Alla vigilia del voto, l’ASviS analizza la distanza del Paese dagli obiettivi Onu

L’Italia si presenta alle elezioni in «una condizione di non sostenibilità»

Negli ultimi anni il Paese è peggiorato in povertà, disuguaglianze, condizioni economiche e delle città, acqua, ecosistemi terrestri. E per gran parte di quei miglioramenti ambientali che ci sono stati dobbiamo “ringraziare” solo la crisi economica

[22 febbraio 2018]

È ancora impossibile prevedere se al termine della prossima legislatura, che inizierà dopo le elezioni del 4 marzo, l’Italia riuscirà o meno a migliorare le propria condizione di sostenibilità ambientale, sociale ed economica. Una certezza però l’abbiamo: sotto questo profilo finora non siamo migliorati, nonostante tutte le dichiarazioni d’intenti dei vertici politici e (soprattutto) gli impegni internazionali firmati. Una dura realtà che emerge dall’analisi appena elaborata dell’Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile (ASviS), che valuta il Paese rispetto agli impegni che ha assunto in sede Onu con la sottoscrizione dell’Agenda 2030.

«Malgrado i passi avanti compiuti in alcuni campi – spiega l’ex ministro e presidente Istat Enrico Giovannini, oggi portavoce dell’ASviS – l’Italia resta in una condizione di non sostenibilità economica, sociale e ambientale. Se i partiti non metteranno lo sviluppo sostenibile al centro della legislatura, le condizioni dell’Italia saranno destinate a peggiorare anche in confronto ad altri Paesi».

È quanto sta accadendo già oggi, dato che dal rapporto ASviS presentato lo scorso settembre emerge un’Italia quart’ultima in Europa in fatto di sostenibilità. E la nuova analisi pubblicata ieri dall’ASviS, con dovizia di dettagli per ogni singolo obiettivo Onu, rimane sulla stessa linea.

Rispetto a quelli presentati nel Rapporto ASviS pubblicato lo scorso autunno, i nuovi indicatori compositi sono basati su un insieme rivisto e ampliato di indicatori elementari utilizzando la metodologia adottata anche dall’Istat per costruire gli indicatori compositi del Benessere equo e sostenibile (Bes). Il quadro che ne deriva è così composto: dal 2010 al 2016 la sostenibilità dell’Italia è statica per quanto riguarda 4 indicatori, in peggioramento per 6 e in miglioramento per 7 (anche se in più d’un caso con importanti discriminanti).

Rientrano tra gli obiettivi Onu stazionari il numero 2 (Porre fine alla fame, raggiungere la sicurezza alimentare, migliorare la nutrizione e promuovere un’agricoltura sostenibile), il numero 7 (Assicurare a tutti l’accesso a sistemi di energia economici, affidabili, sostenibili e moderni), il numero 14 14 (Conservare e utilizzare in modo durevole gli oceani, i mari e le risorse marine per uno sviluppo sostenibile) e infine il numero 16 (Promuovere società pacifiche e più inclusive per uno sviluppo sostenibile, offrire l’accesso alla giustizia per tutti e creare organismi efficienti, responsabili e inclusivi a tutti i livelli).

Gli obiettivi Onu dove l’Italia è «sensibilmente peggiorata» nell’arco di tempo 2010-2016 sono invece il numero 1 (Porre fine ad ogni forma di povertà nel mondo), in quanto è peggiorata la povertà assoluta e relativa, nonché il numero di individui in famiglie a bassa intensità lavorativa; il numero 6 (Garantire a tutti la disponibilità e la gestione sostenibile dell’acqua e delle strutture igienico-sanitarie); il numero 8 (Incentivare una crescita economica duratura, inclusiva e sostenibile, un’occupazione piena e produttiva e un lavoro dignitoso per tutti), il numero 10 (Ridurre l’ineguaglianza all’interno di e fra le Nazioni), che per l’Italia ormai dal 2009 segna un «evidente peggioramento»; il numero 11 (Rendere le città e gli insediamenti umani inclusivi, sicuri, duraturi e sostenibili) e il numero 15 (Proteggere, ripristinare e favorire un uso sostenibile dell’ecosistema terrestre, gestire sostenibilmente le foreste, contrastare la desertificazione, arrestare e far retrocedere il degrado del terreno, e fermare la perdita di diversità biologica). Anche in questo caso l’indicatore «diminuisce molto dal 2008 in poi, definendo una linea di tendenza estremamente negativa, nonostante il leggero miglioramento osservato tra il 2015 e il 2016».

In chiaro miglioramento nel 2010-2016 sono invece l’obiettivo 3 (Assicurare la salute e il benessere per tutti e per tutte le età), il 5 (Raggiungere l’uguaglianza di genere e l’empowerment di tutte le donne e le ragazze) e l’obiettivo 17 (Rafforzare il partenariato mondiale e i mezzi di attuazione per lo sviluppo sostenibile). L’ASviS inserisce poi anche gli obiettivi 9, 12 e 13 in “miglioramento”, ma si tratta in realtà di indicatori dove abbondano i chiaroscuri.

Per quanto riguarda l’obiettivo 9 (Costruire una infrastruttura resiliente e promuovere l’innovazione ed una industrializzazione equa, responsabile e sostenibile), migliorano ad esempio gli indicatori relativi alla diffusione di banda larga tra le famiglie, l’uso di internet e l’incidenza dei lavoratori della conoscenza sull’occupazione totale, ma il valore aggiunto dell’industria manifatturiera cresce scontando «una più alta intensità di emissioni di CO2 per unità di valore aggiunto e di bassi livelli di produttività».

Per l’obiettivo 12 (Garantire modelli sostenibili di produzione e di consumo) l’indicatore aumenta sì significativamente, ma per quale motivo? A causa di un calo nel consumo di materia «ampiamente dovuto alla crisi economica», e a un aumento della percentuale di raccolta differenziata, abbinata però a un aumento dei rifiuti urbani prodotti (e pure dei rifiuti speciali, aggiungiamo noi).

Infine l’obiettivo 13, “Adottare misure urgenti per combattere il cambiamento climatico e le sue conseguenze”: anche in questo caso «l’indicatore migliora fino al 2014 in gran parte a causa della riduzione delle emissioni indotte dalla crisi economica, per poi peggiorare nell’ultimo biennio, in corrispondenza con la ripresa del Pil».

È dunque la crisi economica ad aver positivamente inciso sulla sostenibilità ambientale italiane, peggiorando però significativamente la sostenibilità sociale con l’aumento potente delle disuguaglianze. È chiaro che non può essere questa la strategia di sviluppo del Paese. «È necessario che la politica si impegni, con azioni immediate, per portare il Paese su un sentiero di sviluppo sostenibile, dal punto di vista economico, sociale e ambientale», spiegano dall’ASviS, e non è un caso che l’analisi dell’Alleanza sia stata pubblicata proprio alla vigilia delle elezioni.