Legambiente, che ne sarà delle macerie del ponte Morandi crollato a Genova?

Materiali pericolosi come l’amianto vanno gestiti in sicurezza (ma sul territorio mancano le discariche), mentre gli inerti possono dare vita a un’economia circolare virtuosa

[10 settembre 2018]

Che sarà delle macerie – migliaia di tonnellate di materiali – provenienti dalla demolizione di quel che rimane del ponte Morandi, crollato a Genova lo scorso 14 agosto? È Legambiente a sottoporre al Governo nazionale e locale la questione, con una lettera indirizzata dal presidente nazionale del Cigno verde Stefano Ciafani, insieme al suo omologo ligure Santo Grammatico, al presidente della Regione Liguria Giovanni Toti, al sindaco del comune di Genova Marco Bucci e, per conoscenza, al ministro dell’ambiente Sergio Costa e al ministro delle infrastrutture Danilo Toninelli.

Per Legambiente è fondamentale individuare come e dove si smaltiranno le macerie, così come è «necessaria e propedeutica la relazione con gli sfollati che ancora oggi vivono una enorme incertezza sul loro futuro e col tessuto imprenditoriale colpito, che vanno coinvolti nella definizione del Piano». Sono quattro in particolare, secondo l’associazione ambientalista, le questioni indispensabili che il piano dovrà chiarire: la gestione dei materiali pericolosi, di quelli da recuperare in maniera selettiva, l’utilizzo delle macerie, l’area in cui separare i materiali, la loro movimentazione e la destinazione finale.

«È importante – osservano Ciafani e Grammatico – che su temi così importanti, che possono da un lato ridurre l’impatto di queste fasi di cantieri nei confronti della città e dei cittadini e che dall’altro consentono di rafforzare le competenze nel riciclo di materiali in edilizia e di recuperare cave dismesse, si apra subito un confronto con la popolazione locale che ha dovuto abbandonare le proprie abitazioni il sistema delle imprese genovesi e liguri e con gli enti locali». Anche i due presidenti mettono a disposizione, nel rispetto dei ruoli, le competenze e le proposte dell’associazione per gestire al meglio la questione delle macerie.

Ponendo l’accento sui materiali pericolosi provenienti dalla demolizione andranno gestiti con grande attenzione, a partire dall’amianto, per garantire la massima sicurezza dei lavoratori e la prevenzione di inquinamento nelle aree coinvolte durante la fase di demolizione: su questo punto le lacune sono note, e a metterle in evidenza – abbracciando l’intero contesto nazionale – ci ha pensato Legambiente presentando nei mesi scorsi il suo rapporto Liberi dall’amianto?. «Il numero esiguo di discariche presenti nelle Regioni incide sia sui costi di smaltimento che sui tempi di rimozione, senza tralasciare la diffusa pratica dell’abbandono incontrollato dei rifiuti – spiegava per l’occasione Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente e membro del think tank di greenreport – Non è più sostenibile l’esportazione all’estero dell’amianto rimosso nel nostro Paese, per questo è importante provvedere ad implementare l’impiantistica su tutto il territorio nazionale».

Poi c’è la gestione di quelle macerie che devono essere gestite e recuperate in maniera selettiva, rispettando gli obiettivi e il Protocollo che l’Unione europea ha adottato – ricordano da Legambiente – per la gestione dei rifiuti da costruzione e demolizione. Molti di questi possono essere riciclati, come metalli, inerti e cemento, ma anche vetri, legno, plastiche e altro provenienti dagli edifici. Nell’eventualità fosse necessario demolire edifici e capannoni industriali, è necessario che il progetto di demolizione del viadotto individui anche i criteri per realizzare una demolizione selettiva degli stessi in modo da avviare i materiali alle diverse filiere di recupero e riciclo.

Le macerie provenienti dalla demolizione, in particolare negli edifici contengono per circa il 98% materiale inerte che, con opportuna lavorazione, può essere reimpiegato nelle costruzioni, nei movimenti terra o per riempire cave dismesse presenti anche nell’area di Genova. Per il Cigno vede occorre che il piano studi dunque con attenzione le possibilità di riutilizzo dei materiali presenti nel viadotto e negli edifici che verranno demoliti, che elabori una stima della quantità di materiali, e che si individuino le aree di conferimento per il riciclo e riutilizzo o per il riempimento di cave dismesse, attraverso accordi con i proprietari e gli enti locali. Inoltre, solo attrezzando un sito temporaneo il più possibile prossimo alle aree di demolizione, dove selezionare per poi avviare al riciclo i vari materiali, e una attenta programmazione dei cantieri e in particolare del trasporto può evitare che si complichi ulteriormente la situazione del traffico nella città per il passaggio di migliaia di camion.

Questi sono gli obiettivi posti dagli ambientalisti, e l’attenzione dovrà essere massima perché possano essere conseguiti: basta infatti guardare alla gestione delle macerie che ha caratterizzato l’attuale fase post-terremoto in Italia centrale. A fronte di una risposta «molto timida» da parte delle istituzioni, oltre la metà delle macerie è sempre lì dove il terremoto le ha lasciate.