Rossi: «Non possiamo parlare solo di urbani quando i quattro quinti dei rifiuti prodotti vengono dai processi produttivi, cioè dalle nostre aziende»

L’Ispra spiega i rifiuti speciali, la Toscana avvia un tavolo regionale per gestirli meglio

Un territorio fatto di singole eccellenze e molti paradossi. Al presidente di Rimateria recapitata una lettera minatoria a causa del suo concreto lavoro nell’economia circolare

[14 giugno 2018]

La Toscana è la Regione del centro Italia che produce più rifiuti speciali: 10,5 milioni di tonnellate secondo il Rapporto rifiuti speciali – edizione 2018 pubblicato oggi dall’Ispra, il 7,8% del totale nazionale. Per il 95,5% si tratta di rifiuti non pericolosi, ai quali vanno aggiunte 473mila tonnellate (il 4,5%) di rifiuti pericolosi.

Da dove arrivano tutti questi rifiuti speciali? Prevalentemente dalle realtà produttive, di commercio e servizi (ma è ingente anche il quantitativo di rifiuti urbani assimilati agli speciali, ad esempio), con l’Ispra ad informare che le principali tipologie di rifiuti speciali prodotte sono rappresentate dai rifiuti delle operazioni di costruzione e demolizione (40,6% della produzione regionale totale), seguiti subito dopo da quelli derivanti dal trattamento dei rifiuti e delle acque reflue (33,9%); quest’ultima voce rappresenta in pratica gli scarti dell’economia circolare, e ci ricorda da una parte che l’impatto zero non esiste, e dall’altra che per chiudere realmente il cerchio di un modello di produzione e consumo più sostenibile sia necessaria sul territorio la presenza di impianti adeguati a gestire i nostri scarti.

Scendendo nel dettaglio, l’Ispra spiega che nel 2016 la gestione dei rifiuti speciali abbia interessato oltre 9,9 milioni di tonnellate di rifiuti non pericolosi e oltre 596 mila tonnellate di rifiuti pericolosi: «Il recupero di materia è la forma prevalente di gestione cui sono sottoposti oltre 6 milioni di tonnellate e rappresenta il 57,5% del totale gestito», cui seguono le operazioni di smaltimento (3,3 milioni di tonnellate, 31,9%), come la discarica (oltre 1,1 milioni di tonnellate, 10,9%), i trattamenti chimico-fisici, quelli biologico, il ricondizionamento preliminare (oltre 2,1 milioni di tonnellate); residuale è l’utilizzo dei rifiuti come fonte di energia (pari a oltre 22 mila tonnellate, lo 0,2% del totale gestito) e l’incenerimento (oltre 12 mila tonnellate, 0,1%); la messa in riserva a fine anno prima dell’avvio alle operazioni di recupero ammonta a oltre 999 mila tonnellate (9,5%), il deposito preliminare prima dello smaltimento interessa oltre 92 mila tonnellate (0,9%), mentre l’export di rifiuti speciali ammonta a oltre 77 mila tonnellate (37.059 tonnellate di rifiuti non pericolosi e 40.866 tonnellate di pericolosi) e l’import a 17 mila tonnellate (15.541 tonnellate di rifiuti non pericolosi e 2.455 tonnellate di pericolosi).

Nonostante la Toscana in fatto di sostenibilità sia una delle Regioni più avanzate d’Italia, occorre migliorare. Per questo ieri la Giunta ha approvato la costituzione di un tavolo regionale che si occuperà dei principali settori produttivi toscani per i quali esiste ad oggi un problema di chiusura del ciclo di produzione, individuati nel lapideo (con particolare riferimento all’estrazione del marmo), cartario, tessile, cuoio, metallurgico e cantieristica, chimica (con riferimento agli scarti della produzione) e infine oro. A presiedere il tavolo sarà direttamente il governatore Enrico Rossi, col quale lavoreranno gli assessori Fratoni, Ciuoffo e Barni oltre a Arpat, Arrr, Irpet e rappresentanti delle università toscane oltre che di Enea, Cnr e Iit, come anche delle associazioni degli imprenditori dei settori produttivi e dai presidenti dei comitati di indirizzo dei Distretti tecnologici coinvolti.

«Questa è una delibera che si inserisce in una strategia più complessiva, quella di declinare anche in Toscana in modo virtuoso i principi dell’economia circolare sui quali l’Europa punta in maniera prevalente – ha spiegato Rossi – È chiaro che non possiamo parlare solo di rifiuti urbani quando i quattro quinti dei rifiuti prodotti vengono dai processi produttivi, cioè dalle nostre aziende». L’idea è quindi quella di «costituire tavoli di confronto sistematici con i distretti produttivi toscani arricchiti dei nuovi distretti tecnologici recentemente costituiti – ha proseguito Fratoni – che consentano di stimolare la giusta innovazione e ricerca per realizzare la chiusura del ciclo produttivo». Nell’attesa che opzioni futuribili si rendano disponibili, però, è evidente che se vogliamo continuare a produrre e a consumare – e soprattutto se vogliamo farlo secondo sostenibilità – è necessario dotarsi da subito di tutti gli impianti necessari (e/o valorizzare quelli già presenti) per gestire i nostri scarti, che come visto esitano anche dall’economia circolare. «Per il vetro – porta ad esempio Fratoni – c’è già un accordo importante di Revet con il gruppo Zignago», ma è evidente che anche la Toscana non è esente da problemi e paradossi che occorre affrontare con urgenza e chiarezza.

L’ultima e inquietante dimostrazione arriva dal livornese, dove al presidente di Rimateria – azienda attiva proprio nel riciclo e nello smaltimento in condizioni di sicurezza dei rifiuti speciali e pericolosi derivanti dai processi produttivi, e che l’anno scorso è stata segnalata dalla Commissione Ue come esempio d’eccellenza in fatto di economia circolare – è stata recapitata una lettera minatoria nella propria residenza privata. «Ti sei arricchito con la monnezza – si legge nella lettera, naturalmente e vigliaccamente anonima – gli uomini, le donne e i bambini quando sentono il puzzo e vedono la montagna della discarica vorrebbero poterti seppellire lì. A settembre te ne andrai, vedi di lasciare la discarica a norma e i conferimenti cessati per sempre. In caso contrario ti ammazziamo e ti buttiamo in un cassonetto».

Il destinatario Valerio Caramassi, che ha già sporto denuncia ai Carabinieri e al quale la redazione di greenreport vuole manifestare piena solidarietà, risponde con chiarezza: «Certamente non mi lascio e non ci lasciamo intimidire. Continueremo a fare ciò che riteniamo giusto proprio in nome del risanamento e della mitigazione degli impatti ambientali e sanitari. Se in 900 ettari di Sin dove nulla si e fatto fino a oggi in termini di bonifica il problema sono 70 ettari, con quattro discariche di cui una incontrollata, dove i lavori di risanamento sono in corso, allora vuol proprio dire che si è rovesciato il mondo».