Riceviamo e pubblichiamo

L’economia circolare (della carta) è un’attività essenziale

Bisogna affrontare la questione gestione dei rifiuti e del riciclo in maniera strutturale, guardando allo scenario, sapendo che oggi la situazione muta molto più rapidamente

[3 Aprile 2020]

Si leggono articoli sulle raccolte differenziate che alimentano stoccaggi ormai strapieni, con mercati delle materie prime secondarie ormai bloccati (le foto sono di stoccaggi di carta da riciclare, ma i problemi più importanti, e non da oggi, riguardano altri). Conseguenza della pandemia, ma anche di carenze infrastrutturali storiche, che riguardano, prima di tutto, gli impianti di gestione dei rifiuti.

Bene ha fatto il ministero dell’Ambiente nel mese di marzo appena terminato ad inviare una circolare alle Regioni invitandole ad agire negli spazi già previsti dall’ordinamento attuale.

Certo non si può utilizzare l’emergenza per affrontare problemi, come scrive qualche autorevole commentatore, ma non si può ne anche ignorare che l’emergenza aggrava i problemi che già ci sono.

E utilizzare l’argomento che non si può usare la “fase emergenziale”, non fa che aggravare l’emergenza stessa. Rincorrere le colpe passate, più che a trovare dei colpevoli, ci dovrebbe aiutare a vedere le questioni con una prospettiva almeno di medio periodo.

Bisogna affrontare la questione gestione dei rifiuti e riciclo delle materie prime secondarie in maniera strutturale, guardando allo scenario, sapendo che oggi la situazione muta molto più rapidamente.

Ad esempio, per la prima volta nella storia repubblicana, è stato pubblicato un decreto che elenca le attività essenziali per il Paese, tra cui c’è anche l’industria della carta (DPCM 22 marzo 2020, come modificato dal DM 25 marzo 2020, allegato 1, Ateco 17).

Un’essenzialità che, prima che giuridica, è nei fatti. Effettivamente l’industria della carta e della trasformazione produce imballaggi per alimenti e medicinali, carte igienico sanitarie mai come in questo momento indispensabili, carte per usi speciali e medicali, oltre che per la cultura e l’informazione.

A ciò si aggiunga il ruolo di ‘riciclatore’ che l’industria della carta svolge.

  • Ogni anno più di 5 milioni di tonnellate vengono riciclate dagli stabilimenti italiani (10 tonn al minuto).
  • Nell’imballaggio in carta il riciclo oltrepassa ormai l’80%. Quindi, certamente, un’eccellenza per l’Economia Circolare italiana.
  • Inoltre, capacità aggiuntive di riciclo pari ad un milione di tonnellate sono entrate (o stanno per entrare) in funzione.

In un contesto di emergenza, quale quello attuale, le raccolte differenziate della carta stanno rallentando per motivi organizzativi, e contemporaneamente alcuni flussi, a causa del fermo imposto alla stragrande maggioranza delle altre attività, sono venuti a mancare.

Ci troviamo, quindi, nella situazione in cui l’industria cartaria è dichiarata essenziale e lo sono anche le attività di raccolta e trasporto dei rifiuti (ma non il commercio dei rifiuti).

Ma le raccolte delle carte da riciclare sono essenziali almeno quanto le attività “ammesse” dal DPCM 22 marzo. Non lo sono per decreto, ma logicamente e conseguentemente.

Un dettaglio da non trascurare, secondo lo stesso DCPM, è che le attività di commercio di rifiuti e materie prime secondarie non sono considerate attività essenziali. Esse possono continuare la propria attività solo se funzionali ad attività essenziali in Italia e previa specifica comunicazione alla Prefettura competente. Ciò significa che sono precluse alle citate attività commerciali l’esportazione al di fuori dei confini nazionali.

Insomma, si potrebbe quasi arrivare ad affermare che è la stessa economia circolare ad essere considerata un’attività essenziale nell’ottica di fornire beni e servizi irrinunciabili al Paese in un periodo di emergenza.

D’altro canto, già nella normativa vigente viene fatto espresso riferimento al principio di prossimità (art. 181, comma 5, Dlgs n. 152/2006) come criterio per ridurre i movimenti di rifiuti, ma anche per favorire le condizioni per un’economia circolare nel Paese.

Bisogna pensare alla filiera dell’economia circolare del Paese anche in tempi di emergenza. Fornire beni e servizi in un momento difficile, significa poter contare su aziende esistenti, in salute e competitive, che possono continuare ad approvvigionarsi di materie prime secondarie. Innanzi tutto utilizzando quelle raccolte e selezionate a livello nazionale.

di Massimo Medugno, direttore generale Assocarta