Lezioni da Bonn per interpretare la COP24

L’innovazione necessaria a combattere il cambiamento climatico sta anche nel riconsiderare la relazione tra uomo e natura

[7 dicembre 2018]

BONN. L’urgenza di agire per fermare o quanto meno arginare il cambiamento climatico non è certo una notizia. Tuttavia, nelle settimane precedenti la COP24 di Katowice in Polonia, numerosi sono stati gli interventi e i report che hanno fatto calare un’amara sensazione di fallimento e di immobilità sull’impresa. Il recente documento[1] rilasciato dall’IPCCC ci dice infatti che limitare l’alzamento delle temperature a 1.5 °C è necessario, e misure nuove e radicali devono essere adottate affinché questo obiettivo sia raggiungibile. E come se questo non bastasse, l’Agenzia Ambientale dell’ONU ha rilasciato recentemente un altro documento[2] sul gap che esiste tra ciò che è stato fatto/si pianifica di fare e ciò che è necessario per limitare l’alzamento delle temperature a 2°C e 1.5°C entro il 2100.

Di fronte a questi scenari, l’attenzione globale è ora riversata sulla COP24, nella speranza che i leader globali possano trovare una soluzione che ci permetta di limitare il più possibile il surriscaldamento globale. La COP24 terminerà il 14 dicembre e molto sarà scritto sul suo significato e sulla sua efficacia nell’avanzamento delle politiche climatiche. Tuttavia, ci è già dato di intuire dove andranno le discussioni della COP24. Per fare ciò, basta guardare al “Global Landscape Forum”(GLF) tenutosi a Bonn (Germania) tra il 1 e 2 Dicembre. L’evento, marginale alle COP24, ha come tema l’uso sostenibile delle foreste e della terra ed attrae ogni anno circa mille partecipanti tra attivisti, scienziati, professionisti, e rappresentanti del mondo della finanza e della politica internazionale e nazionale. Questo Forum è quindi un’ottima occasione per capire – o quanto meno intuire – le intenzioni dei maggiori attori globali sul cambiamento climatico.

Ciò detto, i risultati emersi da Bonn non pare possano soddisfare la richiesta di misure nuove e radicali. Piuttosto, durante la conferenza un eterno eco è parso rimbombare tra le mura, un eco che promette che il capitalismo verde ci salverà dal disastro ambientale. È infatti evidente che nel dibattito globale mainstream la lotta al cambiamento climatico deve essere condotta entro i limiti di una costante crescita economica. Nonostante in molti abbiano parlato di “crescita del benessere (wealth)” non è chiaro cosa succederebbe se il benessere del pianeta e delle persone andasse a scontrarsi con il quello dei nostro sistema economici. E questo viene tutt’oggi ribadito fortemente, nonostante il mondo accademico e scientifico continuino a fornire prova della relazione positiva tra emissioni di CO2[3] e crescita economica.

Provvedimenti radicali e audaci non si troveranno in questo tipo di forum. Né tanto meno, probabilmente, alla COP24. Tuttavia, il Global Landscape Forum ha un’altra storia da raccontarci. Una storia alternativa dettata dalle comunità indigene presenti. Una storia che dice che l’innovazione necessaria a combattere il cambiamento climatico sta anche nel riconsiderare la relazione tra uomo e natura. Celia Witehira, rappresentate di un’organizzazione che opera con la comunità indigene in Nuova Zelanda dice apertamente: “Io sono la terra e la terra è me”.

È dunque possibile immaginare un altro modo di sviluppo e ciò parte dalla base, dalla concezione della relazione uomo-natura. Sebbene tutto ciò possa somigliare a qualche mitologia antica, questo diverso modo di intendere la natura già esiste ed è stato formalizzato a livello legale da alcuni nazioni nel conferimento di diritti legali alla natura[4].

Del resto come spiega Tony Rinaudo, eroe ambientale noto per avere riforestato milioni di ettari in Niger. Nella lotta al cambiamento climatico “non c’è tempo di continuare a proporre sempre la stessa soluzione. La vita su questo pianeta è a rischio”. La lotta al cambiamento climatico potrebbe proprio partire da qui, dalla necessità di azione radicale e dalla capacità di immaginare un futuro alternativo per il nostro sistema economico e per la nostra società.

[1]https://www.ipcc.ch/sr15/

[2]https://www.unenvironment.org/interactive/emissions-gap-report/

[3]http://www.diva-portal.org/smash/get/diva2:1076315/FULLTEXT01.pdf

[4]http://therightsofnature.org/what-is-rights-of-nature/

di Marco Immovilli