Lca, ecco le possibili applicazioni per l’analisi del ciclo di vita. Il caso italiano

[5 agosto 2015]

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L’analisi sulla metodologia Lca (Life cycle assessment) che stiamo sviluppando deve rispondere ad una nuova e importante domanda, oltre a quelle che ci siamo già posti: quali sono le possibili applicazioni di questa metodologia? Sicuramente molteplici e variegati; un singolo articolo come questo non potrà certamente essere esaustivo. La stessa applicazione può essere infatti utilizzata in termini generali a scopi di ricerca e di progettazione, per valutare potenziali impatti ambientali, per confrontare prodotti o servizi con stessa funzionalità o alternative di scenario su progetti futuri, per ottimizzare cicli di prodotto o modelli gestionali, ma anche come strumento per poter comunicare a stakeholder, enti pubblici e cittadini le performance di un ciclo di vita.

Ciò fa intravedere anche quanto possa essere variegato il mondo di “chi” realizza uno studio di Lca, dato che l’interesse e la convenienza per svilupparlo possono essere di soggetti pubblici e privati, industrie, enti di ricerca, organizzazioni di diverso genere.

La Rete italiana Lca (www.reteitalianalca.it), lanciata da Enea nel 2006, è punto di riferimento in Italia in materia di Lca: riunisce Università, Centri di Ricerca ma anche aziende e persone fisiche e promuove un network per lo scambio di informazioni, la diffusione della metodologia e di buone pratiche sullo stato dell’arte e sulle prospettive di Lca in Italia. I nove gruppi di lavoro della Rete – alimentare e agroindustriale; energia e tecnologie sostenibili; edilizia; gestione e trattamento dei rifiuti; prodotti e processi chimici; servizi turistici; legno arredo; automotive e elettrico-elettronico, Dire (Development and Improvement of Lca methology: Research and Exchange of experience) – danno un’idea di quanto sia vasto il mondo Lca in termini di argomenti trattati e campo di applicazione.

Se è vero che Lca nasce in ambito industriale, strettamente legato ai cicli di prodotto, quindi con un’unità funzionale ben specifica e facilmente definibile, la sua evoluzione ed i risultati ottenuti hanno permesso di allargare il campo anche a settori in cui potesse fornire supporto gestionale. Lca si è quindi estesa ad analisi di servizi ed a sistemi di gestione dove l’unità funzionale deriva dall’utilità del servizio stesso. Un esempio in questo senso sono i sistemi di gestione e smaltimento dei rifiuti, per cui esistono numerosi specifici studi del ciclo di vita.

Lca è la metodologia che sta alla base anche dell’etichetta Ecolabel, il marchio dell’Unione europea di qualità ecologica che mira a valorizzare i migliori prodotti e servizi dal punto di vista ambientale. L’etichetta si basa sull’analisi dell’intero ciclo di vita che permette di attestare che il prodotto o il servizio ha un ridotto impatto ambientale ed ha quindi un valore aggiunto sul mercato rispetto ai concorrenti. Esistono tre diverse classi di etichette ecologiche: di tipo I, che necessitano di una certificazione di terza parte, di tipo II, sviluppate in autocertificazione, e di tipo III, che devono essere realizzate secondo parametri e regole specifiche di prodotto o servizio. Tra le etichette di terzo tipo c’è l’Epd (Environmental Product Declaration – Dichiarazione Ambientale di Prodotto) che prevede l’obbligatorietà di utilizzo di Lca per valutare il prodotto/servizio ed ottenere il marchio ecologico sulla base di specifiche Product Category Rules (Pcr).

In questo senso quindi si capisce come Lca possa diventare uno strumento per fare marketing: se il lavoro svolto è ben comunicato, può diventare uno strumento grazie a cui si possono dimostrare i vantaggi di un proprio prodotto o servizio ed ottenere vantaggi in termini di mercato. La buona comunicazione può facilitare infine anche la relazione con altre imprese ma soprattutto con le istituzioni, verso le quali si possono mostrare benefici per la collettività in termini ambientali, ma anche economici o sociali, potendo così orientare decisioni di interesse pubblico.

È importante sottolineare la valenza non solo ambientale dell’approccio del Life Cycle Thinking. Dal punto di vista economico, il Life Cycle Costing (Lcc) è strumento importante che le aziende possono utilizzare per i propri processi decisionali perché consente di valutare adeguatamente i costi correlati all’innovazione di prodotto e di processo, in un’ottica di ciclo di vita.

L’approccio Social Life Cycle Assessment, invece, consiste nell’analisi degli impatti sociali nel life cycle di un prodotto, ed ha come obiettivo principale quello di valutare le ricadute sociali del prodotto stesso al fine di migliorare le condizioni sociali degli stakeholders che sono coinvolti nell’intero ciclo di vita (lavoratori, consumatori, comunità locale, società, principali attori della catena di produzione).

Ragionare quindi secondo l’ottica del Life Cycle Thinking significa essere in grado di fornire elementi conoscitivi in termini ambientali, economici e sociali, mettendo insieme diversi punti di vista e proponendosi come metodologia adatta da utilizzarsi per orientare le decisioni e per la promozione di progetti e percorsi di sostenibilità.