Per il Cigno verde rimane centrale il ruolo di Rimateria

Legambiente, che fine hanno fatto bonifiche e rimozione dei cumuli di rifiuti a Piombino?

«Apprendiamo con estrema preoccupazione che Invitalia propone di optare per la non rimozione dei cumuli, ma solo la messa in sicurezza di questa enorme massa di rifiuti». Sono 16,4 i milioni di euro a disposizione

[5 dicembre 2018]

Seguendo le dichiarazioni rilasciate lo scorso anno da Invitalia alla commissione parlamentare sugli Ecoreati sembrava che oltre mezzo secolo per completare le bonifiche a Piombino fosse, nonostante i 50 milioni di euro stanziati dal governo nell’ambito dell’Accordo di programma 2014, una stima «ottimistica». Questi 50 milioni di euro non sono mai stati spesi, e in anno dopo il timore è addirittura che i cumuli di rifiuti derivanti dall’attività siderurgica, accumulatisi nel corso dei decenni lungo i 900 ettari del Sin di Piombino, non vengano proprio rimossi: un timore che Legambiente affronta di petto, chiedendo chiarimenti sulle bonifiche al ministro dell’Ambiente Sergio Costa, al presidente della Regione Toscana Enrico Rossi, e al sindaco di Piombino Massimo Giuliani.

Nella lettera (disponibile in allegato, ndr), firmata dal presidente nazionale di Legambiente, da quello regionale e da quelli dei circoli Val di Cornia e Costa etrusca, si ricorda che «siamo di fronte ad una enorme quantità di rifiuti che in parte potrebbe essere riciclata con impianti che già esistono sul territorio, che hanno bisogno di essere ristrutturati e adeguati, di proprietà dell’azienda pubblico privata “Rimateria” (qui è disponibile l’aggiornamento fornito oggi dall’azienda sull’andamento dei lavori di adeguamento dell’impianto di Ischia di Crociano, ndr). Altri impianti potrebbero essere realizzati con il fine ultimo di avviare un reale sistema virtuoso di economia circolare. Quello che non è possibile riciclare potrà essere conferito nella discarica sempre di Rimateria posta all’interno del perimetro industriale e i rifiuti pericolosi potranno essere trattati per renderli non reattivi e messi in discarica o smaltiti altrove quando non è possibile trattarli.

Con forza rimarchiamo come, a nostro avviso, la rimozione dei cumuli sia la precondizione necessaria per procedere alla messa in sicurezza di tutta l’area mediante la realizzazione di un apposito capping dell’intera area industriale. Occorre pertanto – sottolineano da Legambiente – avere rapide rassicurazioni sulle procedure e risorse finalizzate all’eliminazione del problema dei cumuli e soprattutto sui tempi».

Questo perché «dalla relazione dell’ultima riunione del 3 ottobre della “cabina di regia territoriale dell’Adp di Piombino” apprendiamo che sono disponibili 16.400.000 euro dedicati alla rimozione o messa in sicurezza dei cumuli. Apprendiamo anche, con estrema preoccupazione, che Invitalia propone di optare per la non rimozione dei cumuli, ma solo la messa in sicurezza di questa enorme massa di rifiuti». Parlando della «solita burocrazia infinita», dal Cigno verde dichiarano che «essere indecisi se rimuoverli o lasciarli lì è un assurdo».

«Vogliamo procedere alla loro rimozione per recuperare quella parte che è possibile riciclare e di mettere a discarica il restante? Vogliamo liberare il territorio da inutili e pericolosi cumuli per fare spazio ad attività produttive? Chiediamo quindi chiarimenti sulla volontà e le tempistiche di appalto di rimozione dei cumuli. Dopo troppi anni in cui è stato istituito il Sin ed i numerosi accordi di programma succedutisi nel tempo, ancora non vediamo l’inizio di attività di risanamento e riconversione produttiva del territorio. Cosa impedisce l’avvio di una gara di appalto per la rimozione? La città di Piombino e la Val di Cornia – concludono da Legambiente – non possono più concedere tempo per inutili e sterili attese».