Livorno, quanto va Piano l’energia in Provincia: tra ritardi e amenità

[4 ottobre 2013]

Alla faccia dello strumento di programmazione e di stimolo: non ce ne voglia la Provincia di Livorno, ma il suo Piano Energetico appena approvato dal Consiglio è già giurassico. Passi per le linee guida e i suggerimenti normativi che i Comuni possono recepire e inserire nei propri strumenti urbanistici, ai fini del risparmio energetico, dell’utilizzo delle fonti rinnovabili e della riduzione dei consumi idrici, ma come si fa a parlare di Olt in costruzione (quando è già attraccata e tra poco entrerà in funzione), o ben peggio richiamare ai benefici del Galsi, metanodotto che mai arriverà perché il progetto è stato abbandonato, per non dire del rigassificatore di Rosignano di cui  Edison, promotrice anni fa, ormai da tempo non ne vuol più neppur sentir parlare?

Si citano nell’introduzione gli obiettivi europei cosiddetti del 20-20-20 segnalando che «sono stati fatti propri dal Governo nazionale nel “position paper” del settembre 2007 e dal PIER approvato dal Consiglio Regionale in data 8 luglio 2008», Pier – come spiegato successivamente – che ormai è lettera praticamente morta in attesa dell’approvazione del Paer.

Ma, come dicevamo, il bello (o il brutto) arriva a pagina 17 quando si sostiene che:

«Alcune tematiche legate allo sviluppo del comparto energia a livello provinciale devono essere attentamente monitorate per poter conseguire il massimo beneficio in termini socioeconomici e contenere, al contempo, l’impatto ambientale, e possono essere così sintetizzate:

− per le centrali elettriche a combustibili fossili ancora oggi il problema della riconversione a fonti rinnovabili, rimane un obiettivo da perseguire ma non facile da raggiungere; se da un lato non è possibile costringere il gestore a superare le problematiche connesse alla permanenza di due centrali poco efficienti in provincia, dall’altro, attraverso le AIA, è stato avviato un percorso che impedirà, indirettamente, un aumento della produzione nelle due centrali ed una riduzione delle emissioni». Segnaliamo che non solo non esiste un progetto di riconversione a fonti rinnovabili delle centrali Enel, ma che semmai si era parlato di una riconversione a metano (come da un’altra parte del documento invece giustamente si dice) – respinta sempre e in tutte le sedi dal gestore –  e che al momento sono aperte solo in quanto strategiche nel caso di crisi di rifornitura nazionale di gas come accaduto proprio l’anno scorso.

Ma non è tutto, anzi. «Per la produzione di energia da biomassa – si legge – , dovrà essere prevista una regolamentazione in modo che la materia prima impiegata sia certificata (in base a quanto stabilisce il D.Lgs. 28/2011 relativo ai criteri di sostenibilità dei bioliquidi) e che gli impianti forniscano energia a stabilimenti o siti produttivi con riduzione delle emissioni inquinanti». Nessun riferimento al fatto che il guaio serio delle biomasse più che le emissioni è la provenienza delle materie prime, ovvero troppo spesso dall’altra parte del mondo peraltro a scapito di foreste e coltivazioni food.

Finito con le amenità? Macché. «Per l’approvvigionamento del gas nell’ambito del sistema Italia è indicata la realizzazione del rigassificatore OLT per il quale sono state recepite le prescrizioni previste in materia di sicurezza e devono essere determinate le ricadute positive per il territorio livornese attraversato dal gasdotto GALSI che ha ottenuto VIA positiva dal Ministero Ambiente». Qualcuno avvisi la Provincia che il progetto Galsi non esiste più e soprattutto che, se è vero che «lo stesso Ministero ha rilasciato VIA positiva, con prescrizioni, alla realizzazione e gestione dell’impianto di rigassificazione, proposto dalla società Edison in collaborazione con Solvay e BP, da collocare nell’area industriale Solvay di Rosignano», la Edison stessa lo ha stralciato da quel dì.

Tutto cose ribadite anche nel documento di sintesi dove si legge che: «Attualmente» – ovvero tre anni fa, alla faccia dell’attualità – sono in corso 3 procedimenti che interessano la provincia di Livorno:

– realizzazione del rigassificatore OLT offshore posizionato a 22 km dalla costa Toscana con una capacità di rigassificazione di 3,75 miliardi di mc/anno di metano; OLT si è impegnato ad utilizzare imprese locali per la realizzazione e la gestione del terminale, a favorire l’approvvigionamento del gas per il tessuto civile e industriale locale a condizioni concorrenziali, a finanziare lo sviluppo di progetti rivolti al risparmio energetico;

– a novembre 2010 il Ministero dell’Ambiente ha rilasciato la valutazione positiva di impatto ambientale, con prescrizioni, alla realizzazione di un impianto di rigassificazione proposto da Edison e da collocare nell’area interna allo stabilimento Solvay, della capacità di 8 miliardi di mc/anno di metano; il rigassificatore è inquadrato nel più ampio progetto industriale dell’area dello stabilimento chimico Solvay ed è legato all’analisi di compatibilità ambientale ed alla garanzia in termini di sicurezza;

– il Ministero dell’Ambiente ha rilasciato VIA positiva per la realizzazione del gasdotto algerino GALSI, il quale giungerà a Piombino, dopo aver attraversato la Sardegna, con una capacità di 8 miliardi di mc/anno di metano».

Insomma, dentro poi ci stanno tante cose anche condivisibili soprattutto sul risparmio energetico, l’efficienza degli edifici ecc., ma il piano in sé, che peraltro essendo tale non è una legge, ci pare poco incisivo, in buona parte inutilizzabile e che mostra tutta la differenza che c’è – questo non è colpa della Provincia – tra le iniziative istituzionali che hanno tempi biblici e le necessità di quella green economy di cui tutti parlano, ma che di questo passo Livorno non coglierà nessuna delle sue opportunità.