Per salvarci dobbiamo ridurre diseguaglianza, consumo di risorse e crescita della popolazione

Nasa: la civiltà umana è vicina al collasso economico ed ecologico

Lo studio, finanziato dall’Agenzia spaziale e basato su modelli matematici, ha già mandato in fibrillazione la comunità scientifica e non solo

[20 marzo 2014]

Fine del mondo

Deve ancora essere pubblicato su Ecological Economics ma fa già discutere, divide e molti cercano di piegarlo alla propria ideologia. Lo studio, finanziato dal Goddard Space Flight Center della Nasa, prevede la scomparsa della civiltà umana in breve tempo. Se non limiteremo radicalmente le nascite e se non elimineremo la crescente disuguaglianza nella stratificazione della ricchezza e non useremo meglio le risorse naturali, avvertono dalla Nasa, la specie umana è condannata.

Un team di matematici della Nasa, sostenuto dal  National Socio-Environmental Synthesis Center e guidato da Safa Motesharrei dell’US National Science Foundation ha sviluppato, con il contributo di scienziati naturali e sociali, un insieme di quattro equazioni che rappresentano la società umana. È arrivato alla fosca previsione che il crollo della civiltà umana sarà «difficile da evitare». Gli scenari possono essere diversi ma, a causa della mancanza di altruismo e lungimiranza delle sue élite, nei prossimi decenni l’umanità sembra votata al disastro. L’ingordigia dei ricchi darà come risultato, «una fame tra i comuni mortali che potrebbe finire per causare il crollo della società».

Verrebbe da dire che esistono sempre la rivoluzione e/o la politica. Lo pensano anche alla Nasa, perché sono convinti che il mondo sia in qualche modo “bloccato” da un pugno di privilegiati e che lo scenario più probabile sia la fine della civilizzazione così come la conosciamo… a meno che la comunità mondiale non  attui due grandiosi cambiamenti politici (e rivoluzionari): vanno fortemente ridotte le ineguaglianze e/o la crescita della popolazione deve essere fermata. Insomma, la destra politica (quella dell’iperliberismo) e culturale (quella anti-abortiste e contro il controllo delle nascite), ci sta portando al disastro in nome dell’ideologia.

A rendere nota questa oscura profezia matematica sul suo blog ospitato da The Guardian è stato lo scrittore Nafeez Ahmed, che è anche direttore dell’Institute for policy research&development, secondo il quale il rapporto Nasa rappresenta un «segnale di avvertimento molto credibile», mentre l’insieme dei cambiamenti politici suggeriti «è immediatamente necessario». Ahmed sottolinea che «gli scienziati naturali e sociali hanno sviluppato un nuovo modello di come la “tempesta perfetta” di crisi potrebbe far crollare il sistema globale».

Notando che le avvisaglie del “collasso” sono state spesso viste come marginali o controverse, lo studio cerca di dare un senso a dati storici convincenti, dimostrando «il processo di ascesa e crollo è in realtà un ciclo ricorrente che si ritrova nel corso della storia». Casi di gravi perturbazione della civiltà a causa di un «crollo precipitoso – spesso durato secoli – sono stati abbastanza comuni». Gli esempi non mancano: «La caduta dell’impero romano e dell’altrettanto (se non più) avanzati imperi Han, Maurya e Gupta, così come tanti imperi mesopotamici progrediti, sono tutte testimonianze del fatto che andando avanti le civiltà sofisticate, complesse e creative, possono essere sia fragili che non permanenti».

Studiando le dinamiche uomo-natura dei collassi delle civiltà del passato, sono stati individuati i fattori salienti che spiegano il declino della civiltà, e che possono contribuire a determinare il rischio di crollo delle nostre società odierne: popolazione, clima, acqua, agricoltura ed energia.

Tutti fattori che possono portare al collasso quando convergono per produrre due funzioni sociali fondamentali: «Il restringersi delle risorse a causa della pressione sulla capacità di carico ecologico» e «la stratificazione economica della società in élite [ricchi] e masse (o “gente comune”) [poveri]». Sono questi i fenomeni sociali hanno svolto «un ruolo centrale nel carattere e nel processo del crollo» di tutte le civiltà e gli imperi umani «degli ultimi 5000 anni».

