Ma lo stop agli incentivi per la geotermia ipotizzato dal Governo mette a rischio il settore

Le rinnovabili fanno bene (anche) al business: il caso Enel

Nei prossimi tre anni oltre 10 miliardi di euro in investimenti per le energie pulite, che arriveranno a coprire il 62% del mix energetico

[20 novembre 2018]

Un’azienda italiana, con azionista di riferimento il ministero dell’Economia italiano, rappresenta uno dei migliori esempi al mondo per mostrare come la transizione ecologica possa (anche) essere un’occasione di sviluppo economico: si tratta di Enel, che ha presentato oggi il proprio piano strategico 2019-2020 a mercati finanziari e media.

Come spiegava ieri il rapporto Coesione è competizione sviluppato da Fondazione Symbola e Unioncamere, il Gruppo Enel è «tra i soggetti che stanno percorrendo con più convinzione la strada della sostenibilità ambientale e sociale, guidando la transizione verso la produzione di energia da fonti rinnovabili». Si tratta di un’impresa che è stata «inserita per due volte nella Change the World Fortune Global List (unica azienda italiana e unica azienda del settore utility), ovvero nella lista delle aziende che possono contribuire a cambiare il mondo. E che Forbes nel 2017 ha incluso nella top 20 della World’s Best Employers List, prima tra le utility a livello globale e prima tra le aziende italiane». E che adesso traccia una linea di sviluppo a medio termine, puntanto in primis sulla sostenibilità.

A partire dal 2015 le energie rinnovabili hanno rappresentato il motore della crescita industriale del gruppo Enel, che infatti a fine 2018 potrà vantare un mix di generazione comporto al 48% da tecnologie a zero emissioni di gas climalteranti. Un buon risultato, anche se chiaramente insufficente. L’utility ha però alzato l’obiettivo: nel 2021 il 62% dell’energia prodotta dal gruppo Enel sarà a zero emissioni.

«La trasformazione in corso nel settore dell’energia pone delle sfide ma, al contempo, offre nuove opportunità», ha commentato oggi l’ad di Enel, Francesco Starace, sottolineando il rapporto tra la crescita delle rinnovabili e i risultati economici conseguiti dal gruppo.

Secondo il piano presentato oggi dall’azienda, su un totale pari a circa 16,5 miliardi di euro di investimenti complessivi in asset development previsti al 2021, circa 10,6 miliardi di euro verranno investiti in rinnovabili. La creazione di valore verrà conseguita anche tramite la decarbonizzazione del mix di generazione del gruppo Enel, non solo con l’obiettivo di ridurre le emissioni di CO2 ma anche per cogliere le opportunità legate alle iniziative relative alla lotta al cambiamento climatico. Si prevede infatti  che l’aumento della capacità rinnovabile nell’arco di piano, che dovrebbe essere pari a ulteriori 11,6 GW, produca un incremento dell’Ebitda (il margine operativo lordo) pari a circa 1 miliardo di euro, un trend che sarà accompagnato da una riduzione della capacità di generazione termoelettrica di circa 7 GW.

Nei prossimi tre anni, Enel rafforzerà il focus sui mercati in cui ha una presenza integrata, come Italia, Spagna, Cile e Brasile, ma questo sviluppo si trova oggi paradossalmente frenato da scelte antiscientifiche e antiambientaliste che il Governo nazionale sembra intenzionato a portare avanti, come nel caso della geotermia: lo schema di decreto Fer 1 elaborato dal ministero dello Sviluppo economico prevede infatti uno stop agli incentivi finora erogati – insieme a quelli indirizzati verso le altre fonti rinnvoabili – per la produzione di energia elettrica dal calore della Terra, mettendo a serio rischio gli investimenti programmati da Enel in Italia. In Toscana – dove attualmente si concentrano tutte le centrali geotermoelettriche presenti in Italia – si tratterebbe di passare dagli attuali 350 milioni di euro investiti annualmente da Enel green power nel settore a circa 80 milioni, un taglio di più di tre quarti dell’importo, con conseguenze facilmente immaginabili anche dal punto di vista del lavoro. Una propsettiva che è stata respinta con forza dalla popolazione locale, che ha indetto per il 1 dicembre una manifestazione affinché la geotermia venga re-introdotta dal Governo tra le energie rinnovabili degne d’incentivi.