quasi 88 milioni i voucher riscossi per attività svolte nel 2015, che a loro volta corrispondono appena a circa 47 mila lavoratori annui full-time (e lo 0,23% del totale del costo lavoro in Italia). «Il numero mediano di voucher riscossi dal singolo lavoratore che ne ha usufruito è 29 nell’anno 2015: ciò significa che il 50% dei prestatori di lavoro accessorio ha riscosso voucher per (al massimo) 217,50 euro netti». Cifra che, spalmata su 12 mesi, corrisponderebbe a uno “stipendio” di circa 18€ in busta paga.

E se è vero che a livello complessivo l’incremento «su base annua della partecipazione al mercato del lavoro si riflette in una crescita dei tassi di occupazione (+0,8 punti) e di disoccupazione (+0,4 punti), la cui dinamica è invece stabile su base congiunturale», a diminuire ancora una volta è il lavoro per i più giovani: «Nel terzo trimestre 2016 l’occupazione nella fascia di età tra 15 e 34 anni cala su base congiunturale, sia in valore assoluto sia in termini di tasso di occupazione», registrando -55 mila posti di lavoro (-1,1%). «Al contrario, il tasso di occupazione aumenta nella popolazione adulta (35-49 anni) e prosegue, seppur in misura meno accentuata rispetto al passato, la significativa crescita del numero di occupati e del tasso di occupazione tra gli over 50, dovuta anche alle minori uscite dal mercato del lavoro per pensionamento».

Ancora una volta sono i dati sul lavoro a evidenziare con maggiore ma oggettivo vigore la frattura generazionale che spacca il Paese, minandone alla base le possibilità di futuro: senza mettere a frutto la risorsa scarsa e preziosa delle più giovani generazioni non c’è sviluppo che tenga, tanto meno sostenibile. Le proposte sul tavolo che meriterebbero di essere discusse non mancano – come quella recentemente avanzata dalla Cgil per creare 1,6 milioni di nuovi posti di lavoro green tra giovani e donne –, e le risorse pubbliche possono essere reperite, come insegna la gestione della crisi Mps. La principale lacuna rimane evidentemente quella della volontà politica.