L’Europa lotta contro i paradisi fiscali, ma se li ritrova in casa

Oxfam: Paesi Bassi, Svizzera, Irlanda, Lussemburgo, Cipro e infine Isole Vergini britanniche nel mirino

[13 dicembre 2016]

Paesi Bassi e Svizzera rappresentano non solo due dei Paesi più ricchi al mondo, ma anche – cosa più importante – tra i migliori per qualità della vita. Secondo l’ultimo World happiness report, redatto sotto il cappello Onu, si piazzano rispettivamente al settimo e secondo posto nella classifica dei paesi più felici a livello globale (dove l’Italia occupa la 50esima casella). I meriti che li hanno posti ai vertici di questo prestigioso ranking sono innumerevoli, ma a leggere un’altra classifica – quella contenuta nel nuovo rapporto Battaglia fiscale pubblicato da Oxfam – si fa strada il sospetto che siano almeno in parte derivati da dumping sociale verso altri Paesi.

I ricercatori dell’Ong hanno infatti valutato fino a che punto i vari paesi del globo si siano spinti nell’adozione di pratiche fiscali più nocive, come per esempio la scelta di aliquote fiscali nulle sui redditi delle imprese non residenti, la concessione di incentivi fiscali iniqui e improduttivi, la mancanza di collaborazione nei processi internazionali per la definizione di misure di contrasto all’elusione fiscale (incluse le misure volte ad accrescere la trasparenza fiscale). Anche in questa ingloriosa classifica Paesi Bassi e Svizzera occupano una posizione apicale, rispettivamente al terzo e quarto posto. Insieme a loro fanno cattiva mostra di sé altri territori europei: l’Irlanda (sesto posto), Lussemburgo (settimo), Cipro (decimo) e infine le Isole Vergini britanniche (14esimo).

«I paradisi fiscali aiutano le multinazionali a sottrarre risorse alle casse degli Stati, contribuendo a generare e rafforzare sistemi economici fondati sulla disuguaglianza – dice Elisa Bacciotti, direttrice delle Campagne Oxfam – In questa prospettiva si lasciano milioni di persone senza speranza per un futuro migliore». L’elusione fiscale delle multinazionali costa ai paesi più poveri almeno 100 miliardi di dollari ogni anno, ma i danni sono assai pesanti anche all’interno dei paesi di più antica industrializzazione come l’Italia. Quando gli introiti dalle imposte pagate dalle imprese multinazionali si contraggono drasticamente, i governi compensano infatti tali perdite ricorrendo al taglio della spesa pubblica – e dei conseguenti servizi – o aumentando le tasse.

«Non ci sono vincitori nella corsa al ribasso sulla tassazione dei profitti delle grandi imprese. A rimetterci sono le piccole e medie imprese nazionali e i cittadini, soprattutto i più poveri, tanto nelle nostre economie avanzate quanto in quelle dei paesi in via di sviluppo, che pagano più tasse e non hanno accesso a servizi essenziali come istruzione e sanità – conclude Bacciotti – I governi devono collaborare e trovare il modo per fermare questa insana corsa al ribasso, assicurando che le imprese multinazionali paghino la loro giusta quota di tasse laddove conducono le proprie attività e creano valore». L’Europa in questa battaglia si mostra all’avanguardia a livello internazionale, ma perché abbia credibilità politica il primo passo non può che essere quello di portare avanti drastiche riforme all’interno dei propri territori, cancellando l’onta di vederli etichettati come paradisi fiscali.