Muroni (Legambiente): «Blocchi e targhe alterne inevitabili, ma servono politiche di sistema»

Lo smog in Italia non è un’emergenza

I picchi nell’inquinamento dell’aria si ripresentano puntuali, a mancare sono piuttosto volontà politica e investimenti

[28 dicembre 2015]

inquinamento aria smog

Nel Bel Paese lo smog non è un’emergenza, non lo è mai stato. O per lo meno, non ha niente del fenomeno estemporaneo cui si può definitivamente rimediare tramite interventi una tantum. Si provi a cliccare due volte sulla parola “emergenza”, in questa pagina; prontamente il dizionario Zanichelli darà la definizione di “circostanza o difficoltà imprevista, che richiede un intervento rapido”. Una concomitanza di fattori, tra i quali spicca un dicembre primaverile che schiaccia gli inquinanti sopra le nostre teste, richiedono certamente “interventi rapidi”, ma sono tutt’altro che imprevisti. Di mesi come questi ne vedremo purtroppo molti, a causa dei noti cambiamenti climatici, e con l’altrettanto noto smog dovremo tornare a farci i conti anche una volta passata “l’emergenza”, ripresentatasi in passato già innumerevoli volte.

Senza allontanarsi molto, basta spulciare l’archivio di greenreport. A inizio 2015, indagando la qualità dell’aria nel nostro Paese, il dossier di Legambiente “Mal’aria” evidenziava per l’Italia criticità tra le più acute in Europa per i livelli di PM10, PM2,5 e ozono. Quasi dodici mesi dopo, non è cambiato molto.

«Oggi si parla di emergenza poiché i limiti di inquinanti sono stati da tempo superati anche per colpa di condizioni climatiche peculiari – spiega il Wwf nazionale – Ma gli standard dell’Unione europea (e quindi anche dell’Italia) per il PM 10 e per il PM 2.5 sono ancora distanti  dalle raccomandazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità. Ad esempio, l’Ue indica  per il P.M. 2.5 come media annua il limite di  25 microgrammi per metro cubo, contro i 10 microgrammi per metro cubo  raccomandati dall’Oms. Vuol dire che applicando i limiti indicati dall’Oms la situazione appare più drammatica di quanto non si percepisca. Sempre l’Oms stima in 3,7 milioni i morti l’anno dovuti a cause dirette prodotte dall’inquinamento atmosferico. La ragione è dovuta alla capacità di penetrazione nel nostro organismo soprattutto del PM 2,5  costituito da polveri che sono quattro volte più piccole di un globulo rosso. Ecco perché gli interventi di urgenza decisi dalle amministrazioni comunali hanno lo stesso valore di un ‘codice rosso’ da pronto soccorso dove l’inquinamento va ridotto drasticamente e in poco tempo. Gli interventi di questi giorni dunque sono necessari ma non risolvono certo la cronicità della malattia/inquinamento: per questa occorrono misure strutturali ben più complesse».

Un appello cui si unisce anche Legambiente, che nei giorni scorsi ha diffuso un decalogo contro lo smog. «I blocchi e le targhe alterne sono provvedimenti inevitabili – dichiara oggi Rossella Muroni, la presidente nazionale di Legambiente – ma per risolvere il problema dello smog devono essere accompagnati da politiche di sistema. I sindaci devono replicare le buone pratiche già in atto nei diversi comuni, ma serve una svolta da parte del governo con un piano straordinario sulla mobilità in città. Dov’è finito il Matteo Renzi sindaco di Firenze che aveva il coraggio di pedonalizzare parte del centro storico sfidando i commercianti e di portare avanti interventi ad hoc per la città? Nonostante i primi e tardivi segnali messi in campo su input del ministro Delrio nella legge di stabilità, ad oggi il governo Renzi non ha preso misure drastiche in materia per rendere l’auto privata l’ultima delle soluzioni possibili per gli spostamenti dei cittadini. Serve un cambio di passo veloce e decisivo che sappia guardare anche a quelle buone pratiche già in atto nel Paese in termini di mobilità sostenibile, efficienza energetica e verde urbano. Non c’è più tempo da perdere, è ora di passare dalle parole ai fatti per il bene dell’ambiente e della salute dei cittadini».

Pressato dalla cronaca e della società civile, il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti ha convocato per il 30 dicembre una riunione di coordinamento degli interventi contro lo smog, invitando il Capo della Protezione Civile Fabrizio Curcio insieme ai presidenti di regione e i sindaci dei grandi centri urbani. L’amaro presentimento, però, è che le parole di buonsenso degli ambientalisti durino giusto il tempo di tornare ad aprire l’ombrello. Quando piogge e vento torneranno a ripulire (temporaneamente) i nostri cieli, “l’emergenza” smog precipiterà nella classifica di priorità politiche e si tornerà ad additare gufi e menagrami. La speranza sta nel non dimenticare: l’ultimo rapporto Istat su “Popolazione e ambiente” sottolinea come l’inquinamento atmosferico sia al primo posto nelle preoccupazioni ambientali degli italiani, un allarme che può e deve trasformarsi in carica politica. Con la consapevolezza però che il mondo è tutto attaccato. Quest’ennesima “emergenza smog” è quella di un Paese ancora affossato dalla crisi economica e (quindi) emissioni inquinanti ridotte. Non è possibile gioire per ogni punto percentuale di Pil in aumento, come per ogni automobile venduta in più sul mercato, e al contempo lamentare il nefasto avanzare dello smog. È necessario incrociare le due tendenze, e sforzarsi di trovare un punto d’incontro in un nuovo e più sostenibile modello di sviluppo: un lavoro di sintesi che dovrebbe esser pane per la politica, se non l’ha dimenticato.