Lavoro, ecco dove sono più richiesti i green jobs in Italia

Dal rapporto GreenItaly 2016 una fotografia aggiornata del lavoro verde nel nostro Paese

[21 ottobre 2016]

Nel 2015, in Italia, sulla base di una elaborazione sui microdati dell’indagine Istat sulle forze di lavoro, con riferimento all’intera economia, lo stock degli occupati relativo ai green jobs è pari a quasi 3 milioni (2.964,1 mila), corrispondenti al 13,2% dell’occupazione complessiva nazionale. L’occupazione green nel 2015 è cresciuta di 21.300 unità, pari al +0,7%, contribuendo a oltre il 10% dell’aumento complessivo dell’occupazione del Paese, che è stata di +185.800 unità. A partire da questi dati sull’occupazione è possibile stimare il contributo dei green jobs al prodotto lordo del Paese10. Il valore aggiunto prodotto che si ottiene è nel 2015 di 190,5 miliardi di euro, pari al 13% del totale complessivo, con un ranking regionale, stilato in base al valore di questa quota, che vede la Lombardia in testa, con una quota del 15,4%, seguita da Emilia-Romagna (14,3%), Lazio (14,1%), Piemonte (13,8%) e Trentino-Alto Adige (13,6%). La Lombardia è anche la regione in cui si concentra più di un quarto (precisamente il 25,7%) del totale del valore aggiunto prodotto da green jobs nel Paese, con un’incidenza superiore rispetto al caso del valore aggiunto complessivo (rispetto al quale la Lombardia contribuisce per il 21,6% al dato nazionale).

Come di consueto, il rapporto GreenItaly analizza la domanda di lavoro di green jobs, con specifico riferimento alle assunzioni non stagionali programmate per l’anno in corso dalle imprese industriali e dei servizi con almeno un dipendente, sulla base delle informazioni fornite da Sistema Informativo Excelsior11. Nel 2016, le assunzioni12 previste dalle imprese che riguardano green jobs è pari al 12,9% del totale, a cui si affianca il 31,6% di figure ibride, ossia figure professionali il cui lavoro non è finalizzato in modo diretto a produrre beni e servizi green o a ridurre l’impatto ambientale dei cicli produttivi, ma possono comunque contribuirvi nel momento in cui sono richieste loro competenze in tema, perché magari inserite in filiere o imprese green-oriented. In termini assoluti, si tratta di 72.300 assunzioni di green jobs e di 176.800 assunzioni associate alla richiesta di competenze green; nel loro insieme, si raggiunge quota 249.100 assunzioni, che costituiscono ben il 44,5% della domanda di lavoro non stagionale. La domanda di lavoro di green jobs si caratterizza per una maggiore stabilità contrattuale: le assunzioni a tempo indeterminato sono ben il 53,4% nel caso dei green jobs, quando nel resto delle altre figure tale quota scende al 38%. Tale divario si conferma anche considerando il contrato di apprendistato, dal momento che questa tipologia contrattuale interessa quasi il 10% delle assunzioni previste di green jobs contro il 6,6% nel caso delle altre figure professionali, testimoniando, indirettamente, una certa preferenza per i giovani quando si tratta di assumere green jobs.

I green jobs vantano anche un maggiore bagaglio formativo, considerando che le assunzioni di laureati riguardano ben il 40% dei casi, a differenza di quanto avviene per le altre figure dove tale fenomeno riguarda appena il 12,3% del totale. Minore è invece la richiesta di diplomati: tra i green jobs essa si ferma al 30%, contro il 43% delle altre figure professionali. Dal punto di vista settoriale, le costruzioni sono il comparto dove la domanda di green jobs è più intensa, coinvolgendo poco più di un terzo del totale delle assunzioni previste.

