Per il 67,2% le leggi sono troppe, e per il 62% negli ultimi 5 anni la situazione è peggiorata

L’insostenibile pesantezza della Pubblica amministrazione italiana, spiegata da chi ci lavora

Il mostro che strangola il Paese e la green economy è la “burocrazia difensiva”: restare fermi, prendere il minimo delle responsabilità possibili per la paura di sbagliare

[23 maggio 2017]

La 28esima edizione del Forum Pa, aperto oggi a Roma, si articola attorno a una domanda fondamentale: quale Pubblica amministrazione occorre all’Italia per raggiungere entro il 2030 i 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile approvati – e sottoscritti anche dal nostro Paese – dall’Onu nel settembre 2015? Si tratta di un quesito centrale, almeno per due motivi. Il primo, nei moderni stati diritto è la Pubblica amministrazione che cadenza il ritmo del vivere civile e, nel bene come nel male, al netto di improbabili rivoluzioni non si può prescindere dal suo operato per traghettare la nostra società verso lidi più sostenibili. Il secondo, meno scontato: il settore pubblico è ancora oggi il più grande consumatore di tutta l’Ue, assorbendo il 14% del Pil con i propri acquisti in beni e servizi. Con un conseguente, enorme potere capace di indirizzare i mercati con le proprie spese.

Purtroppo per noi, si tratta di un potere mal indirizzato, ed i primi a sottolinearlo sono proprio i dipendenti pubblici. Come anticipato nella ricerca “Pratiche di consumo sostenibile a lavoro” condotta dal Forum Pa e riassunta dal suo presidente Carlo Mochi Sismondi, solo il 14,1% dei dipendenti pubblici interrogati «dichiara che la propria amministrazione ha già introdotto i Cam (Criteri ambientali minimi) nelle proprie procedure d’acquisto. Mentre sono ancora molto poche quelle che hanno formalizzato la politica degli acquisti sostenibili (9,3%), che hanno organizzato iniziative di informazione e formazione al personale sulla sostenibilità (9,3%), che provvedono al monitoraggio degli acquisti verdi effettuati (7,4%) e, soprattutto, quelle che hanno definito chiaramente gli obiettivi e i target da raggiungere (6,7%)».

Perché questo paradosso ed enorme spreco di risorse? Per rispondere è necessario andare a indagare l’inchiesta annuale condotta dal Forum Pa, i cui risultati appaiono inequivocabili. La causa principale del rallentamento dell’azione amministrativa, così dice il 67,2% del campione (1700 persone, per l’80% dipendenti pubblici), è l’eccessiva produzione di norme che si sovrappongono e generano confusione e disorientamento, tanto che per chi lavora nella Pa è difficile comprendere il senso strategico del proprio lavoro (45,3%).

«Abbiamo lanciato questa inchiesta perché – spiega Sismondi – dopo 28 anni di studio delle amministrazioni da dentro e da fuori, continuiamo a trovarci di fronte una Pa bloccata, in balia di una bulimia regolatoria, di una coazione a ripetere per cui si legifica molte volte la stessa cosa, con minime differenze, senza pretendere mai veramente, con accertamenti e sanzioni, che le norme siano effettivamente attuate. In questo caos, i dipendenti pubblici ci raccontano che l’unica salvezza percepita è quella di restare fermi, di prendere il minimo delle responsabilità possibili, di aspettare che passi il vento dell’innovazione (che tanto dura al massimo il tempo di un governo) o di pretendere, prima di applicarle, che le novità diventino obbligatorie. Ed è questo il fenomeno che abbiamo chiamato burocrazia difensiva. Occorre ridurre concretamente le norme e cercare una reale semplificazione delle procedure. E anche recenti novità come il Codice degli appalti e il Codice dell’amministrazione digitale (Cad) non sono state percepite come reali semplificazioni».

È proprio questa “burocrazia difensiva” il principale nemico dell’innovazione, e non è un caso che anche i professionisti dell’economia circolare individuino nella «semplificazione normativa» la prima necessità per dare ossigeno al settore. Peccato non ve ne sia traccia.

Eppure i dipendenti pubblici hanno le idee chiare su come uscire da questo stallo: scelta di dirigenti capaci basata sul merito e non sulla politica (lo dice il 50,7% del campione), meno norme (43,5%), più digitalizzazione (41,9%).

La soluzione è dunque chiara, ma nessuno ha avuto ancora il coraggio di praticarla. Men che meno negli ultimi anni, quelli che avrebbero dovuto portare alla “grande semplificazione”. È accaduto anzi il contrario: per il 62% dei rispondenti all’inchiesta del Forum Pa, negli ultimi 5 anni la burocrazia è cresciuta. Gli interventi di riforma, che siano gli ultimi arrivati o quelli introdotti da anni, non stanno dando gli esiti sperati, e il principale nemico del cambiamento è sempre lo stesso: le leggi sono troppe. Il rallentamento dell’azione amministrativa e i comportamenti rigidi dei dipendenti pubblici derivano più da questo fattore che dai controlli, secondo il Forum Pa, mentre in seconda e terza posizione nella classifica dei problemi troviamo il continuo mutamento delle norme (57,9%) e l’eccessiva frammentazione delle responsabilità (53%). Temi neanche sfiorati dai principali partiti nella permanente atmosfera di campagna elettorale che permea l’Italia.