Misura per «400 mila persone» nel 2017, i cittadini in grave indigenza sono 4,6 milioni

È nato il Reddito di inclusione contro la povertà: aiuterà appena l’8,7% dei poveri assoluti

Per tutti i residenti all’estero «con un alto patrimonio» che vorranno trasferirsi in Italia varato invece lo sconto fiscale

[9 marzo 2017]

Oggi il Senato ha definitivamente approvato il ddl delega su Contrasto alla povertà e riordino delle prestazioni sociali con 138 voti favorevoli, 71 contrari e 21 astenuti: nasce così il Reddito di inclusione (Rei), quello che il Partito democratico – motore della legge – definisce «la prima misura nazionale di contrasto alla povertà assoluta», che «a regime» sarà destinata «a sostenere tutte le famiglie in povertà assoluta».

Al momento ciò che è certo è che ci sarà da attendere, tempo e soprattutto risorse. Sei mesi è il tempo previsto dalla delega al governo per rendere realmente operativa la legge. Una volta trascorsi, in ogni caso il platfond di risorse a disposizione del Rei risulta ad oggi ampiamente insufficiente a fornire adeguato sostegno a tutti i residenti in Italia al di sotto della soglia di povertà assoluta, che riguarda 4,6 milioni di cittadini (per oltre il 46% giovani under34), circa il doppio rispetto ai numeri pre-crisi.

«L’obiettivo sarà raggiunto in modo progressivo – sottolineano infatti dal Pd – a partire da 400 mila persone entro il 2017, con priorità per i nuclei familiari con figli minori o con disabilità grave o con donne in stato di gravidanza accertata o con persone di età superiore a 55 anni in stato di disoccupazione». Ovvero, circa l’8,7% dei poveri assoluti. Le risorse a disposizione sono «1,180 miliardi per 2017, 1,204 per il 2018», che secondo quanto dichiarato dal ministro del Lavoro Poletti al Corriere della Sera arriveranno a «circa due miliardi di euro, considerando anche le risorse europee».

Una positiva ma timidissima apertura a contrasto della povertà assoluta, dunque, in un Paese dove anche chi non è povero rischia spesso di diventarlo; come documentato da Eurostat in Italia un quarto della popolazione (il 28,7%) è infatti a rischio povertà o esclusione sociale.

Altre proposte di maggior contrasto alla povertà, alcune delle quali già depositate in Parlamento, non sono invece mai divenute legge. È il caso del Reis, proposto dall’Alleanza contro la povertà, che stima necessari 7 miliardi di euro all’anno (appena lo 0,43% del Pil nazionale) per debellare la povertà assoluta in Italia; del “reddito di cittadinanza” proposto dal M5S (costo, 17 miliardi di euro/anno); del “reddito minimo” contenuto nella proposta di legge Sel, la più “generosa”, dal costo di 23,5 miliardi di euro l’anno, pari a circa l’1,44% del Pil.

Cifre che potrebbero essere recuperate intervenendo ad esempio sulla tassazione ambientale – incentivando così al contempo l’innovazione sostenibile nelle imprese – e promuovendo una reale giustizia fiscale sul territorio. Peccato si stia remando in direzione opposta: se il fisco verde rimane un miraggio e le risorse per il contrasto alla povertà scarseggiano, in compenso da ieri l’Agenzia delle entrate ha reso operativa la cosiddetta flat tax prevista dal governo con la legge di Stabilità 2017. D’ora in poi, e per 15 anni, l’Italia darà il benvenuto a quei migranti talmente ricchi – persone «con un alto patrimonio» residenti all’estero – che potranno trovare conveniente trasferirsi nel nostro Paese per pagare 100mila euro di imposte forfettarie all’anno, anziché sopportare il peso di una tassazione progressiva. Alla faccia della giustizia fiscale.

RETTIFICA: A dispetto di quanto argomentato dallo stesso Partito democratico, promotore del provvedimento, il Reddito di inclusione coinvolgerà inizialmente 400mila famiglie, non persone, pari a circa 1,8 milioni di individui: il Rei sarà dunque rivolto al 39% dei cittadini italiani in povertà assoluta.