Lo stato della popolazione nel mondo, diritti riproduttivi e transizione demografica

Rapporto Unfpa: la possibilità di scegliere di donne e ragazze può cambiare il pianeta

[18 ottobre 2018]

In un tempo in cui si rimettono in discussione – in Italia e non solo – i diritti delle donne, è stato presentato in contemporanea in 100 città del mondo il rapporto  State of World Population 2018 dell’United Nations population fund (Unfpa) sui diritti riproduttivi e la transizione demografica, dal quale emerge che «Negli ultimi 150 anni i tassi di fecondità sono diminuiti in quasi tutti gli Stati, attualmente la fertilità è globalmente inferiore di circa il 50% rispetto alla metà degli anni ’60. Da una situazione in cui in tutti i Paesi del mondo si registravano tassi di fecondità di almeno cinque figli per donna, oggi nella maggioranza di quelli con almeno un milione di abitanti i tassi di fecondità sono al massimo di 2,5».

Il rapporto annuale dell’Unfpa, che quest’anno ha come tema “Il potere della scelta. Diritti riproduttivi e transizione demografica” e che in Italia è stato presentato dall’Associazione donne italiana per lo sviluppo (Aidos) rileva come «le dimensioni della famiglia, grande o piccola che sia, sono interconnesse con i diritti riproduttivi, a loro volta collegati ad altri diritti: salute, istruzione, accesso al lavoro, libertà di fare le proprie scelte» e fornisce una fotografia dei trend demografici globali, concentrandosi sulla parola “scelta” e dimostrando, dati alla mano, come in tutto il mondo e per motivi differenti, «la possibilità di decidere del proprio futuro è spesso negata, in particolare a donne e ragazze, a causa delle disuguaglianze di genere».

All’Aidos si chiedono: «Siamo realmente libere e liberi di scegliere, a prescindere dal posto in cui viviamo, in qualsiasi categoria di reddito rientriamo se, quando e quanti figli avere? Se la risposta è no, i diritti riproduttivi non sono garantiti».

L’Associazione italiana sottolinea che »Un tempo esisteva un solo tasso di fecondità globale, oggi ne esistono molti e le differenze sono le più ampie mai registrate nella storia dell’umanità. In alcuni casi si hanno più figli di quanti se ne vorrebbero, in altri meno o addirittura nessuno. Dove la popolazione non riesce a realizzare il proprio potenziale, i tassi di fecondità tendono a essere più alti o più bassi di quanto la maggior parte delle persone desidera. Il perseguimento dei diritti riproduttivi è frenato in alcune aree del mondo da sistemi sanitari che non forniscono servizi essenziali, come gli anticoncezionali; in altre dalle barriere economiche, tra cui disoccupazione, lavori di scarsa qualità, poco retribuiti e l’assenza di servizi per l’infanzia. Questo stato di cose ha forti ripercussioni sulle donne, sulle comunità e su interi paesi. Alla base di questi e di altri ostacoli c’è la persistente disuguaglianza di genere».

In linea con gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile il rapporto Unfpa non si occupa solo dei Paesi in via di sviluppo ma dimostra come «in tutto il mondo i diritti riproduttivi non sono ancora una realtà effettiva per molte persone».

Aidos e Unfpa sottolineano: «Se da una parte ci sono, nei Paesi in Via di Sviluppo, circa 214 milioni di donne che sono a rischio di iniziare una gravidanza non desiderata, a causa della mancanza di accesso a servizi sanitari, a metodi moderni di contraccezione, o per fenomeni quali matrimoni e gravidanze precoci, dall’altra in paesi più sviluppati vi è un tasso di fertilità spesso inferiore a due nascite per donna, sovente per motivi economici, accesso al lavoro, reddito inferiore rispetto agli uomini, assenza di welfare. Senza infine tralasciare la violenza di genere, diffusissima in tutte le società, che rappresenta uno dei più grandi ostacoli al raggiungimento dell’uguaglianza di genere».

Il Rapporto, restituisce un quadro in cui «non esiste un luogo, nel mondo odierno, in cui le persone siano totalmente e autonomamente in grado di realizzare i propri desideri in termini di fecondità e di diritti riproduttivi».

Ma Unfpa e Aidos sono convinti che « La possibilità di scegliere di donne e ragazze può cambiare il pianeta. Può migliorare rapidamente il benessere di donne e bambine, trasformare famiglie e comunità, accelerare lo sviluppo globale».