Dalle Alpi agli Appennini, le storie di chi ha scommesso su un turismo dolce e più slow

Nevediversa: il bilancio sul turismo invernale sostenibile ad alta quota. 41 buone pratiche ecofriendly

In crescita le attività a impatto zero. Più 57% i praticanti delle escursioni con le ciaspole. 500.000 gli appassionati di nordic walking

[30 marzo 2018]

Legambiente ha presentato il report Nevediversa che fa il bilancio sul turismo invernale sostenibile ad alta quota e vuole far «Riscoprire una montagna diversa legata ad un turismo invernale dolce, sostenibile e rispettoso della natura. E soprattutto a impatto zero: dalle camminate nei boschi alle ciaspolate tra valli innevate e sentieri circondati da paesaggi unici, dalle escursioni nelle aree protette al nordic walking».

Una sfida possibile che gli ambientalisti raccontano attraverso 41 buone pratiche, che vanno dalle Alpi agli Appennini: «Esempi virtuosi di chi ha avuto cioè il coraggio e la voglia di scommettere su un tipo di turismo più rispettoso della montagna e dell’ambiente».

Un turismo sostenibile che, stando infatti agli ultimi dati elaborati da Legambiente e Vivilitalia su dati JFC,  piace sempre più agli italiani alla ricerca di proposte alternative. Il rapporto evidenzia che «Ciaspole e scialpinismo sono due attività molto amate: se nel 2010-2011 il numero di praticanti in ciaspole si attestava a 322mila, nel 2016-2017 ha toccato quota 506.500 registrando un incremento del +57,3%. Stesso discorso per lo scialpinismo che è passato da 33.000 praticanti nel 2010-2011 a ben 91.000 nel 2016-2017, con un incremento del +175,7%. Da segnalare anche il successo del nordic walking, la camminata con i bastoncini praticata ormai da 500.000 persone».

Nevediversa presenta 41 buone pratiche: otto in Piemonte, una in Liguria, tre in Valle D’Aosta, due in Lombardia, due in Veneto, tre in Trentino, due in Alto Adige, quattro in Friuli Venezia Giulia, due in Emilia Romagna e Toscana, quattro nelle Marche, tre in Abruzzo, una in Basilicata, Calabria e tre in Sicilia.

Ma con questo report Legambiente vuole anche «lanciare un messaggio importante legato alla gestione del territorio e delle risorse e ai cambiamenti climatici che in montagna, soprattutto sulle Alpi, avanzano più rapidamente che altrove. Per questo è urgente definire al più presto strategie di adattamento ai cambiamenti climatici sia nella pianificazione sia nella prevenzione territoriale, avviare una politica nazionale che metta al centro il recupero e la valorizzazione delle aree montane, la gestione sostenibile delle foreste e replicando quelle buone pratiche già attive sul territorio come quelle legate al turismo invernale sostenibile».

Vanda Bonardo, Responsabile nazionale Alpi Legambiente, spiega: «Con questo dossier dimostrare che un turismo a impatto zero e di qualità è possibile e lo si può praticare nel pieno rispetto dell’ambiente, senza artificializzare la montagna e sprecare enormi quantità di energia e acqua. Una questione che riguarda Alpi e Appennini, condivisa dai tanti circoli locali di Legambiente che ogni anno fanno “rete” promuovendo iniziative di questo genere ma anche da tante altre realtà come raccontiamo in questo primo dossier di Nevediversa. Buone pratiche che meritano di essere replicate sul territorio e che ci devono far riflettere anche alla luce dei cambiamenti climatici che stanno rendendo sempre più fragile la montagna, per questo è importante ripensare anche al turismo invernale».

Sebastiano Venneri, responsabile turismo di Legambiente, conclude: «Il turismo sta cambiando a ritmi vertiginosi. In questi anni si sta registrando un vero e proprio boom per i turismi ambientali – e questa dinamica sulla montagna è molto più evidente, un’accelerazione da ricondurre da un lato alla tradizione consolidata in questi luoghi a favore delle pratiche di sostenibilità e dall’altro ai cambiamenti climatici in atto. È fondamentale che l’offerta nel nostro Paese si adegui velocemente a questa forte domanda di nuovo turismo, ne faccia un fattore competitivo in grado di aggiornare le proposte di soggiorno e intercettare segmenti turistici nuovi e più consapevoli».