Mini-idroelettrico a rischio col nuovo decreto per gli incentivi alle rinnovabili

«Se approvato escluderebbe circa il 90% degli impianti prontamente cantierabili, già in possesso di concessione e autorizzazione»

[4 ottobre 2018]

Il governo è al lavoro sullo schema di decreto per gli incentivi rivolti allo sviluppo delle energie rinnovabili, un testo atteso dal comparto ormai dal 2016; il confronto con gli stakeholder avvenuto al ministero dello Sviluppo economico ha messo in evidenza alcune criticità – a partire dalla capacità aggiuntiva prevista, ampiamente insufficiente rispetto agli obiettivi previsti al 2030 –, che coinvolgono più fonti pulite. Tra queste rientra sicuramente il settore idroelettrico, che si dice «fortemente preoccupato per il contenuto della bozza di Dm Fer che preclude l’accesso alle tariffe incentivanti ai piccoli impianti su acqua fluente».

Assimpidro, Elettricità Futura, Federidroelettrica e Utilitalia osservano infatti che il nuovo decreto, se approvato con l’attuale formulazione, escluderebbe circa il 90% degli impianti idroelettrici prontamente cantierabili, già in possesso di concessione e autorizzazione, che hanno di fatto superato tutte le valutazioni di carattere ambientale previste dalla normativa nazionale e che stanno peraltro già pagando i canoni di concessione richiesti a partire dalla data di assegnazione.

«Il motivo di tale divieto – argomentano le imprese di settore – è stato indicato dal ministero dell’Ambiente nel pre-contenzioso comunitario (Pilot 6011/2014/ENVI) sulla qualità dei corpi idrici, che ha lo scopo di verificare se la disciplina italiana relativa agli impianti per la produzione di energia idroelettrica sia adeguata per il raggiungimento del buono stato del corpo idrico». Ma le associazioni del mondo idroelettrico ritengono che il ministero dell’Ambiente «abbia già soddisfatto le richieste del Pilot europeo tramite l’emanazione, nel febbraio 2017, delle Linee guida nazionali sui deflussi ecologici e sulla valutazione ambientale ex ante delle derivazioni, che rendono omogenee su tutto il territorio nazionale le modalità di valutazione dell’impatto delle derivazioni sui corpi idrici. L’attuale bozza di decreto ha, invece, addirittura ridotto la presenza degli elementi di qualità ambientale degli impianti tra i criteri per selezionare i progetti assegnatari dell’incentivo che pertanto devono essere ricostituiti». Queste le principali criticità, senza dimenticare che anche lo stesso «contingente riservato agli ammodernamenti degli impianti idroelettrici è assolutamente insufficiente per sostenere gli investimenti necessari per mantenere efficiente, funzionale e sicuro nel tempo il parco idroelettrico nazionale».

Ecco dunque che Assimpidro, Elettricità Futura, Federidroelettrica e Utilitalia auspicano che il ministero dell’Ambiente e quello dello Sviluppo Economico possano «rivedere prontamente la propria posizione, prima di mettere in ginocchio una filiera che costituisce un modello di imprenditorialità diffusa e in armonia con il territorio cui gli impianti idroelettrici assicurano un efficace e diffuso presidio».