Ahmed sottolinea che «attualmente, gli alti livelli di stratificazione economica sono direttamente collegati al consumo eccessivo di risorse, con le “élite” basate in gran parte nei Paesi industrializzati che ne sono responsabili». Il rapporto evidenzia che  «il surplus accumulato non è distribuito uniformemente in tutta la società, ma piuttosto è controllato da una élite. Mentre la produzione della ricchezza viene allocata solo ad una piccola parte della società, le élite, la massa della popolazione di solito è appena al di sopra dei livelli di sussistenza».

Il National Post fa notare che «lo studio stranamente ricorda gli scritti del XIX secolo dello studioso inglese Thomas Malthus, il quale concluse che senza massicci controlli del tasso di natalità (preferibilmente tramite l’astinenza), l’umanità sarebbe stata condannata a mangiare se stessa, volgendosi a fame e disastri. Duecento anni di progressi tecnologici in agricoltura, tuttavia, hanno reso molte delle previsioni di Malthus alquanto discutibili». Ma i matematici della Nasa e i loro colleghi contestano che, anche aumentando l’efficienza con la tecnologia, possano essere risolti i colossali problemi di oggi: «Il cambiamento tecnologico può aumentare l’efficienza dell’uso delle risorse, ma tende anche ad aumentare sia il consumo di risorse pro-capite che il livello di estrazione delle stesse, in modo che, in assenza di indirizzi politici, gli aumenti dei consumi spesso compensano la maggiore efficienza nell’uso delle risorse». Tutto ciò in economia è d’altronde ben noto da tempo, sotto il nome di paradosso di Jevons.

I ricercatori fanno l’esempio dell’aumento della produttività agricola e industriale negli ultimi due secoli, ed evidenziano che l’impatto sulle risorse è aumentato invece che il contrario, nonostante nello stesso periodo si siano avuti eccezionali incrementi nell’efficienza.

I quattro soggetti in cui lo studio riduce l’ambito della civiltà umana sono: le élites, la gente comune, la natura e la ricchezza. Una divisione conseguente al fatto che, appunto, «gli ostacoli ecologici» e la «stratificazione economica» sono i due principali fattori che hanno provocato sempre il crollo delle società. Ad ogni fattore è stata assegnata un’equazione matematica complessa, riunendo poi il tutto nel modello Human and Nature Dynamical (Handy), configurato per calcolare il destino di ogni tipo di società, compresa la «società ineguale», cioè il sistema nettamente diviso tra ricchi e poveri che secondo i matematici della Nasa «riflette in maniera più giusta la realtà del nostro mondo d’oggi».

Nel primo scenario, la popolazione delle élite raggiunge il suo picco tra 750 anni, causando una «penuria di operai» che farà crollare la civiltà umana entro 1.000 anni. «Sembra di essere su un percorso sostenibile per un periodo piuttosto lungo – si legge nello studio – ma anche con un tasso di esaurimento ottimale e partendo da un piccolo numero di élites, queste alla fine consumano troppo, causando una carestia tra la gente comune, il che alla fine causa il collasso della società. È importante notare che questo tipo collasso è dovuto ad un carestia indotta dalla disuguaglianza che provoca una perdita di lavoratori, piuttosto che da un crollo della natura».

Nel secondo scenario, quello del “crollo totale”, le élites e la gente comune entro 350 anni consumeranno in maniera irreparabile le risorse della Terra, e questo porterà ad un crollo che lentamente distruggerà sia l’umanità che il pianeta entro 500 anni. Il rapporto evidenzia che «con un tasso di esaurimento più grande, il declino della gente comune avviene più velocemente, mentre le élite sono ancora fiorenti. Ma alla fine la gente comune crollerà completamente, seguita dall’élite».

Queste, oggi, sono dinamiche già in corso. «E’ importante notare che nei due scenari, le élites  (a causa della loro ricchezza) soffrono degli effetti nefasti e del crollo ambientale ben più tardi dei comuni mortali. Potremmo supporre – afferma Motesharrei – che questa barriera di ricchezza permetta alle élites di continuare a funzionare come da abitudine, malgrado la catastrofe imminente».

