L’Ilva ora ha un nuovo proprietario, ma gli impianti saranno a norma tra altri 6 anni

Legambiente: «Così non va, Taranto non può restare in balia della polvere dell'Ilva fino al 2023»

[6 giugno 2017]

«Siamo felici che Am Investco, il Consorzio con Marcegaglia e Banca Intesa Sanpaolo, sia stato scelto come un affidabile partner per Ilva. Vorrei cogliere questa opportunità per rassicurare tutti gli stakeholder che siamo consapevoli della fiducia che hanno riposto in noi. Lavoreremo con tutte le parti interessate per assicurare a Ilva, ai suoi lavoratori e alle Regioni in cui opera un futuro più solido, migliore e sostenibile». Sono parole di chiara soddisfazione quelle pronunciate dal Ceo di ArcelorMittal, Lakshmi Mittal, in seguito al decreto firmato dal ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda con il quale i Commissari straordinari del Gruppo Ilva in amministrazione straordinaria sono stati autorizzati a procedere all’aggiudicazione della più grande acciaieria europea ad Am Investco Italy. È infatti Mittal, il più grande gruppo siderurgico al mondo, a guidare la cordata il cui capitale sociale risulta detenuto da ArcelorMittal Italy Holding S.r.l. (51%), ArcelorMittal S.A. (34%) e Marcegaglia Carbon Steel S.p.A. (15%).

Come comunicato ieri dal Mise, adesso si passerà immediatamente a una fase negoziale in esclusiva tra i Commissari straordinari e l’aggiudicatario, finalizzata ad eventuali miglioramenti dell’offerta vincolante (come previsto dalla procedura di gara). Sintetizzando, al momento i termini della vendita dell’Ilva sono i seguenti: l’offerta che ha permesso ad Am Investco di superare quella avanzata da Accialtalia prevede un prezzo di acquisto pari a  €1.800 milioni ed investimenti da parte della nuova proprietà per circa €2.400 milioni, di cui €1.250 milioni di investimenti tecnologici e €1.150  milioni di investimenti ambientali.

Su quest’ultimo, determinante punto, è il ministero dello Sviluppo economico ad offrire una panoramica sui generis degli interventi previsti: «L’esecuzione entro il 2023 del piano ambientale, in linea con quanto definito dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del  Territorio e del Mare, con l’effettuazione di investimenti per  €1.137 milioni, tra i quali €301 milioni destinati alla copertura dei parchi minerari a tutela del territorio che insiste sulla centrale; €196 milioni alle cokerie e €179 milioni al piano acque. AM propone inoltre tecnologie per una ulteriore riduzione  dell’impatto ambientale quali: la separazione magnetica delle scorie fini, nastri trasportatori elettrostatici per contenimento delle polveri, tecnologie per la riduzione dei gas e tecnologie per il trattamento delle acque. Al di fuori del piano vengono previste nuove tecnologie (ad oggi ad un diverso stadio di maturità) adottabili per mitigare ulteriormente l’impatto ambientale, nonché la disponibilità alla valutazione  dell’impiego della tecnologia DRI e le condizioni della sua sostenibilità economica», ovvero l’impiego del preridotto e del gas in parziale sostituzione al carbone – ipotesi inizialmente rigettata da Mittal – per migliorare gli impatti ambientali dell’acciaieria.

Queste le prospettive attuali. Per quanto riguarda il possibile, oltre alla valutazione dell’impiego della tecnologia DRI, Am Investco si è impegnata a valutare in sede negoziale la «riduzione dei tempi per la realizzazione degli investimenti ambientali con particolare riferimento alla copertura dei parchi», toccando un tema più che sensibile per il territorio.

Per Am Investco Italy – osserva Lunetta Franco, presidente di Legambiente Taranto – il termine per la messa a norma degli impianti sarebbe fissato ad agosto del 2023: un fatto che, se confermato, sarebbe semplicemente assurdo considerato che si colloca a oltre dieci anni dalla concessione dell’AIA all’Ilva nell’ottobre del 2012 e che da esso ci separano oltre sei anni». Altro che tenere insieme il diritto alla salute e il diritto al lavoro, altro che priorità delle questioni ambientali: «Qui – aggiunge Franco insieme a Stefano Ciafani, direttore nazionale del Cigno verde – si considera solo il diritto dei creditori dell’Ilva, in primo luogo quelli privilegiati tra cui le banche, ad avere indietro i loro soldi. Lo diciamo forte e chiaro, così non va: Taranto non può restare in balia della polvere dell’Ilva fino al 2023, né é accettabile un piano ambientale che si prolunghi ancora per oltre sei anni».

Una delusione sotto il profilo della sostenibilità ambientale che si accompagna al difficile contesto occupazionale. Am Investco prevede di mantenere la produzione di acciaio a quota 6Mt (sostanzialmente in linea con l’attuale) fino al completamento del Piano ambientale, e il successivo ripristino dei volumi nel 2024 ai livelli ante-sequestro nei limiti dell’AIA vigente (8Mt) mediante 3 altoforni. Per far questo si affiderà a 9.407 lavoratori occupati (FTE) nel 2018, destinati a ridursi nell’arco del Piano a 8.480 occupati costanti. Le cose potrebbero migliorare, con la fase di negoziazione che riguarderà «una occupazione complessiva di circa 10.000 occupati nel gruppo Ilva, per tutta la durata del Piano». A fronte però di 14.220 lavoratori attualmente in organico all’Ilva.

L. A.