Dopo l’avvio del concordato per Aamps la sfida rimane la stessa, tornare a produrre valore

[10 marzo 2017]

«È finita, Aamps è ufficialmente salva», esulta su Facebook il sindaco pentastellato di Livorno, Filippo Nogarin. Il Tribunale di Livorno ha disposto l’omologa del concordato preventivo in continuità, richiesta dall’azienda dedita all’igiene pubblica cittadina, al 100% di proprietà del Comune labronico. Con la decisione del Tribunale si pone un punto fermo sulla vicenda del concordato, la cui domanda è stata ufficialmente avanzata un anno fa, e un primato a livello nazionale: come ricorda oggi il Sole 24 Ore, non era mai accaduto prima che una società di servizi pubblici locali in house intraprendesse la via del concordato per risalire la china.

Più che «ufficialmente salva», Aamps inizia ora il cammino – la decisione del Tribunale implicitamente conferma la fallibilità dell’azienda – lungo la strada verso la salvezza che il Comune ha scelto per lei. Era una delle possibili opzioni in campo, non a costo zero: non lo è per le imprese creditrici, che hanno dato il loro via libera al concordato accettando una decurtazione importante dei loro crediti verso l’azienda (accettando dunque di essere pagate meno per i servizi svolti a suo tempo), non lo è per tutte le imprese presenti sul territorio (che si sono viste aumentare la Tari loro rivolta, già «tra le più alte d’Italia», «del 15% e 10% nel 2015 e 2016» secondo i dati Cna) e non lo è neanche per i cittadini, che si sono visti aumentare la tariffa da pagare in bolletta in misura simile.

Sono infatti i livornesi non-evasori che devono e dovranno accollarsi i circa 12 milioni di euro di crediti Tia dichiarati (accumulatisi dal 2006 al 2012) unilateralmente inesigibili, una delle pietre fondanti sulle quali si regge la sostenibilità economica del concordato. L’altra è rappresentata dall’unico asset impiantistico in dote all’azienda per incamerare ricavi, ovvero il termovalorizzatore: un impianto che non a caso rimarrà acceso “almeno” fino al 2021, ovvero oltre l’attuale mandato dell’amministrazione M5S. Continuerà ad accogliere rifiuti da tutto l’Ato Costa, e non potrebbe essere diversamente (sarebbe del tutto illogico e fuori scala avere un termovalorizzatore per ogni città).

Sull’area vasta e al suo futuro gestore unico, RetiAmbiente, si sofferma anche il Tribunale: come riporta il quotidiano locale Il Tirreno il Tribunale afferma che «l’eventuale subentro del gestore unico dei rifiuti a livello regionale» mentre è in corso il concordato «non sembra che possa avere effetti preclusivi della fattibilità giuridica del concordato» perché il conferimento della società si tradurrebbe «in nient’altro che in un conferimento delle azioni di Aamps che pertanto subirebbe esclusivamente una variazione della proprietà e della compagine sociale, senza che da questo possa derivare una modifica sostanziale della capacità di generare flussi finanziari».

Indipendentemente da ciò, per Aamps la sfida rimane quella di sempre: tornare ad essere un’azienda capace di produrre valore. Una missione dove i riduzionismi non possono funzionare. «Molto resta da fare – aggiungono dal Cda dell’azienda – per dare effettivamente ai livornesi l’azienda che abbiamo pensato per loro, per perseguire i risultati ambientali ed economici che ci siamo prefissi e perché i creditori vedano onorati gli impegni che abbiamo preso con loro».