Legge di Bilancio, Legambiente: 15 proposte (e 2 miliardi di euro) per lo sviluppo sostenibile

Per rilanciare l’Italia promuovere l’economia circolare e penalizzare la rendita dovuta all’estrazione di risorse naturali

[11 ottobre 2016]

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Nessun aumento delle tasse, ma una revisione della fiscalità italiana in modo da attaccare le rendite di posizione a spese delle risorse naturali (e dunque della collettività), favorendo al contempo una ripresa dello sviluppo in chiave sostenibile. È questa la ricetta e la sfida che Legambiente lancia oggi al governo Renzi presentando nella sala stampa della Camera dei Deputati le sue 15 proposte per la legge di Bilancio 2017.

I primi tre punti vanno già al nocciolo del problema: fissare un canone minimo in tutta Italia per l’attività estrattiva; penalizzare lo smaltimento in discarica per spingere il riciclo; rimodulare l’Iva sulla base di trasparenti criteri ambientali. Nonostante i guadagni in efficienza conseguiti nel corso degli anni, la realtà è che consumiamo ancora troppe risorse naturali. La loro estrazione a livello globale è triplicata negli ultimi 40 anni, e da qui al 2050 – se il collasso non sopraggiungerà prima – minaccia di triplicare ancora. Semplicemente, non ce lo possiamo permettere. Davanti a un problema planetario non è possibile pensare di accampare soluzioni locali, ma è indispensabile che la seconda realtà manifatturiera d’Europa – ovvero l’Italia – faccia la sua parte. È nell’interesse di tutti, e in primis della competitività della nostra economia, che per prosperare dovrà fare i conti con un mondo dalle risorse sempre più scarse.

Come? Innanzitutto, spiega Legambiente, fissando un canone minimo in tutta Italia per l’attività estrattiva: ad oggi i «canoni di concessione per l’attività di escavazione stabiliti dalle Regioni sono estremamente bassi (mediamente il 3,5% del prezzo di vendita) o pari a zero come in Basilicata, Sardegna e Valle D’Aosta», e che risulta «alla base dei ritardi nell’utilizzo dei materiali provenienti dal riciclo ed è particolarmente iniqua». Nella stessa direzione va la richiesta di «penalizzare lo smaltimento in discarica per spingere il riciclo», aumentando «il costo del conferimento in discarica (ecotassa)». Ad oggi la normativa italiana un tetto massimo per l’ecotassa «di 25 euro per tonnellata valido per i rifiuti solidi urbani e di 10 euro a tonnellata per i materiali inerti». In Danimarca 50 euro per tonnellata rappresentano invece la soglia minima «per entrambe le tipologie di rifiuti, con sconti progressivi in funzione della capacità di riciclo». Sarebbe utile prendere esempio, come sarebbe giusto – aggiungiamo noi – eliminare ogni tipo d’incentivo alla termovalorizzazione dei rifiuti. Infine, l’ultimo tassello del terzetto: a parità di gettito, rimodulare l’Iva su beni e prodotti «attraverso aliquote differenziate tra il 4 e il 22% sulla base di trasparenti criteri ambientali. L’obiettivo è di spingere il mercato e gli investimenti delle imprese verso modi di produzione e consumo sostenibili e a filiera locale».

«Qualcuno penserà che sia un attacco alle imprese chiedere un adeguamento dei canoni in settori con pochissima trasparenza e rilevanti impatti ambientali – commenta Edoardo Zanchini, vicepresidente di Legambiente – Chi può lamentarsi se i canoni per il prelievo di acque minerali, passano da una media incredibile di 0,1 centesimi pagati per litro a 2 centesimi, quando il prezzo medio di vendita è 30 centesimi nella grande distribuzione?».

Non è questa “solo” una battaglia soltanto ambientalista: l’Ocse da tempo chiede al Paese di rimodulare la propria tassazione spostando il carico fiscale dal lavoro al consumo di risorse naturali, e sulla stessa linea si muovono l’Agenzia europea dell’ambiente come pure numerosi economisti.

Dal Cigno verde sottolineano che tra accise su energia e trasporti, Iva su beni e prodotti, lo Stato attualmente incassa 150 miliardi di euro che, a parità di gettito, vanno ridistribuiti sulla base di criteri ambientali. Cancellare privilegi e rendite di cui beneficiano coloro che gestiscono cave, acque di sorgente, concessioni balneari, rifiuti, trivellazioni di petrolio e gas «consentirebbe di generare quasi 2 miliardi di euro ogni anno, a partire dal 2017». Perché non provarci? Esempi più che positivi già ci sono, come i bonus casa che – come ha ricordato oggi il presidente della commissione Ambiente della Camera, Ermete Realacci – nell’anno in corso fanno prevedere «investimenti per 29 miliardi di euro e 436 mila occupati tra diretti e indotti».

«Queste proposte – dichiara Rossella Muroni, presidente nazionale di Legambiente – dimostrano che vi sono settori in Italia dove, con adeguate politiche, si può tornare a creare lavoro e opportunità. Per questo chiediamo a Parlamento e governo di avere il coraggio di andare in questa direzione».

La legge di Bilancio 2017, però, attende ormai il varo a giorni. Sabato prossimo la data più probabile. Difficile pensare che governo e Parlamento decidano di stravolgere ora lavori portati avanti con ostinazione per mesi. E così, ogni anno le proposte ambientaliste si fanno più acute e raffinate, ma l’interlocutore politico cui poterle recapitare ancora non si vede all’orizzonte.