Minor peso, più sostenibilità: l’esempio degli imballaggi metallici

L’innovazione protagonista nella giornata di studio Ricrea, a Ecomondo

[4 novembre 2015]

Imballaggi in acciaio

Dalla tecnologia militare all’innovazione ecosostenibile: ne hanno fatta di strada le lattine (o per meglio dire gli imballaggi metallici) che abbondano nei supermercati come nelle dispense di ogni italiano, e permettono una lunga conservazione dei cibi. Le prime applicazioni si trovano decenni fa, per favorire gli approvvigionamenti di cibo verso le truppe militari in movimento; oggi l’obiettivo è quello di ridurre l’impatto ambientale dell’imballaggio, e il metallo – facilmente riciclabile – si presta particolarmente allo scopo. La gerarchia europea dei rifiuti però è chiara: al primo posto la prevenzione, e a questo livello dev’essere la struttura produttiva a muoversi.

I risultati in questo caso, come ha mostrato la Stazione sperimentale per l’industria delle conserve alimentari a Ecomondo (nell’ambito della giornata di studio promossa da Ricrea), possono essere di tutto rispetto. Stando ai risultati Lca (ovvero l’analisi del ciclo di vita di un bene) oggi le prestazioni ambientali dei contenitori metallici possono essere ulteriormente migliorate attraverso l’impiego di bande stagnate con un minore peso di stagno, e dunque un minor uso di risorse: riducendo il coating delle scatole internamente grezze di passata di pomodoro da 500gr di 2,8 g/m2 si ottiene una riduzione di impatto del 19%, mentre riducendo il coating delle scatole internamente verniciate da 11.2 a 2.8 g/m2, la riduzione di impatto è del 61%. Tutto questo senza ridurre la shelf-life dei prodotti.

L’eco-sostenibilità è un obiettivo dinamico che si sposta in avanti ogni volta che progredisce il know-how tecnologico e scientifico; in una logica di economia circolare, in cui l’innovazione è al centro di tutta la catena di valore, è importante non solo l’impegno delle aziende produttrici di imballaggi ma anche quello delle acciaierie, in cui i rifiuti raccolti rinascono a nuova vita.

Un esempio virtuoso è rappresentato dalle 24 aziende protagoniste della metallurgia e della siderurgia bresciana del Consorzio Ramet, che hanno intrapreso volontariamente e in anticipo rispetto alle normative un programma di interventi con l’obiettivo di ridurre le emissioni dei propri impianti a valori di riferimento più bassi rispetto ai valori imposti dalla legge: le polveri del 50% rispetto al valore limite (da 10 a 5 milligrammi per m³) e i microinquinanti organici dell’80% rispetto al valore limite (da 0,5 a 0,1 nanogrammi per m³).

Per quanto riguarda invece il recupero di materia, gli imballaggi in acciaio presentano caratteristiche che li rendono riciclabili teoricamente all’infinito, e l’Italia in questo presenta già buoni (benché migliorabili) fattori di competitività: nel 2014 (secondo i dati Ricrea, il Consorzio nazionale per il riciclo e il recupero degli imballaggi in acciaio) in Italia sono state avviate al riciclo 335.854 tonnellate di imballaggi in acciaio – che sarebbero state sufficienti per realizzare ben 2.239 copie dell’Albero della Vita, icona del Padiglione Italia e simbolo di Expo 2015 – ottenendo un risparmio diretto di 638.122 tonnellate di minerali di ferro, di 201.512 tonnellate di carbone e di 601.178 tonnellate di CO2.