«L’utilizzo efficiente delle risorse potrebbe tagliare dell’85% i gas serra nei Paesi del G7»

Il ministro Galletti: «Essenziale per sviluppo sostenibile e Accordo di Parigi». Ma in Italia una strategia dedicata ancora non c’è

[31 marzo 2017]

«Lo sviluppo economico associato a politiche di efficienza delle risorse compenserebbe i costi economici a breve termine delle azioni per il clima e contribuirebbe a realizzare la riduzione delle emissioni di circa il 60% a livello globale rispetto alle tendenze attuali e dell’85% nei Paesi del G7 entro il 2050 rispetto ai livelli del 2015». Il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti, intervenendo a Roma per l’International workshop on resource efficiency – organizzato da Confindustria e Global business coalition nell’ambito del cosiddetto “B7”, il business summit delle sette potenze globali – ha ricordato ai presenti lo stretto legame che lega lo sviluppo di un’economia più circolare con la lotta ai cambiamenti climatici, due battaglie che non possono essere pianificate se non congiuntamente.

Davanti a un palcoscenico composto da imprenditori, Galletti ha riconosciuto che su questo fronte «le aziende sono più avanti dei governi in alcuni casi: hanno capito molto prima che nell’economia circolare c’è il futuro e stanno andando indipendentemente in quella direzione». Certo, ciò non toglie l’importanza di una regia politica.

Il ministro – riportano dal dicastero – durante il summit ha individuato alcuni argomenti di discussione comune, che fanno tutti perno sull’efficienza delle risorse: gli indicatori per misurarla, il legame che intercorre con il cambiamento climatico, l’importanza del riciclo.

«L’efficienza nell’uso delle risorse – ha dunque aggiunto il ministro – è uno dei cardini su cui si basa la transizione da economia lineare a economia circolare, essenziale per uno sviluppo sostenibile e per il rispetto degli Accordi di Parigi. Se sapremo agire insieme, mondo economico e politico, otterremo grandi risultati». Come avanzare dunque su questa strada? Se la variabile tempo costituisce la risorsa sempre più scarsa in disposizione all’umanità – sia per quanto riguarda il veloce avanzare del cambiamento climatico, sia per la progressiva erosione delle risorse naturale presenti sul pianeta – il ministro Galletti sembra preferire un approccio piuttosto morbido: «Dobbiamo disaccoppiare la crescita dal consumo: fare quindi ‘di più con meno’. Intendiamo riaffermare – ha spiegato – il nostro impegno a promuovere su base volontaria ulteriori passi avanti per migliorare l’efficienza e la sostenibilità nell’uso delle risorse».

I processi su base volontaria percorsi da parte del mondo del business saranno sufficienti a conquistare, in tempo utile, la pesantissima posta in gioco? E in un simile contesto quale ruolo rimane alla politica? Concentrando l’attenzione sul tema della governance, Galletti ha citato proprio l’esempio nazionale: «In Italia – ha spiegato ai partecipanti del B7 – stiamo lavorando alla Strategia energetica nazionale, a quella per lo Sviluppo sostenibile, alla Strategia di adattamento ai cambiamenti climatici. Insieme queste tre strategie scriveranno il piano industriale, non solo ambientale, del Paese per i prossimi decenni». Possibile che non ci sia posto per una Strategia appositamente dedicata alla fondamentale efficienza nella gestione delle risorse naturali? Secondo quanto confermato meno di un anno fa dall’Agenzia europea per l’ambiente nel suo rapporto More from less sembra proprio di sì: in tutta l’Unione europea – riferirono allora gli estensori del rapporto – solo Austria, Finalndia e Germania risultarono in possesso di una strategia nazionale specificamente rivolta all’efficienza nell’impiego delle risorse naturali. La seconda potenza industriale del continente, l’Italia, nonostante le parole del suo ministro dell’Ambiente non ce l’aveva e non ce l’ha tuttora.

L. A.