New economy, il futuro dell’informatica dipende dall’energia: la sfida dell’HiPEAC

La rete di eccellenza della ricerca europea oggi punta sulle tecnologie informatiche più efficienti e a più basso consumo

[21 agosto 2013]

La capacità di calcolo a elevate prestazioni ha rivoluzionato il modo in cui operano aziende e governi, consentendo ricerche su grandi dati, previsioni, localizzazioni. Anche i sistemi informatici embedded hanno rivoluzionato il modo in cui osserviamo e controlliamo il mondo fisico: GPS, telefoni cellulari, sistemi di controllo fly-by-wire, automobili senza guidatore e robotica.

Ma i giorni dei rapidi miglioramenti delle prestazioni stanno per finire, e l’ostacolo è rappresentato dall’efficienza energetica. Preparandosi ad affrontare questa sfida in modo diretto, l’Europa ha riunito oltre 1.200 ricercatori dei sistemi informatici in un’unica enorme rete.

La rete di eccellenza HiPEAC (High Performance and Embedded Architecture and Compilation) – finanziata dal settore di ricerca in Computing Systems del FP7-ICT, settimo programma quadro della Comunità Europea – è stata formata inizialmente nel 2004. HiPEAC venne creata per organizzare la comunità dei sistemi informatici d’Europa. Ad oggi raccoglie 13 tra università, istituti di ricerca e laboratori privati, tra cui compare anche l’italiana STmicroelectronics srl.

L’attività di ricerca di HiPEAC è organizzata in 9 gruppi suddivisi per temi, a cui partecipano ricercatori provenienti dall’industria e dal mondo accademico che si occupano di architetture di computer, costruzione di strumenti di progettazione, di compilatori, e progetti di sistema. Offre inoltre formazione, tirocini, sovvenzioni, anni sabbatici, trasferimento tecnologico e creazione di reti.

Oggi il principale obbiettivo di ricerca è quello di ottenere tecnologie informatiche efficienti dal punto di vista energetico e a bassi costi nell’intera gamma di dispositivi e sistemi, dai sistemi mobili ed embedded ai centri dati e ai supercomputer.

HiPEAC, oltre a favorire un migliore coordinamenti fra i ricercatori, evitando la dispersione o la ripetizione delle ricerche, stimola l’innovazione a tutti i livelli della catasta del sistema informatico, incoraggiando l’ottimizzazione globale e la creazione di prodotti innovativi. Padroneggiare tutti gli aspetti dei sistemi informatici è fondamentale per un’innovazione efficiente e per la creazione di valore di mercato.

HiPEAC ha recentemente pubblicato un piano di azione per i sistemi informatici del futuro, identificando nell’informatica mobile, embedded e dei centri dati le aree strategiche chiave, e le principali sfide nel consumo energetico, nella complessità del sistema e nell’affidabilità.

«Il mondo informatico attualmente deve affrontare delle limitazioni tecnologiche in quasi tutte le aree», spiega il coordinatore di HiPEAC, Koen De Bosschere dell’Università di Gand in Belgio. «Non possiamo più semplicemente aumentare la velocità fisica o ignorare l’energia prodotta dai sistemi informatici. Le limitazioni tecnologiche stanno impedendo gli aumenti delle prestazioni apparentemente semplici del passato».

Secondo il bollettino della Commissione Europea Cordis, «la ricerca supportata dalla rete ha già prodotto dei risultati entusiasmanti. La conferenza 2013 HiPEAC ha visto la dimostrazione di MPPA256, il primo supercomputer al mondo su un microchip. Il dispositivo comprende 256 nuclei di processori informatici (le unità che leggono ed eseguono le istruzioni), e si prevede che renda possibile una nuova classe di applicazioni embedded e industriali per l’elaborazione di immagini e di segnali, controllo, comunicazioni e sicurezza dati».

La conferenza annuale è diventata il più importante evento della rete, avendo triplicato le presenze tra il 2011 e il 2012 ed essendo diventata la seconda più grande conferenza sui sistemi informatici in Europa. Anche alla scuola estiva HiPEAC viene riconosciuto un impatto significativo. Essa ogni anno riunisce quasi 200 studenti e ricercatori provenienti da tutto il mondo. L’attuale HiPEAC ha ricevuto finanziamenti dall’UE per 3,8 milioni di euro per il periodo 2012-2015. Le due precedenti edizioni avevano ricevuto in tutto 8,7 milioni di euro.

C.C.