Le 8 priorità della Cgil per l’Accordo di programma e lo sviluppo sostenibile di Piombino

Bonifiche, lavoro, produzione e distribuzione d'energia pulita: a che punto siamo?

[3 luglio 2018]

La stipula di un nuovo Accordo di programma per il rilancio di Piombino e dell’intera Val di Cornia, dopo quello firmato nel 2014, sembra ormai imminente: dopo l’improvvisa decelerazione seguita al cambio governo, per oggi è previsto un tavolo tecnico tra Jindal South West e la Regione Toscana, e per giovedì un nuovo incontro dovrebbe coinvolgere il Comune di Piombino e le organizzazioni sindacali. Dopo anni di profonda crisi e immobilismo, di tempo però non ce n’è più. Per questo proprio dal sindacato arriva il documento – redatto da confederazione Cgil provincia di Livorno e relative categorie sindacali – Un futuro per Piombino e la Val di Cornia, contenente otto linee d’intervento ritenute prioritario per il rilancio del territorio, e sulle quali si richiama l’attenzione del governo e delle istituzioni locali: la richiesta è quella di un confronto sul documento in «tutti i tavoli istituzionali in cui si sta discutendo l’Accordo di programma».

Al primo punto c’è l’occupazione: per la Cgil è «fondamentale confrontarsi sul piano industriale di Jindal e garantire i livelli occupazionali. Importante inoltre garantire gli ammortizzatori sociali: molti lavoratori dell’area di crisi industriale complessa – anche a seguito delle nuove normative in tema di lavoro – perderanno a breve o hanno già perso il sostegno al reddito». Da qui anche la necessità di «un’opportuna e adeguata formazione per un’efficace riqualificazione professionale».

Il sindacato chiede inoltre di tenere accesi i riflettori sulle concessioni delle aree demaniali e portuali, in quanto «l’interesse pubblico è rappresentato dal fatto che siano legate all’effettiva realizzazione di progetti industriali che consentano la risoluzione del problema sociale occupazionale nel rispetto della sostenibilità ambientale». Del resto oltre al porto anche le altre infrastrutture e il macrosettore della logistica vengono valutati come assi fondamentali per attrarre imprenditori, ad oggi però lacunosi: «Non si è ancora concretizzato nessuno dei progetti infrastrutturali fondamentali (ad esempio 398 o rete ferroviaria) per il rilancio del territorio», argomentano dalla Cgil, mentre «serve in particolare una scossa sulla 398 e sulla bretella di collegamento allo svincolo “Capezzolo”».

Nebuloso anche il fronte dell’energia: «Una zona altamente energivora come la Val di Cornia non può permettersi – dichiara la Cgil – di trascurare scelte oculate e di lunga visione anche in termini di sviluppo sostenibile e di energie rinnovabili. A oggi le centrali di Enel, Edison e Elettra sono in dismissione. Il tema della produzione e della distribuzione d’energia è fondamentale per restare competitivo: quali sono le prospettive?».

Fondamentale infine la partita delle bonifiche, attorno alla quale si giocano molte delle partite in corso per uno sviluppo realmente sostenibile della Val di Cornia: «È necessario – argomenta il sindacato – uno sprint sulle bonifiche e chiarezza sulla gestione e il trattamento dei rifiuti industriali. Al presidente della Regione Toscana, commissario straordinario per le bonifiche, e ai responsabili dei progetti finanziati, chiediamo a che punto siamo? Non possiamo più attendere le ricadute importanti sul piano occupazionale e ambientale che porteranno anche risorse nel circuito economico della Val di Cornia. I Sin di cui fa parte Piombino attendono da quasi 20 anni una soluzione concreta. Nel 2014 furono annunciati 50 milioni di euro per interventi di riqualificazionee la riconversione del polo industriale di Piombino e per la messa in sicurezza operativa della falda e dei suoli delle aree demaniali del Sin. Purtroppo nulla è stato fatto tranne far nascere un ente “Invitalia” che ha incassato molti soldi pubblici senza finalizzare gli interventi. Anche dai necessari smantellamenti nascerebbe lavoro oltre che dall’attenzione per la prossimità, per il recupero, il riciclo, lo smaltimento finale di rifiuti industriali che anche la nuova proprietà genera. Dobbiamo anche adoperarci affinché crescano altre vocazioni oltre a quella dell’acciaio per la zona».

Di seguito in allegato il documento completo