Livorno, ecco come sono gestiti i rifiuti post-alluvione

La sinergia tra impianti del territorio (Lonzi e Scapigliato) permette di operare in modo sostenibile, e avviare a riciclo il 25-30% dei materiali conferiti

[25 settembre 2017]

Il 10 settembre per Livorno resterà per sempre una data tragica. L’alluvione che ha disastrato interi quartieri della città e ucciso otto persone, lasciandone tantissime altre senza una casa, non dovrà mai essere dimenticata. Fondamentale è ora saper gestire il dopo, superare l’emergenza e porre le basi per far sì che anche in caso di condizioni climatiche (sempre meno) “eccezionali” si sia in grado di affrontarle nel migliore dei modi possibili: un aspetto entro il quale rientra appieno anche la gestione dell’ingente quantità di rifiuti che si vengono a creare in seguito a una calamità naturale.

Nel post-alluvione a Livorno tutti avranno notato la quantità di rifiuti che si sono dovuti accumulare in varie zone della città, zuppi di fango (come si vede nella foto a fianco, ndr). Migliaia di tonnellate di rifiuti ingombranti (mobili, materassi, letti, divani, etc), Raee (Rifiuti elettrici ed elettronici), vestiti, oggetti di ogni tipo, giocattoli. Anche la gestione di questi rifiuti non è affatto banale, come non lo è tutto il resto. Averli stoccati nelle varie zone della città ritenute più idonee è stato solo il primo passo. Il secondo è stato quello di individuare chi potesse gestirli in modo corretto: serviva e serve una piattaforma in grado di selezionare questi rifiuti (urbani e speciali) in modo da poter trattare e inviare in discarica tutto ciò che non è recuperabile – come previsto per legge, in quanto non si possono portare all’impianto i rifiuti “tal quali” non si possono –, e avviare a riciclo quello che invece lo è.

A Livorno dal 1997 è attivo il selezionatore della Lonzi Metalli di via del Limone che, in base al contratto in essere con Aamps Spa, ha così ricevuto rifiuti ingombranti alluvionati, per un quantitativo pari a 150-200 tonnellate al giorno. Tra questi rifiuti c’è di tutto, e per far fronte all’emergenza (e vista la particolarità del rifiuto ingombrante) sono state dedicate alle operazioni due baie specifiche dove, a seconda della qualità merceologica dei rifiuti, questi sono stati sottoposti a una cernita e seguente triturazione, oppure inviati all’impianto di selezione: la percentuale di recupero fino ad adesso stimata è del 25-30% sul totale dei rifiuti conferiti (metallo e materiale legnoso).

Nei primi 10 giorni circa successivi all’alluvione i rifiuti ingombranti derivati dalla calamità e conferiti all’impianto Lonzi Metalli ammontano a oltre 600 tonnellate. I rifiuti quali sfalci e potature sono stati portati da Avr all’impianto di Guidonia, vicino Roma. La discarica utilizzata da Lonzi è invece quella di Scapigliato (Rosignano), di proprietà della Rea Impianti.

Grazie a questa capacità di fare rete sul territorio creata vent’anni fa, almeno da questo punto di vista Livorno è riuscita (sta riuscendo) a gestire in modo ottimale la situazione, anche dal punto di vista della sostenibilità ambientale. Non solo perché i rifiuti (i nostri) hanno così dovuto percorrere pochi chilometri, non solo perché almeno il 20-30% si è potuto avviare a riciclo, ma anche perché così sappiamo anche esattamente dove i (nostri) rifiuti sono stati trattati e smaltiti in modo trasparente. Una cosa non banale nel nostro Paese. Oggi più che mai appare chiaro come avere impianti che gestiscono rifiuti sia una ricchezza per un territorio: la loro assenza infatti non migliora la gestione della spazzatura, ma la sposta solo altrove – con aggravio di inquinamento da trasporto e costi.

di Fabiano Alessandrini