Legambiente presenta una legge di Bilancio verde per il 2018

Dieci ambiti d’intervento, 1 miliardo di euro in investimenti e nessun debito: lo Stato guadagnerebbe 120 milioni di euro

[6 novembre 2017]

Nella legge di Bilancio 2018 presentata dal governo e oggi al vaglio del Parlamento, lo spazio per investimenti in sostenibilità è ridotto al lumicino: degli oltre 20 miliardi di euro individuati dall’esecutivo, oltre i tre quarti sono dedicati ad evitare l’aumento di Iva e accise. Tra le briciole rimanenti, l’unica novità “ambientale” è dedicata al bonus verde per la riqualificazione di giardini e terrazzi; apprezzabile ma di certo insufficiente, soprattutto se – come calcola oggi il Sole 24 Ore – a pagare l’introduzione di questa misura sarà l’ecobonus per l’efficienza energetica degli edifici, che il quotidiano di Confindustria stima tagliato per 300 milioni di euro.

Eppure altri modi di disegnare lo sviluppo del Paese e indirizzarlo verso la sostenibilità ci sarebbero. Uno è quello proposto oggi da Legambiente all’interno del suo dossier Il clima non può aspettare, all’interno del quale il Cigno verde elabora numerose proposte che potrebbero trovare spazio all’interno della legge di Bilancio 2018. Non è la prima volta: lo scorso anno le proposte erano 15, lo spazio fiscale da 2 miliardi di euro, ma nessuna proposta è riuscita a superare il muro di gomma istituzionale.

Con la forza della goccia che scava la pietra, oggi Legambiente rilancia su 10 ambiti d’intervento, frutto della condivisione con interlocutori dai diversi settori interessati: adattamento ai cambiamenti climatici, promozione delle fonti rinnovabili, riqualificazione del patrimonio edilizio, spinta al riciclo nelle costruzioni, repressione dell’abusivismo edilizio, riduzione dell’iva sui prodotti a basso impatto ambientale, mobilità urbana, concessioni di beni comuni, royalties sulle trivellazioni, infrastrutture.

Molti interventi sono a costo zero, molti altri – spiegano da Legambiente – generano risorse perché in Italia si continua a pagare una miseria per sfruttare cave, acque minerali, per estrarre petrolio e gas, per gestire stabilimenti balneari. Per esempio, per l’acqua in bottiglia si passerebbe da 0,1 centesimi pagati per litro a 2 centesimi (il prezzo medio di vendita è 30 centesimi nella grande distribuzione); per le cave si pagherebbe il 20% del prezzo di vendita finale come nel Regno Unito, mentre attualmente siamo al 2,3% e in alcune Regioni i canoni di concessioni per le attività di escavazione sono addirittura gratis; verrebbero rimosse le assurdità per le quali non si pagano ad esempio royalties per le trivellazioni sotto certe soglie, e si alzerebbe il prezzo di conferimento oggi «bassissimo» dei rifiuti in discarica in modo da favorire l’economia circolare – per la quale dunque occorrono altri impianti sul territorio, per il recupero di materia ed energia, lasciando ai conferimenti in discarica solo il minimo indispensabile.

«Nella legge di Bilancio approvata dal governo e ora in Senato vi sono alcuni provvedimenti positivi –  dichiara Edoardo Zanchini, vicepresidente di Legambiente – come la conferma delle detrazioni per la riqualificazione energetica e antisismica degli edifici e l’allargamento agli interventi che riguardano il verde, come la possibilità di scontare dalle tasse una parte delle spese per il trasporto pubblico locale, di cui va dato merito in particolare al ministro Delrio. Il punto è che ancora una volta si rinvia il cambiamento che la dimensione dei problemi climatici e di inquinamento delle città meriterebbe. Le risorse esistono nel grande bilancio dello Stato italiano, ma bisogna finalmente avere il coraggio di aggredire gli enormi sprechi presenti e rendite insopportabili, a danno dell’ambiente, che impediscono una corretta gestione di beni naturali e comuni».

Investire nello sviluppo sostenibile è dunque possibile e conviene, ma bisogna volerlo. Non solo Legambiente, ma anche il ministero dell’Ambiente con il suo Catalogo dei sussidi ambientali mostra che lo spazio fiscale abbonda: ogni anno lo Stato eroga 16,1 miliardi di euro in sussidi ambientalmente dannosi, più di quelli (15,7) dedicati allo sviluppo sostenibile. Le risorse dunque ci sono, basta avere la testa e il coraggio per spenderle bene.

L. A.