L’economia del riuso in Italia vale 3 miliardi di euro l’anno

Filiere che intercettano ogni anno 350.000-500.000 tonnellate di materiali. A fronte delle oltre 160 milioni di tonnellate di rifiuti prodotti nel Paese

[15 maggio 2017]

Nella gerarchia europea stilata per indicare i corretti passaggi nella gestione sostenibile dei rifiuti al primo posto – contando che la riduzione propriamente detta è possibile solo in una fase precedente – c’è il riuso: quanto vale in Italia? I suoi protagonisti hanno molte anime: ci sono negozianti dell’usato in conto terzi, operatori informali, cooperative ed enti di solidarietà, ambulanti, rigattieri tradizionali, fiere dell’hobbismo, grossisti e mercati storici.

Filiere che – secondo i dati che verranno dettagliati a Ravenna da Labelab, HUMANA People to People Italia, Utilitalia, Occhio del Riciclone ed Ecogdo durante la kermesse “Fare i conti con l’ambiente” – impiegano oltre 80.000 persone, per un giro d’affari di circa 3 miliardi di euro l’anno.

Un mercato che in Italia piace: le indagini condotte dall’Osservatorio Findomestic parlano di una buona propensione da parte degli italiani all’acquisto di beni usati, un cittadino su due dichiara di aver comprato un bene di seconda mano negli ultimi sei mesi; peraltro si stima che in media ogni famiglia abbia 80 oggetti inutilizzati in cantina o nell’armadio.

«È un settore – spiega Stefania Tiozzo di Humana People to People Italia – dove solidarietà, inclusione sociale e socialità si mescolano con esigenze commerciali e peculiari dinamiche operative e gestionali. Si stima che in Italia esistano circa 50.000 operatori del riutilizzo ambulanti e oltre 3000 negozi dell’usato. Grazie al loro lavoro vengono reimmesse in circolazione tra le 350.000 e le 500.000 tonnellate ogni anno che altrimenti verrebbero conferite tra i rifiuti».

Numeri che spiegano chiaramente le dimensioni del settore, e al contempo l’impossibilità di affidarsi al solo “riuso” per gestire l’enorme quantità di rifiuti prodotti ogni anno in Italia: 30 milioni di tonnellate ogni anno di rifiuti urbani e oltre 130 milioni di tonnellate di rifiuti speciali, secondo i più aggiornati dati Ispra. È certamente auspicabile che il mercato del riuso cresca di taglia, una possibilità che merita di essere esplorata: «Se il riutilizzo in Italia fosse integrato in modo sistematico nella gestione dei rifiuti, potrebbe avere uno sviluppo esponenziale – spiega Pietro Luppi di Occhio del Riciclone – Ma perché questo possa accadere serve un’iniezione di professionalità e imprenditorialità, che vanno conciliati e integrati con i progetti sociali e gli obiettivi della politica pubblica». Anche nella migliore delle ipotesi, secondo ACR+ i beni «riutilizzabili presenti nel flusso dei rifiuti urbani prodotti dalle utenze domestiche rappresentano il 10% del totale». Il che significa che per gestire i rimanenti rifiuti urbani e tutti i rifiuti speciali italiani occorrono impianti industriali, in modo da recuperare più materia ed energia possibile.