Nel 2050 gli anziani nel mondo saranno il doppio, e l’Italia è già il secondo Paese più vecchio

Entro il 2020 il numero di anziani supererà quello dei bambini al di sotto dei 5 anni

[1 ottobre 2015]

Anziani

Oggi si celebra l’International Day of Older Persons, la Giornata Internazionale degli Anziani, e l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha presentato il suo nuovo “World report on ageing and health”, e sottolinea che «Grazie ai progressi della medicina e della ricerca, la popolazione mondiale di età superiore ai 60 anni raddoppierà entro il 2050, passando dai 900 milioni di individui di oggi a quasi 2 miliardi, e supererà il numero dei bambini di età inferiore a 5 anni entro il 2020».

Mentre a livello globale, la popolazione aumenta a ritmi sempre più veloci, per la prima volta nella storia, la maggior parte delle persone raggiungono e superano i 60 anni, mentre nel mondo 125 milioni di persone raggiungono gli 80. Entro il 2050 in Cina ci saranno 120 milioni di ottantenni e  434 milioni nel resto mondo.

Flavia Bustreo, vicedirettrice generale salute delle donne e dei bambini dell’OMS, spiega che  «Oggi, la maggior parte delle persone, anche nei Paesi più poveri, vivono sempre più a lungo. Ma questo non è sufficiente. Dobbiamo garantire che la terza età sia vissuta in salute, consentendo l’accesso alle cure anche a chi vive in condizioni svantaggiate e continuare a lavorare insieme ai Paesi per aumentare la qualità della vita delle persone anziane. Il raggiungimento di questo obiettivo non sarà solo un bene per le persone anziane, ma sarà un bene per la società nel suo complesso».

Secondo il Rapporto OMS, « Nel 2050, l’80% della popolazione anziana vivrà nei Paesi a medio e basso reddito. E mentre in Europa, la popolazione anziana è aumentata dal 10% al 20% in circa 150 anni, nei paesi come Brasile, Cina e India ci vorranno poco più di 20 anni per raggiungere lo stesso cambiamento».

La vecchissima Italia, che teme di essere invaso da giovani migranti che non vogliono restare in un Paese dal quale se ne vanno anche i giovani italiani,  ha raggiunto un’alta qualità della vita grazie all’accessibilità universale delle cure, all’alto livello del sistema sanitario tra cui anche i risultati raggiunti nella salute materno-infantile – come riconosce il rapporto OMS –  e così’ si piazza al secondo posto al mondo, dopo il Giappone, per popolazione più anziana: il 21,4% dei cittadini italiani è over 65 e il 6,4% è over 80. In Europa gli italinani sono più vecchi anche di tedeschi e portoghesi. Ma nei prossimi 20 anni anche Cile, Cina, Iran e Russia avranno una percentuale di popolazione anziana simile al Giappone.

L’OMS evidenzia che «Un fattore che giocherà un ruolo chiave nell’opportunità di reinventarsi delle società sarà proprio la scommessa da vincere per la salute delle persone anziane. Ciò sarà particolarmente importante per le donne, che costituiscono la maggioranza delle persone anziane e che forniscono gran parte della cura familiare per coloro che non possono più prendersi cura di se stessi».  La Bustreo aggiunge: «Avendo lavorato spesso in casa, le donne più anziane possono avere minori pensioni e sussidi, un minor accesso alle cure sanitarie e ai servizi sociali rispetto agli uomini. Le donne anziane hanno anche un rischio maggiore di abusi e, in generale, peggiori condizioni di salute».

