Il ministro del Lavoro: «Dobbiamo aiutare le aziende green». Ma a passare è lo Sblocca Italia

Gli Stati generali della green economy presentano un Piano nazionale per l’occupazione giovanile

[6 novembre 2014]

Nella seconda e ultima giornata degli Stati generali della green economy, che si chiuderanno oggi a Rimini, è stata declinata in chiave verde la parola che sintetizza l’emergenza di un’intera nazione: lavoro. «In Italia – ha dichiarato Edo Ronchi, presidente della Fondazione per lo sviluppo sostenibile – le imprese della green economy, sia core green, cioè quelle che producono beni e servizi ambientali, sia go green, che adottano cioè modelli di business ambientale, hanno un peso rilevante spesso sottovalutato. Il loro sviluppo può trainare la ripresa economica».

Con queste caratteristiche, il mondo della green economy – se indirizzate e soprattutto incentivato – sembra la risposta in assoluto più convincente per affrontare di petto l’enorme mole delle disoccupazione che attanaglia lo Stivale, in particolare quella giovanile (arrivata oltre il 41%).

La proposta che esce dagli Stati Generali della Green Economy – sintetizzano dalla Fondazione per lo sviluppo sostenibile – per abbattere questo moloch si muove in due direttrici, entrambe volte a sostenere la creazione di lavoro: ridurre in maniera significativa per almeno tre anni il prelievo fiscale e contributivo per l’impiego dei giovani e il varo di un Piano Nazionale per lo sviluppo dell’occupazione giovanile. Quest’ultimo, in particolare, deve essere sostenuto da misure mirate alla formazione e qualificazione, con lo scopo di dare più forza al manifatturiero Made in Italy associato alla bellezza e alla qualità ecologica, con produzioni pulite. Un progetto che si declina in 5 pilastri: «La revisione e la riallocazione in chiave di green economy e di ecoinnovazione degli incentivi distribuiti all’industria; un rafforzamento green delle principali filiere produttive (agroalimentare, energia, turismo chimica, tessile ecc); un programma di risanamento e riqualificazione ambientale degli impianti e delle produzioni ad alto impatto; il lancio di speciali iniziative nazionali di valorizzazione green del tessuto produttivo attraverso la produzione del “Made Green in Italy”; il sostegno alle start up di imprese giovanile della green economy».

I numeri prospettati sono di assoluto interesse, in quanto già oggi sono più di 3 milioni gli occupati nei settori della green economy. In tutta risposta il ministro del Lavoro Giuliano Poletti (nella foto), intervenuto sul palco degli Stati generali, ha confermato che «le imprese della green economy sono imprese nuove che creano nuovi posti di lavoro. Dobbiamo aiutare queste realtà con regole semplici, certe, che durino nel tempo». Nel mentre, per affondare mani e pensieri nel concreto, il Senato ha appena definitivamente approvato Sblocca Italia, un decreti di stretta ispirazione governativa che le più grandi associazioni ambientaliste italiane hanno definito all’unanimità «totalmente antiambientale». Tra il dire e il fare, come al solito, c’è una bella differenza.