Un veicolo con quest'alimentazione emette il 97% di CO2 in meno rispetto a uno a benzina

Come l’Italia può produrre al 2030 di 10 miliardi di mc di biometano

Dal Cic la richiesta alla politica di «fare un piano infrastrutturale del settore del recupero e riciclo del rifiuto organico»

[9 novembre 2017]

Secondo una prima elaborazione prodotta dal Consorzio italiano compostatori (Cic) a partire dall’ultimo rapporto Ispra sui rifiuti urbani, gli impianti di trattamento del rifiuto organico crescono del 6%, passando da 308 a 326: «I dati fanno ben sperare – spiega il direttore del Cic Massimo Centemero,  intervenuto nel corso della XIX Conferenza sul compostaggio e la digestione anaerobica in corso a Ecomondo – ma continuiamo ad avere una situazione paradossale e a vedere un’Italia a due velocità dal punto di vista dell’impiantistica: mentre nel Nord ci sono comuni con la raccolta differenziata all’85%, al Sud ci sono casi in cui siamo fermi al 5%. Al Sud ci sono situazioni virtuose, ma manca tutta l’impiantistica. Non è necessario che siano impianti creati ex novo: in un’ottica di green economy potrebbero sorgere su aree industriali o discariche dismesse o abbandonate, come dimostrano i casi eccellenti degli impianti di Montello (Bergamo) e di Sesa (Padova), sorti rispettivamente sulle ceneri di un’acciaieria e di una discarica».

Per questo motivo – aggiunge Alessandro Canovai, presidente del Consorzio – il Cic chiede alla politica, anche in vista delle prossime elezioni, di «fare un piano infrastrutturale del settore del recupero e riciclo del rifiuto organico, settore che ha dimostrato negli ultimi 25 anni di crescere e di autosostenersi, anche senza incentivi». E sebbene – secondo i monitoraggi realizzati nell’ambito di un accordo con Assobioplastiche, Corepla e Conai – la purezza media dell’umido che viene raccolto nelle città italiane è superiore al 95% (le impurità, cioè i materiali non compostabili, sarebbero dunque pari al 5%), rimangono alcune difficoltà da superare per quanto riguarda la qualità dell’organico raccolto, propedeutica per una re-immissione sul mercato del compost derivante dal loro trattamento: nonostante l’obbligo di raccolta con manufatti biodegradabili e compostabili, ad esempio, più del 43% dei sacchi per contenere l’umido non è compostabile. È in questo contesto che il Consorzio ha premiato alcune eccellenze italiane che hanno ottenuto il marchio Compost di qualità Cic: le società Aisa Impianti (Arezzo), Sogliano Ambiente (Forlì-Cesena) e Futura (Grosseto).

Sul promettente versante del biometano a essere stata premiata è invece la Montello Spa a Bergamo, che rappresenta il primo esempio in Italia nella produzione di biometano esclusivamente dal trattamento dei rifiuti organici della raccolta differenziata urbana e nell’immissione di biometano nella rete di trasporto nazionale: 600.000 le tonnellate di umido organico trattate ogni anno, in grado di produrre 32 milioni di standard metri cubi di biometano.

Non si tratta di un caso a sé stante: già oggi l’Italia è il secondo produttore di biogas europeo dopo la Germania e il quarto produttore mondiale dopo Cina, Germania e Stati Uniti, e con un adeguato sistema legislativo a supporto, infatti, l’Italia sarebbe nelle condizioni di raggiungere una produzione di 10 miliardi di mc di biometano al 2030, di cui almeno 8 da matrici agricole (pari a circa il 12-13% dell’attuale fabbisogno annuo di gas naturale), non solo senza ridurre il potenziale dell’agricoltura italiana nei mercati alimentari, ma accrescendo la competitività e sostenibilità delle aziende agricole. La capacità di coprire il fabbisogno italiano annuo passerebbe così dall’attuale 12-13% al 25%. I nuovi investimenti creerebbero, inoltre, 15 mila nuovi green jobs.

Per questo ieri a Ecomondo è stato siglato un Protocollo d’intesa presentato dalla Piattaforma tecnologica nazionale sul (bio)metano (con il coordinamento del Cic e Cib – Consorzio italiano biogas, e la partecipazione di Anigas, Assogasmetano, Confagricoltura, Fise-Assoambiente, Italian Exhibition Group, Legambiente, Ngv Italy, Utilitalia). La valorizzazione del biometano – spiega la Piattaforma –  ha infatti le carte in regola per ritagliarsi un ruolo strategico in accordo con i principi dell’economia circolare nella gestione dei rifiuti urbani, in agricoltura e nel sistema trasporti.

Il Cic stima ad esempio che entro il 2020 si arriverà ad una raccolta di rifiuti organici intorno a 8 Mton/anno, di cui 6 Mton/anno costituiti da Forsu: se tutta la frazione umida dei rifiuti urbani fosse riciclata negli impianti dedicati, oltre ai 2 Mton/anno di fertilizzante organico si potrebbe generare un quantitativo di biometano pari a circa 300.000.000 kg/anno, più che sufficienti ad alimentare le flotte di mezzi destinati alla raccolta di tutti i rifiuti urbani prodotti. In ambito agricolo invece, ricorda il Cib, sono attivi oltre 1300 impianti con una potenza installata di 1200 MW, e dal 2009 il settore della digestione anaerobica in agricoltura ha sviluppato investimenti per oltre 4 miliardi di euro creando 12 mila posti di lavoro, che potrebbero raddoppiare entro il 2020.

Con importanti vantaggi (anche) dal punto di vista della sostenibilità dei trasporti: un veicolo a biometano, ad esempio, ha le stesse emissioni di un veicolo elettrico alimentato interamente a energia prodotta da fonte eolica, ovvero 5 gC02eq/Km, il 97% in meno di un analogo veicolo alimentato a benzina. Inoltre, per i motori alimentati a metano e biometano sono praticamente assenti le emissioni di particolato (-90/95% rispetto al gasolio) e gli ossidi di azoto sono ridotti del 50%.