Nell’industria manifatturiera, le assunzioni di green jobs rappresentano poco meno del 20%, mentre nel terziario si scende sotto il 10%. Da sottolineare, comunque, come negli ultimi anni il contributo dei green jobs alla domanda di lavoro sia aumentato in tutti i macro-settori di attività, a testimonianza della pervasività della green economy. Se si considera la dimensione aziendale, la domanda di green jobs si dimostra piuttosto uniforme, visto che la quota delle relative assunzioni oscilla fra l’11,9% delle piccole imprese (10-49 dipendenti) e il 13,6% delle grandi imprese tra i 250 e i 499 dipendenti. In questo caso, la crescita del peso dei green jobs nella domanda di lavoro non aumenta in modo uniforme: nelle medio-grandi imprese (con 250 dipendenti e oltre), tra il 2010 e il 2016, l’incremento è di circa 2 punti percentuali, e anche di più nel caso delle imprese con 500 dipendenti e oltre(da 9,5 a 13,3%); nelle micro e piccole aziende si è registrata, invece, una lieve riduzione: dal 13,7 al 12,8% in quelle con meno di 10 dipendenti e dal 12,6 all’11,9% in quelle tra i 10 e i 49 dipendenti.

Il legame della green economy con innovazione e competitività, già emerso nell’analisi sulle imprese che investono nell’eco-efficienza, si riscontra anche dal punto di vista dell’occupazione. Infatti, ben due terzi — il 66,2% — di chi viene assunto nei settori della progettazione e della ricerca e sviluppo è una figura green. La portata di innovazione che le figure green sono in grado di generare emerge anche nel momento in cui si osserva che le assunzioni di green jobs corrispondono più spesso a figure nuove per l’azienda — nel 13,7% dei casi — rispetto a quanto avviene nel resto della altre figure professionali (12,1%). Quindi l’ingresso di green jobs nei processi produttivi significa maggiore iniezione di “nuove” competenze e technicalities.

Dal punto di vista geografico, la domanda di green jobs varia ovviamente a seconda delle dimensioni geografiche dei territori. La prima regione per numerosità assoluta di assunzioni di green jobs è la Lombardia, dove se ne contano quasi 20.000, pari a poco più di un quarto del totale nazionale (27,6%), seguita a distanza dal Lazio, dove si sfiorano le 9.000 assunzioni (12,2% del totale nazionale), dal Veneto con 6.400 assunzioni di green jobs (8,9%), Emilia Romagna e Piemonte con oltre 5.000 in ciascun caso. Sotto tale soglia si collocano sue regioni meridionali, Campania e Sicilia, dove le assunzioni di green jobs sono poco più di 4.000. La Lombardia spicca anche per intensità della domanda di green jobs a livello regionale, visto che è la regione con la quota di assunzioni di figure green, sul totale della domanda di lavoro regionale, più alta, pari al 16%.

In seconda e in terza posizione si collocano due regioni meridionali, la Sicilia (15,7%) e la Basilicata (15,0%), che precedono Lazio, Valle d’Aosta, Liguria e Abruzzo, che comunque segnano sempre quote di assunzioni di green jobs, sulle rispettive domande di lavoro complessive regionali, al di sopra della media nazionale che è corrispondente al 12,9%. Riflesso dei dati regionali, l’analisi provinciale mostra come prime province, per numerosità assoluta di green jobs, le grandi realtà di Milano, con 12.000 assunzioni, e Roma, con oltre 7.000. In terza posizione si colloca la provincia di Torino, dove la domanda di green jobs è di 3.700 unità circa, precedendo Napoli con 3.000 assunzioni. Milano, Torino, Napoli e Roma si posizionano nella top-ten delle province a più alta intensità di richiesta di green jobs sul totale della domanda di lavoro provinciale: la provincia di Milano si conferma al primo posto, grazie al fatto che il 20,3% delle assunzioni complessive provinciali riguardano figure di green jobs; Torino si colloca al quarto posto con il 15,4%, Napoli al sesto con il 14,9% e Roma all’ottavo posto con il 14,4%. Nella top-ten si trovano anche altre realtà come Palermo (17,8%) e Bergamo (16,0%), in seconda e terza posizione, Monza (15,0%), Reggio-Emilia (14,5%), Genova (13,8%) e Treviso (13,5%).

Leggi qui il rapporto completo: http://www.symbola.net/assets/files/GreenItaly_WEB_DEF_1476952028.pdf