Meglio di noi fanno anche Bielorussia e Cuba. Ai vertici mondiali la Scandinavia

L’Italia ancora lontana dal raggiungere gli obiettivi Onu di sostenibilità: 30esima al mondo

Il ministro dell’Ambiente presenta all’Onu la strategia nazionale, ma mancano impegni concreti. ASviS: «Passare dalle parole ai fatti»

[19 luglio 2017]

A che punto è l’Italia nel percorso di sviluppo sostenibile individuato dall’Onu, che dovrà portare al 2030 alla realizzazione di ben 17 Sustainable development goals (Sdgs)? Un po’ indietro sulla tabella di marcia, da quanto emerge sfogliando il “SDG Index and Dashboards Report”, realizzato dalla Fondazione Bertelsmann e dal Sustainable Development Solutions Network (Sdsn) delle Nazioni Unite, ovvero il primo studio globale che valuta lo stato di avanzamento di ciascun Paese rispetto agli Obiettivi di sviluppo sostenibile.

A spiegarlo con dovizia di dettagli è l’Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile (ASviS): «Nella classifica mondiale 2017 dell’SDG Index, l’Italia si posiziona 30esima su 157 Paesi con 75,5 punti, dopo Svezia (85,6 punti), Danimarca (84,2) e Finlandia (84,0), rispettivamente al primo, secondo e terzo posto, ma in coda anche ad altri Paesi come Slovenia (9a classificata), Estonia (15esima), Bielorussia (21esima), Slovacchia (23esima) e Cuba (29esima)». Cambiando il metro di misura, i risultati non cambiano: «Anche l’SDG Dashboard italiano (che utilizza metodologie di calcolo diverse dall’SDG Index) non presenta buoni risultati. Il Dashboard evidenzia i Goal e gli indicatori con quattro colori per illustrare i punti di forza (verde), gli aspetti su cui bisogna lavorare ancora abbastanza o molto (rispettivamente giallo e arancione) e gli elementi critici (rosso) su cui occorre intervenire tempestivamente.  Nel Dashboard non compare alcun segnale verde per il nostro Paese, che si trova quindi a dover lavorare ancora molto su tutti i Goal, affrontando in particolare le questioni relative agli Obiettivi in rosso: occupazione, consumo e produzione responsabili, cambiamento climatico, flora e fauna acquatica e pace, giustizia e istituzioni solide. Il Rapporto fornisce anche una classifica dei Paesi Ocse, in cui l’Italia si posiziona 17esima su 35».

Su questi magri risultati, e soprattutto sul percorso per migliorarli, il ministero dell’Ambiente ha relazionato ieri al Palazzo di vetro di New York, presentando all’Onu – insieme al portavoce ASviS, l’ex ministro e presidente Istat Enrico Giovannini – la Voluntary National Review (Vnr) italiana: «È la prima volta – notano dall’Alleanza – che Roma presenta al mondo il consuntivo di quanto sta facendo per attuare l’Agenda 2030 e giustamente in questa presentazione trovano spazio sia l’esposizione del governo sia il riconoscimento del ruolo della società civile che l’Alleanza rappresenta».

Il problema è che al momento la strategia italiana è ancora un cantiere aperto, che somiglia molto (e solo) a un elenco di buone intenzioni.

«Il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti – spiegano dall’ASviS – ha esposto la Voluntary national review sottolineando che finora l’Italia si è dotata della “cassetta degli attrezzi” per governare il processo. In prospettiva è previsto il coordinamento della Presidenza del consiglio con il supporto dell’Ambiente per la strategia interna e degli Esteri per la cooperazione internazionale. “Ora stiamo lavorando sulla parte quantitativa, con obiettivi precisi al 2030, e stiamo predisponendo gli strumenti indispensabili per il monitoraggio”, ha detto il ministro».

Il problema è che, appunto, a mancare sono gli impegni concreti: scadenze, stanziamenti di risorse, controlli (e sanzioni?) che possano concretizzare davvero un percorso di sostenibilità. Elementi ancora tristemente assenti, e non da ieri. «Quando sul sito dell’Onu è comparsa la Vnr italiana, l’Alleanza – osservano dall’ASviS – ha espresso subito una sua valutazione con un comunicato stampa nel quale si plaude all’iniziativa del governo, ma al tempo stesso si invita a “passare dalle parole ai fatti”, segnalando l’esigenza di concretizzare la Strategia nazionale di sviluppo sostenibile che è stata tradotta e presentata in lingua inglese all’Onu, ma che non ha avuto ancora un avallo ufficiale dal Consiglio dei ministri e che comunque richiede una serie di specificazioni operative. Anzi, Giovannini ha fatto notare come un importante impegno adottato dal presidente Paolo Gentiloni al Festival dello sviluppo sostenibile e cioè l’emanazione di una direttiva a tutti i ministri per mettere l’azione di governo in linea con gli SDGs, non è presente nei più recenti documenti».

L. A.