Dal quartiere storico la Venezia all’area industriale della Paduletta

Livorno, firmato il (primo) protocollo d’intesa per delocalizzare il depuratore di Rivellino

Il nuovo impianto sarà in grado di trattare gli scarichi di 250mila abitanti equivalenti: le risorse finanziarie necessarie all’operazione restano da individuare

[7 novembre 2017]

Regione Toscana, Autorità idrica toscana, Autorità portuale, Comune di Livorno e Asa hanno firmato un protocollo d’intesa per delocalizzare il depuratore di Rivellino, impianto dedicato al trattamento delle acque nere della città e gestito da Asa. Attivo dal 1936 e uno dei primi impianti di depurazione di acque reflue in Europa, il Rivellino prende il nome dai resti dell’omonima fortificazione nel quartiere storico Venezia, nel cuore di Livorno:  «Il nuovo impianto per le acque civili consentirà di superare le attuali criticità, con una capacità di smaltimento adeguata alla città che nel frattempo è cresciuta – dichiara l’assessore all’ambiente della Toscana, Federica Fratoni – Del trasloco beneficeranno anche i residenti, in virtù della migliore qualità dell’aria ma anche di spazi liberati che consentiranno una riqualificazione urbanistica della zona». Il depuratore si estende oggi su due ettari e mezzo, e considerando anche la Dogana d’acqua ed altre proprietà del Comune gli ettari diventano sette e potranno essere utilizzati per lo sviluppo del traffico crocieristico e di collegamento con le isole e per le numerose funzioni connesse alla futura stazione marittima.

Un’operazione anticipata nei giorni scorsi dal sindaco labronico Filippo Nogarin, che ha firmato il protocollo d’intesa l’ultimo lunedì dell’ottobre appena trascorso. «Parliamo di un’area molto grande, che insieme agli ex-macelli conta diversi ettari nel cuore di Livorno. Un operazione di rigenerazione urbana e di riqualificazione che ci impegniamo ad attuare – ha sintetizzato il primo cittadino –Invece di ristrutturare e potenziare il vecchio depuratore, abbiamo colto l’ipotesi di una sua collocazione alternativa in zona industriale, così da superare i limiti logistici attuali e cogliere tutti i vantaggi ambientali e tecnici che ne derivano».

Il depuratore di Rivellino, aggiungono oggi da Firenze, sarà potenziato e troverà nuova casa alla Paduletta in via Enriques, un’area da reindustrializzare lontana da qualsiasi insediamento civile; in una fase successiva traslocherà – forse – anche il depuratore dei fanghi industriali, che oggi si trova al Picchianti, e sarà affiancato a quello civile delle acque, sempre alla Paduletta.

I tempi dell’operazione, vista la portata e le molte istituzioni coinvolti, non sarà rapido. Come dettagliano dalla Regione, l’operazione conterà tre fasi: la prima comporta la riattivazione della piattaforma per acque industriali di Paduletta per trentamila abitanti equivalenti, che sarà collegata a quella per il trattamento dei fanghi industriali al Picchianti con una tubatura di circa due chilometri. In questo modo sarà coperto da subito il deficit depurativo dell’attuale depuratore. La seconda fase prevede il completo trasferimento della linea di depurazione delle acque civili di Livorno con la realizzazione di un nuovo impianto sempre alla Paduletta, in grado di trattare gli scarichi di 250mila abitanti equivalenti: un bell’esempio di rifiuti (speciali) per i quali è difficile ipotizzare riduzioni – vista la provenienza, i wc dei livornesi – e che sarà necessario saper gestire adeguatamente in un frangente dove questo in Toscana non sta avvenendo. L’ultima fase, ancora in valutazione, prevede il trasferimento in via Enriques anche di tutta la linea di trattamento dei fanghi.

Il protocollo d’intesa che ha avuto il via libera è dunque un primo passo, propedeutico a successivi accordi di programma, dove saranno individuate anche – e non è un dettaglio secondario – le risorse finanziarie necessarie.

L. A.