Legambiente: «Fermate la corsa al petrolio per un’indipendenza energetica solo presunta»

Anche il ministro Guidi vuole estrarre il petrolio dall’Adriatico, in gara con la Croazia

Il governo punti sulle vere risorse dell’Italia: rinnovabili ed efficienza energetica

[20 maggio 2014]

Dopo Romano Prodi, anche il ministro allo Sviluppo economico,  Federica Guidi, sempre dalle colonne de Il Messaggero, apre alle trivellazioni petrolifere offshore in Adriatico: «Per l’Adriatico è stato emanato nel 2013 un decreto di rimodulazione delle aree marine aprendo nuovi spazi di ricerca. Abbiamo insomma disciplinato dove è possibile intervenire e dove no – ha detto la Guidi – tutto questo in attesa del recepimento della direttiva europea del 2013 sulla sicurezza delle operazioni in mare nel settore degli idrocarburi. Questo perché come Italia dobbiamo pretendere il massimo livello di sicurezza ambientale. Abbiamo industrie italiane che ne sarebbero valorizzate. Non possiamo sottovalutare questo aspetto».

Aspettando la direttiva Ue, il problema sembra quello di non farsi superare dalla Croazia (anche se in realtà naturalmente ad estrarre saranno piccole e grandi multinazionali) che entro l’anno dovrebbe dare le concessioni, ma che è già stata richiamata più volte dall’Unione europea per le sua disinvolte valutazioni ambientali. La ministro dice al Messaggero che «Ovviamente tutto questo non deve essere un alibi per non fare nulla. La moratoria in attesa della direttiva è stata una mediazione passata al vaglio delle commissioni parlamentari. Credo che si possa fare di più e meglio. Nel frattempo credo che insieme al ministro dell’ambiente possiamo arrivare rapidamente al recepimento per evitare che questa moratoria ci faccia perdere ulteriori opportunità. Dato che tutto il mondo lo fa, non capisco perché dovremmo precluderci la possibilità di utilizzare queste risorse, pur mettendo la tutela dell’ambiente e della salute al primo posto».

Al nostro ministro si rivolge direttamente il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza: «Caro ministro Guidi ha letto i dati che il suo stesso ministero pubblica annualmente sulle riserve certe di petrolio? Le quantità stimate sotto il mare italiano sono di appena 10 milioni di tonnellate e stando ai consumi attuali, si esaurirebbero in soli due mesi. Considerando anche quelle presenti nel sottosuolo durerebbero invece poco più di un anno. Continuare a rilanciare l’estrazione di idrocarburi nel mare Adriatico e, più in generale nel Mediterraneo,  è solo il risultato di una strategia insensata che non garantisce nessun futuro energetico per il nostro Paese.  Già oggi le aree interessate dalle attività petrolifere occupano una superficie marina di circa 24mila kmq, un’area grande come la Sardegna. È ora di dire basta ad una inutile corsa al petrolio. Questa classe dirigente sta andando verso il ventunesimo secolo con gli occhi rivolti al secolo passato. Il Governo abbandoni questa politica nazionale miope orientata sulle fonti fossili e sposti l’attenzione e le risorse su rinnovabili, efficienza e risparmio: sono queste le chiavi più efficaci per garantire l’indipendenza energetica al nostro Paese».

Al ministro dello sviluppo il presidente del Cigno Verde ricorda che «grazie alla produzione da fonti rinnovabili in Italia, come è emerso dal nostro Rapporto Comuni rinnovabili, sono 2629 i municipi autonomi rispetto ai consumi elettrici e 79 rispetto a quelli termici delle famiglie. Gli oltre 700 mila impianti hanno garantito il 32,9 % dei consumi elettrici e il15% di quelli complessivi. Non dimentichiamo, inoltre, che il nostro Paese è riuscito ad essere totalmente autonomo dalle fonti fossili per due ore lo scorso 16 giugno. Per questo è importante investire su una politica energetica basata su fonti pulite, facendo scelte lungimiranti, e farsi promotori di politiche internazionali di tutela di tutto il mar Mediterraneo e l’Adriatico, piuttosto che seguire le scelte petrolifere degli altri Paesi. Su questo l’Italia può giocare la sua capacità competitiva internazionale».