Entro il 30 settembre i Comuni sono chiamati a indicare le aree ritenute non idonee

Le perplessità dei territori e i distinguo sulla geotermia toscana

Dall’analisi di sindacati e Osservatorio Economico Alta Val di Cecina emerge l’urgenza di evitare facili semplificazioni, in nome della sostenibilità economica, sociale e ambientale

[28 settembre 2017]

Ad oggi la Toscana è l’unica regione italiana in cui viene svolta l’attività geotermoelettrica, ed è dove quest’attività è stata inaugurata oltre un secolo fa per la prima volta, facendo accumulare nei decenni un know-how unico all’interno dei Comuni geotermici. Ancora oggi, non a caso, la geotermia rappresenta per la Toscana «un asset produttivo di rilevanza strategica». È questa risorsa rinnovabile che fornisce il 30% dell’elettricità consumata in Toscana, risparmiando al contempo oltre 3,9 milioni di tonnellate di CO2 e 1,3 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio, offrendo così una lotta concreta contro i cambiamenti climatici. Ed è sempre grazie alla geotermia se oggi la Toscana può ambire al produrre il 100% dell’elettricità da rinnovabili entro il 2050. Eppure, non tutto fila liscio sul territorio.

Per capire meglio le preoccupazioni che si nascondono dietro alle più recenti resistenze all’ampliamento degli impianti geotermici presenti sul territorio è utile osservare quanto emerso durante l’ultima riunione tra i sindacati Filctem-CgilFlaei-CislUiltec-Uil e l’Osservatorio economico dell’Alta Val di Cecina – di cui fanno parte sindaci e consiglieri comunali –, dove quest’estate è stato fatto il punto sullo stato dell’arte della geotermia sul territorio, spaziando tra le possibilità di ulteriore sviluppo e i timori di una robusta frenata. All’interno del vertice, svoltosi presso l’Unione dei Comuni dell’Alta Val di Cecina, è stata dunque espressa soddisfazione per la produzione geotermica ad alta entalpia, che in Toscana è cresciuta costantemente negli ultimi 4 anni fino a raggiungere i quasi 6 miliardi di KWh nel corso del 2016.

Di contro, sono emerse le «preoccupazioni» riguardanti «la prospettiva futura legata al rinnovo delle concessioni minerarie, prevista nel 2024 attraverso gare europee, che già oggi pesa sulla certezza del ritorno economico degli investimenti. Una condizione fortemente voluta dalla Regione Toscana con la liberalizzazione delle concessioni introdotta dal Parlamento nel 2009 con la Legge n.99 del 23 luglio e successivo Dlgs n.22 del 11-02-2010, nella logica di favorire nuova occupazione e maggiori ritorni economici sul territorio».

Un tracciato legislativo che «ha scatenato l’arrivo, nei territori geotermici toscani, di decine di nuovi operatori (molti dei quali ben poco hanno a che fare con la ricerca e produzione geotermica) la cui unica filosofia è stata spesso quella dello sfruttamento e del profitto senza portare alcun valore aggiunto per l’economia della Toscana e senza porre la minima attenzione alle aree di interesse paesaggistico e naturalistico; infatti, i nuovi competitor interessati ad operare in aree anche tutelate, non hanno avuto spesso l’approccio giusto, oltre che un livello di interlocuzione con le popolazioni locali che frequentemente non è stato adeguato».

All’interno della riunione si è così voluto marcare la differenza tra lo sviluppo della geotermia ad alta entalpia, che in Toscana ha sempre trovato terreno fertile, con quello della media entalpia così come finora avanzato: «Questi comportamenti – osservano infatti i sindacati in una nota congiunta – hanno purtroppo contribuito alla nascita di Comitati di protesta anche nella aree storiche della geotermia, dove mai erano stati presenti, neanche in periodi di maggiore sofferenza, in quanto hanno portato l’opinione pubblica ad accomunare a tali soggetti anche altri, che, come Enel Green Power, nella loro esperienza pluridecennale, hanno invece dimostrato, anche se in modo graduale, un approccio molto diverso e consapevole delle esigenze ambientali, di salute e ricadute economiche sul territorio».

Per cercare di porre un freno a questa attività di perforazione a fini esplorativi, la Regione Toscana ha «deciso di predisporre delle linee guida per l’individuazione delle “aree non idonee per la geotermia” (ANI)», ma il rischio paventato nel corso del vertice è che «il blocco delle attività, che si profila per tempi abbastanza lunghi, dovuto all’applicazione della nuova disciplina regionale in materia geotermica» risulti paradossalmente dannoso «soprattutto verso chi opera nelle “alte entalpie” e chi, come Enel Green Power, ha programmato da tempo ingenti risorse ed investimenti in ambito autorizzativo e nella programmazione delle attività». Fatto, questo, che produrrebbe «un clima di incertezza e paralisi in tutti i territori geotermici con effetti negativi immediati sia in ambito economico che occupazionale», di assoluto rilievo per il territorio: ad oggi i lavoratori coinvolti sono infatti 1.800 tra diretti ed indiretti, e rappresentano oltre l’80% del tessuto socio economico.

Ecco dunque che, per «far coesistere, nelle aree geotermiche, sia gli investimenti (con tutti gli effetti positivi che ne conseguono) sia una adeguata tutela della salute dei cittadini e dell’ambiente», i partecipanti alla riunione ritengono che «non si debba trattare la materia geotermica come un blocco unico, ma individuare le peculiarità dei diversi soggetti interessati e procedere, in base alle loro caratteristiche, con tipologie differenziate di intervento».

In tal senso chiedono in particolare che «l’Amministrazione Regionale definisca in tempi rapidi le prescrizioni necessarie per avere il via dei progetti che Enel Green Power ha presentato», che «la nuova normativa relativa alle Aree Non Idonee, relativamente alle Alte Entalpie, sia applicata contestualmente al prossimo rinnovo delle concessioni minerarie, previsto nel 2024» e che «a garanzia verso i territori interessati alla produzione geotermica ed alla costruzione di nuovi impianti si attui la messa in opera in modo incondizionato, da parte di Enel Green Power, delle migliori tecnologie produttive per la salvaguardia ambientale».