Nel 2050 oltre il 50% dell’energia elettrica Ue sarà rinnovabile, ma per il clima non basta

Assoelettrica analizza il documento “EU Reference Scenario 2016"

[20 settembre 2016]

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L’energia solare e quella eolica alla metà di questo secolo rappresenteranno il 36% dell’energia elettrica netta generata nell’Ue; anche la produzione da biomasse aumenterà, mentre rimarranno pressoché stabili – anche se fondamentali – quella geotermica e quella idroelettrica.  Nel complesso, sarà dunque rinnovabile oltre la metà dell’energia elettrica generata nell’Unione.

È quanto emerge dal recente documento “EU Reference Scenario 2016 – Energy, transport and GHG emissions – Trends to 2050”, analizzato da Assoelettrica, dove si evidenzia che a diminuire saranno invece sia la fonte nucleare (dal 27% del 2015 al 22% del 2050) sia soprattutto la quota di combustibili fossili solidi – tra i quali spicca il carbone –, che crollerà al 5% nel 2050, nonostante dal 2010 al 2015 la dipendenza del settore termoelettrico Ue dalla fonte fossile più inquinante sia cresciuta dal 50 al 59%, a causa dei bassi prezzi della commodity.

«Il mix elettrico europeo – spiegano da Assoelettrica – evolverà considerevolmente a favore delle rinnovabili. Fino al 2020, questo accadrà a discapito del gas, a causa delle politiche europee per lo sviluppo delle RES (Renewable Energy Sources), dei prezzi del carbone decisamente più bassi di quelli del gas e dei bassi prezzi della CO2 che non agevolano la sostituzione del carbone con il gas. Dopo il 2020, invece, il cambimaneto è caratterizzato da un ulteriore incremento delle RES, ma stavolta accompagnato da un maggiore shift da carbone a gas, guidato principalmente dall’incremento dei prezzi della CO2».

Stando ai dati ad oggi disponibili, in ogni caso, la decarbonizzazione del sistema energetico avanzerà – raggiungendo però «livelli minori dei target climatici di lungo termine (riduzione al 2050 dell’80÷95% delle emissioni di CO2 rispetto al 1990). Secondo il reference scenario le emissioni GHG complessive rispetto ai livelli del 1990 saranno del 26% minori al 2020, del 35% al 2030 e del 48% al 2050».