Infatti in entrambi gli scenari le élites monopolizzano la ricchezza e quindi possono “tamponare” la maggior parte degli effetti negativi del crollo ambientale  per molto più tempo della massa, continuando nel loro “business as usual” nonostante la catastrofe imminente. Applicando il modello Handy alla nostra situazione contemporanea, lo studio avverte che: «Mentre alcuni membri della società possono dare l’allarme avvertendo che il sistema sta andando verso un collasso imminente e quindi sostengono cambiamenti strutturali della società al fine di evitarlo, le élites e i loro sostenitori che si oppongono ad apportare queste modifiche potrebbero puntare su una strategia “del troppo lontano nel tempo”, al sostegno del non fare nulla».

Tuttavia, gli scienziati sottolineano che gli scenari peggiori non sono affatto inevitabili, e suggeriscono che la politica appropriata e cambiamenti strutturali potrebbero evitare il collasso, se non spianare la strada verso una civiltà più stabile: «Il collasso può essere evitato e la popolazione può raggiungere l’equilibrio se il tasso pro capite di esaurimento della natura viene ridotto ad  un livello sostenibile e se le risorse vengono distribuite in modo abbastanza equo».

I soli due scenari che non conducono all’estinzione dell’umanità sono quelli in cui c’è un forte controllo della natalità e/o dove «le risorse sono distribuite in maniera equa e ragionevole», e gli scienziati spiegano che tali scenari non-mortali sono «concepiti per indicare il genere di politiche necessarie a evitare i risultati catastrofici».

Probabilmente gli scienziati della Nasa non hanno mai letto Rosa Luxemburg, ma risuona forte il suo «socialismo o barbarie». Le due soluzioni principali sono ridurre la disuguaglianza economica, in modo da garantire una distribuzione più equa delle risorse, e ridurre drasticamente il loro consumo basandosi meno sulle risorse non rinnovabili e frenando la crescita della popolazione.

Ahmed  conclude: «Anche se lo studio è in gran parte teorico, una serie di altri studi più empiricamente focalizzati – del Kpmg  e del Government office of science della Gran Bretagna, per esempio – hanno già avvertito che la convergenza delle crisi alimentari, dell’acqua e dell’energia potrebbe creare una “tempesta perfetta” già entro circa 15 anni. Ma queste previsioni “business as usual” potrebbero essere molto prudenziali».

Da quando sono uscite le anticipazioni di Ahmed nei Paesi anglosassoni ambientalisti, sinistra e destra stanno cercando di appropriarsi delle 32 pagine dello studio per dimostrare che hanno ragione loro.

Probabilmente ad aver ragione è Derrick O’Keefe, ex editore di Rabble.ca, che ha scritto su Twitter che «questo studio finanziato dalla Nasa prova che l’avvenire risiede nel socialismo o nell’estinzione». Ma sui siti dell’ultra-destra spopolano commenti come quelli dell’anonimo “M4Carbine”: «Questo è il motivo per cui continuo a comprare munizioni».

Anche Debora MacKenzie, una giornalista canadese che ha scritto sul collasso sociale per New Scientist, è convinta che «quel che sappiamo riguardo ad ogni civiltà crollata – i Maya, i Romani, le dinastie cinesi, i Sumeri – è semplicemente che nessuna ha fatto tutte le scelte giuste ed hanno continuato ad andare avanti così com’erano; sembra sia qualcosa di intrinseco alla civiltà stessa». Al contrario, alcuni archeologi sostengono che l’intero concetto di collasso sociale è una drammatizzazione. Brendan Burke, preside di studi greci e romani all’università australiana di Victoria, ha detto al National Post che, a prescindere dal rapporto Nasa, «resto scettico all’idea di collasso totale. Penso che i periodi della storia che noi chiamiamo “Età oscura”, ovvero un periodo dopo un grande “collasso”, siano spesso solo un tempo di cui si sa poco, o che è stato indagato poco». Speriamo solo che i nostri posteri di una risorta civiltà non si trovino ad dover indagare sulla nostra di “Età oscura”.