Ma il rapporto rivede proprio lo stereotipo degli anziani come persone fragili e dipendenti, mettendo in evidenza come spesso il contributo degli anziani venga tenuto poco in considerazione: «Infatti, mentre alcune persone anziane richiedono assistenza e sostegno, la popolazione anziana in generale è molto diversa e offre molteplici contributi alle famiglie, alle comunità e alla società in un senso più ampio. Contributi che, da quanto emerge nel Rapporto, superano di gran lunga tutti gli investimenti che potrebbero essere necessari per fornire i servizi sanitari, l’assistenza a lungo termine e la sicurezza sociale, che le popolazioni più anziane richiedono. In questa direzione, è importante che la politica sposti l’attenzione dal controllo dei costi ad una maggiore attenzione per consentire agli anziani di fare le cose che contano per loro».

Se l’economia e la pubblicità sembrano avere come orizzonte un mondo eternamente giovane e bello, la Bustreo ricorda che «Guardando al futuro, dobbiamo apprezzare l’importanza dell’invecchiamento nella vita delle donne, in particolare nei paesi più poveri E abbiamo bisogno di pensare molto di più a come garantire la salute delle donne durante tutta l’arco della loro vita».

Il “World report on ageing and health” dice anche che gli anni in più che viviamo oggi non sono vissuti più in salute rispetto a quanto succedesse per le generazioni precedenti alla stessa età. «Purtroppo i 70 anni non sembrano ancora essere diventati i nuovi 60 – dice la Bustreo, smentendo una convinzione diffusa – Ma potrebbe essere così. Anzi, dovrebbe essere così.Mentre alcune persone anziane possono vivere una vita più lunga e, allo stesso tempo, più sana, si tratta quasi sempre di persone che provengono dai segmenti più avvantaggiati della società. Le persone che invece vivono in ambienti svantaggiati, quelli dei Paesi più poveri, con minori opportunità e minori risorse ancor più in età avanzata, sono suscettibili di avere la salute più a rischio e hanno maggiormente bisogno».

Il nuovo Rapporto sottolinea che i governi devono agire «per garantire delle politiche che consentano alle persone anziane di continuare ad essere partecipi nella società, evitando di rafforzare le ingiustizie che spesso sono alla base delle cattive condizioni di salute in età avanzata».

L’OMS  mette in luce tre aree di intervento che richiederanno un cambiamento fondamentale nel modo in cui la società pensa all’invecchiamento e alle persone anziane:

Primo, rendere i luoghi in cui viviamo molto più piacevoli e fruibili per le persone anziane. Degli esempi concreti di best practies si possono trovare nella rete globale dell’OMS delle Città e dei Comuni Amici degli Anziani (Age-friendly) che comprende attualmente oltre 280 città, in 33 Paesi, tra cui Udine in Italia. Si va dà un progetto per migliorare la sicurezza degli anziani nei quartieri poveri di Nuova Delhi a delle strutture ricettive in Australia e Irlanda per contrastare l’isolamento sociale e la solitudine.

E’ fondamentale che i sistemi sanitari siano allineati con le esigenze degli anziani. Ciò richiederà un passaggio che permetta ai sistemi che oggi sono rivolti a curare le malattie acute, a diventare sistemi in grado di fornire assistenza per le malattie croniche, più frequenti in età avanzata. Ci sono iniziative che hanno già ottenuto buoni risultati e che possono essere diffuse e introdotte in altri Paesi. Come ad esempio, la creazione di equipe composte da diversi specialisti come fisioterapisti, psicologi, nutrizionisti, terapisti occupazionali, medici e infermieri in Brasile, o la condivisione di cartelle cliniche computerizzate tra diversi istituti di assistenza in Canada.

I governi devono sviluppare sistemi di assistenza a lungo termine che possano ridurre l’uso improprio dei servizi sanitari e garantire alle persone che vivono i loro ultimi anni di farlo con dignità. Le famiglie avranno bisogno di sostegno per fornire assistenza, dando maggiore libertà alle donne, che spesso sono anche coloro che si prendono in carico la cura per i familiari più anziani. Anche semplici strategie possono essere molto efficaci, come il caso dei Paesi Bassi con il sostegno via Internet per chi assiste un familiare o di sostegno alle associazioni delle persone anziane che forniscono il supporto tra pari in Vietnam.