Rilanciamo l’interessante articolo apparso su Scienza in Rete, come contributo al dibattito

L’eolico in Italia piace, meno accanto agli impianti: un problema di trasparenza?

Il 90% degli italiani si mostra favorevole alle tecnologie del vento

[15 aprile 2015]

Può sembrare un’indagine minore, perché molto localizzata. Ma l’inchiesta campionaria svolta presso i comuni di Orsara di Puglia e Sant’Agata di Puglia, realizzata da un gruppo di ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) coordinato da Manlio Maggi e pubblicato per ora come rapporto interno con il titolo I cittadini e gli impianti eolici nel territorio dei Monti Dauni: percezione, informazioni e partecipazione, fornisce utili indicazioni di carattere generale sul rapporto tra politica, tecnologie ambientali e società in Italia.

I due piccoli comuni fanno parte di un grosso parco eolico situato sui Monti Dauni, in provincia di Foggia.
Tra il 1999 e il 2009 in questi due comuni sono stati installati pale eoliche per una potenza complessiva di ben 180 MW. Insomma, un grosso intervento che non ha mancato di suscitare discussioni, a volte molto polemiche.
C’è chi dice che quelle grosse pale deturpano il paesaggio, fanno rumore, causano più danni che benefici all’ambiente.
Manlio Maggi con tutti i suoi collaboratori sono andati a verificare cosa ne pensano i cittadini del posto. Ottenendo dei risultati su cui, appunto, conviene riflettere.

Per comprenderli fino in fondo, occorre fare una premessa. L’energia eolica insieme a quella solare sono le tecnologie che riscuotono il maggior consenso in Europa. Come ha rilevato una recente indagine di EUROBAROMETRO l’84% dei cittadini europei considerano positivi gli effetti delle tecnologie eoliche. Mentre solo il 53% considera positive le biotecnologie, solo il 47% le tecnologie spaziali e appena il 39% quelle nucleari. Insomma, l’eolico incontra il favore del grande pubblico. Solo il solare, con una percezione favorevole dell’87%, supera in consenso l’eolico.

La percezione, in Italia, non è affatto diversa. Alcune indagini, citate nel rapporto di ISPRA, mostrano che l’86% della popolazione del nostro paese considera positivi gli effetti dell’energia eolica e vorrebbe che fosse ancora più utilizzata. Queste indagini risalgono al 2007, ma la situazione non è molto cambiata. Anzi, il favore aumenta: un’indagine realizzata nel 2012 mostra che favorevoli alle tecnologie del vento sono 90 italiani su cento. Decisamente l’eolico incontra.

Bene, qual è la percezione che ne hanno alcuni nostri concittadini che vivono in prossimità di un parco eolico?
Anche a Orsara e a Sant’Agata, i due comuni ei monti Dauni, la maggioranza della popolazione “pensa bene” dell’eolico. Ma il favore è nettamente inferiore a quello della media nazionale. Considera positive le tecnologie eoliche il 60,3% del campione intervistato. Un secco 30% in meno della media nazionale.

Un impianto eolico concretamente vissuto ha determinato una forte erosione del consenso. Un fenomeno che può essere ben compreso. Non esistono pasti gratis in materia di ambiente. E anche se il cibo è buono, quando si presenta il conto l’entusiasmo un po’ scema. Ma qual è la causa di questa erosione forte del consenso (ma non tale da ribaltare il segno positivo)?
Le risposte a questa domanda sono molto interessanti. C’è una quota parte della popolazione intervistata che si è detta scontante perché le pale hanno alterato il paesaggio, altri che si lamentano per lo stravolgimento dell’equilibrio territoriale preesistente, altri ancora per la mancanza di ritorni positivi per la popolazione “costretta” a vivere nelle vicinanze del parco. Costretta non è un aggettivo che abbiamo scelto a caso. Perché il motivo principale dell’erosione del consenso è determinato, secondo l’indagine di ISPRA, dalla mancanza di chiarezza e trasparenza che hanno preceduto e accompagnato la realizzazione degli impianti. L’81% degli intervistati ha denunciato una mancanza di informazione sufficiente. Insomma, il parco eolico è stato in qualche modo imposto ai cittadini dauni.

È questo il dato che deve far riflettere tutti noi. Non è vero che la popolazione italiana sia più tecnofobica di quella del resto dell’Europa e dei paesi di antica industrializzazione. Al contrario, molto spesso è più disponibile ad accettare le innovazioni. Ma quello che fa la differenza sono i modi in cui le innovazioni vengono proposte in Italia e appena oltre i suoi confini. In maniera sempre più partecipata oltre le Alpi. In maniera confusa e poco chiara e poco trasparente (verrebbe da dire, sempre più confusa e poco chiara e poco trasparente) in Italia.
In un’epoca in cui i cittadini rivendicano con crescente determinazione i propri diritti di cittadinanza (di cittadinanza scientifica) questa mancanza di trasparenza e di informazione è un boomerang. Che lacera il tessuto della coesione sociale e diventa uno dei principali ostacoli all’innovazione. Anche e soprattutto in materia ambientale.

di Pietro Greco, Scienza in Rete