Il Mediterraneo tra disoccupazione, emigrazione e sviluppo verde

Presentato il Rapporto 2017 sulle economie del Mediterraneo

[16 novembre 2017]

Il Mulino ha pubblicato l’edizione 2017 del “Rapporto sulle economie del Mediterraneo” dell’Istituto di studi sulle società del Mediterraneo (Issm Cnr) a cura di Eugenia Ferragina primo ricercatore all’Issm Cnr e professore a contratto di economia e istituzioni dei Paesi del Mediterraneo all’Università di Napoli “l’Orientale”. Dal 2005 collabora al Rapporto sulle economie del Mediterraneo, che coordina dal 2014.

Nell’introduzione la Ferragina sottolinea  che «Alla vigilia di sviluppi internazionali e globali destinati a influenzare l’area mediterranea, e in particolare le zone più direttamente colpite da conflitti e povertà, questa edizione offre un’analisi politico economica aggiornata dello stato della regione. Le modificazioni del mercato del lavoro, anche alla luce della perdurante crisi economica e delle profonde trasformazioni demografiche degli ultimi decenni; l’alto tasso di disoccupazione giovanile – in particolar modo femminile – non solo nelle fasce di popolazione scarsamente scolarizzate, ma anche fra i laureati; il fenomeno della fuga di cervelli, che genera emigrazione nei paesi dell’Europa meridionale, a loro volta caratterizzati da un forte flusso migratorio in entrata sono alcuni dei temi chiave dell’edizione 2017. Le sfide che essi impongono alla cooperazione internazionale sono molteplici, dal promuovere occupazione stabile, al gestire le emergenze ‘strutturali’ delle migrazioni. Le nuove strategie di policy, fra cui il piano dei Migration Compact lanciato di recente dall’Unione europea, costituiscono uno sforzo importante per una migliore gestione dei processi migratori indotti dalla mancanza di opportunità di lavoro. Nuove opportunità di sviluppo vanno inoltre cercate nella diffusione della green economy, che in un contesto caratterizzato da degrado ambientale e aleatorietà climatica può rappresentare una sfida e un’opportunità per il mercato del lavoro, a patto che si riesca a promuovere politiche integrate d’investimento in innovazione e in formazione professionale».

Il Rapporto è diviso in 9 capitoli e in quello “Quando i “confini planetari” diventano opportunità: economia verde e mercato del lavoro nei paesi mediterranei”, Désirée A.L. Quagliarotti, dell’Issm Cnr, sottolinea che «L’economia verde rappresenta un nuovo modello economico che considera i limiti del pianeta e li riconosce come confini invalicabili all’interno dei quali deve muoversi una nuova traiettoria di sviluppo basata sull’uso sostenibile delle risorse, sulla riduzione degli impatti ambientali e sulla promozione della coesione economica, sociale e territoriale. In un contesto caratterizzato da crisi economica, instabilità politica, degrado ambientale e aleatorietà climatica, il Mediterraneo rappresenta un laboratorio all’interno del quale sperimentare questo nuovo modello di sviluppo basato sui principi della sostenibilità. La crescita verde rappresenta allo stesso tempo una sfida e un’opportunità per il mercato del lavoro. La transizione verso un’economia sostenibile ed efficiente nell’uso delle risorse naturali avrà effetti pervasivi nell’economia e comporterà importanti trasformazioni nel mercato del lavoro. Gli effetti sulla crescita e sull’occupazione dipenderanno dalla capacità di anticipazione della domanda di nuove competenze professionali e dal varo di politiche integrate d’investimento in formazione e innovazione».

Questo capitolo  del Rapporto indaga sulle molte  interrelazioni tra economia verde e mercato del lavoro e  valuta i potenziali impatti della Green economy  su crescita e di occupazione nei paesi mediterranei, includendo i settori con  le maggiori ricadute economiche, ambientali e occupazionali: energetico, idrico, agricolo, turismo, rifiuti e trasporti.

Nel  capitolo “Sviluppo Migrazioni Sostenibilità (SMS) al centro della globalizzazione e del Mediterraneo. Dati e orientamenti politici internazionali su cooperazione allo Sviluppo, Migrazioni e Sostenibilità ambientale” che chiude il rapporto  Marco Zupi, del Centro studi politica internazionale (Cespi),  approfondisce il contesto nella prima parte,  «illustrando come le politiche europee (italiane e non solo: i dati della Svezia, per esempio sono significativi) di cooperazione allo sviluppo si stiano sempre più orientando a dare risposte al nesso migrazione e sviluppo«.  Secondo Zupi  «Lo confermano i dati più recenti degli Aiuti pubblici allo sviluppo (la presentazione delle voci aggregati degli Aiuti dei principali donors europei e la legge di bilancio 2017 dell’Italia), ma anche le nuove strategie di policy, primo fra tutti il piano dei Migration Compact lanciati quest’anno dalla Commissione Europea, con un forte input italiano». Questo capitolo unisce l’analisi dei dati  a un approfondimento delle politiche e passa in rassegna «esperienze concrete di approcci della cooperazione allo sviluppo (bilaterale e multilaterale) nella regione del Nord Africa e del Sahel per promuovere occupazione stabile, con l’obiettivo di fondo di gestire al meglio i processi migratori in corso indotti dalla mancanza di opportunità di impiego».

Zuopi dice che «Si tratta di una rassegna che permette di capire quanto si stia facendo in termini operativi sul tema e con quali lezioni per il futuro. Dopo la presentazione del contesto di policy e di una rassegna di alcune esperienze interessanti, coi punti di forza e debolezza emersi e la sottolineatura degli elementi che richiederebbero approfondimenti e valutazioni di dettaglio, le considerazioni finali del saggio si sviluppano come riflessione sulla pertinenza o meno di strumenti come la cooperazione allo sviluppo e dell’orientamento eventualmente più opportuno che dovrebbe avere per affrontare il tema delle creazione di occupazione che l’agenda ambiziosa di oggi pone come prima priorità».