L’Italia in prima fila per l’economia all’idrogeno, ma se dietro ci sono sempre carbone e metano…

Enea coordina il progetto Ascent – Advanced Solid Cycles with Efficient Novel Technologies

[7 luglio 2014]

Quella dell’idrogeno è una soluzione che non smette di affascinare, e con buone ragioni, molti ricercatori, policy makers e semplici cittadini che in tutto il mondo immaginano una società alimentata dalle energie rinnovabili. In questa visione globale, l’Italia riesce a ritagliarsi spazi di primo piano. È il caso dell’Enea, che coordina il progetto “Ascent – Advanced Solid Cycles with Efficient Novel Technologies”, il cui obiettivo è la produzione sostenibile di idrogeno da carbone e metano.

L’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile spiega, che ha recentemente presentato il progetto nel corso di un confronto scientifico tra i partner europei e  quelli australiani – tenutosi a Sydney alla presenza di esponenti della Commissione europea e di membri del governo australiano – spiega che «l’idrogeno può essere prodotto in maniera sostenibile grazie a tecnologie innovative che permettono di utilizzare anche i combustibili fossili, e a tale scopo l’Unione Europea promuove specifiche azioni nell’ambito del Programma: “Energy – New generation high-efficiency capture processes” del 7° Programma Quadro».

Ricordando che la produzione dell’idrogeno da combustibili fossili costituisce una delle priorità  di Horizon 2020, ed è di interesse per i Fondi strutturali dell’Unione europea, l’Enea sottolinea che «in particolare, il progetto Ascent propone tre tecnologie per la produzione di idrogeno e la “decarbonizzazione” di gas combustibili contenenti carbonio (monossido di carbonio o metano), attraverso  la separazione della CO2 ad alta temperatura con l’utilizzo di speciali sistemi di assorbimento. In questo modo si ottengono soluzioni tecnologiche più efficienti ed economiche di quelle ottenibili a temperature più basse».

Il ruolo centrale dell’Enea in questo progetto rappresenta una buona notizia per l’Italia, dove gli investimenti in innovazione – la chiave per giungere a un’economia circolare in tempi sostenibili – sono generalmente molto più scarsi rispetto ai principali partner europei e non solo, ma ancora non affronta uno dei maggiori problemi di fondo che riguardano la tecnologia all’idrogeno: questo elemento chimico, come ormai dovrebbe essere noto, viene attualmente impiegato come mezzo; non è infatti una fonte di energia, ma un suo vettore.

Se la sua produzione deriva da carbone e metano, poco cambia nell’ottica di slegare l’economia dalla dipendenza dai combustibili fossili. È dunque una notizia positiva se lo studio delle tecnologie citate dall’Enea, «ormai prossime a condizioni operative di livello industriale – fanno sapere dall’Agenzia – viene condotto attraverso interazioni tra ricercatori, aziende, operatori del settore, amministrazioni pubbliche», ma permane la consapevolezza che, per realizzare un’economia (sostenibile) alimentata a idrogeno resta ancora molto da lavorare.